Nonostante la battuta d'arresto interna contro il Lecce, l'Atalanta resta in piena lotta per la qualificazione in Champions League: sono tre i punti di distacco dal quarto posto, obiettivo conclamato della squadra guidata da Gian Piero Gasperini.
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Il tecnico nerazzurro è il protagonista di 'Il mio calcio, la mia Dea' in onda su DAZN: impossibile non parlare del suo 3-4-3, marchio di fabbrica su cui però non vi è un 'copyright'.
"La difesa a tre l'ho acquisita in seguito: inizialmente adottavo il 4-3-3, poi ero stanco di dire a un terzino di inserirsi e all'altro di fermarsi. In Europa vidi l'Ajax fare questo sistema e capii che poteva funzionare. Questa era una novità in Italia, se non per le squadre che giocavano molto chiuse. Non ho inventato nulla, ho copiato".
L'Atalanta di Gasperini è nata in quella famosa sfida vinta contro il Napoli nel settembre 2016: in campo giovani come Petagna, Caldara, Gagliardini e Conti.
"Il mio occhio cascava su questi giovanotti, io valutavo l'aspetto tecnico in allenamento. Il presidente mi disse che il suo sogno era quello di avere sette-otto giocatori cresciuti nel vivaio: io guardavo la rosa dell'Atalanta e dicevo che erano già lì, bisognava soltanto togliere un po' di polvere".
Il sistema calcio italiano necessita di una boccata d'aria fresca: i giovani ci sono, basta saper farli crescere.
"La qualità è scesa, è stato fatto l'errore di non coltivare il proprio prodotto. C'è una base enorme di ragazzini che giocano a calcio: vuol dire che qualcosa abbiamo sbagliato noi, non loro. In Italia sono arrivati tanti giocatori mediocri e questo ha influito. Abbiamo bisogno di idee e di rilanciare i nostri ragazzi".
La sfortunata esperienza all'Inter ebbe nella bocciatura della difesa a tre il suo nucleo.
"All'Inter speravo di poter mettere una batteria ad un'auto vecchia, ma non è stato possibile. E' stata un'esperienza breve e non fortunata, ma mai a livello personale. Il mio intento era di ripartire con quella squadra. Di quei giocatori non ricordo nessuno che abbia fatto bene in seguito, in molti hanno dovuto smettere. All'Inter la bocciatura totale è stata la difesa a tre, non ci sono stati altri motivi".
Nessun dubbio sulle potenzialità di Scalvini, il nuovo che avanza inesorabile e destinato a prendersi il presente e il futuro.
"Scalvini è forte sia fisicamente che tecnicamente, ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale: si può essere leader già da giovani, con un senso di appartenenza molto alto".
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