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Svizzera 2015Getty

Frizzante e multietnica, la Svizzera prova a... non accontentarsi

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GOALdi Federico Casotti-Direttore Goal.com 


Da sempre luogo di incontro di lingue diverse, la Svizzera da una quindicina d’anni a questa parte ha fatto registrare una profonda trasformazione sociale, seguita all’arrivo nella Confederazione di stranieri, soprattutto provenienti dai Balcani, in fuga dalle guerre e in cerca di una vita migliore. I loro figli, integrati nel tessuto sociale svizzero, hanno iniziato a rappresentare il loro Paese anche nello sport, e nel calcio in particolare. La semplice lettura di una formazione della “Nati”, così come viene chiamata affettuosamente dai suoi tifosi, fa capire che qualcosa è cambiato, rispetto alla Svizzera degli Hermann e dei Brigger. Sembra quasi di vedere in campo l’erede della fu nazionale jugoslava.

Una provocazione? Sicuramente sì, ma una provocazione che nasce da basi reali. Contro la Slovenia, i 6/11 titolari – il blocco di centrocampo e attacco – era di origini balcaniche, e sul campo ha riportato alla mente, in un curioso flashback, tutto ciò di cui erano capaci gli jugoslavi: essere svogliati, leziosi e inconcludenti per buona parte della partita, per poi avere il talento e la lucida follia per ribaltare la gara con un’entusiasmante prova di forza.

Al netto dei paragoni, a volte scivolosi quando ci sono di mezzo le Nazionali, il dibattito aperto è: questa Svizzera multietnica è davvero cambiata rispetto a quella anche solo dell’era Hodgson? “E’ difficile dirlo, anche perchè è cambiata non solo la “Nati”, ma tutto il Paese – sottolinea Paolo Galli del Giornale del Popolo, quotidiano del Canton Ticino – Il problema della Nazionale svizzera è sempre stato, se vogliamo, la tendenza ad accontentarsi del proprio ruolo, a non provare a ottenere qualcosa in più. E da quel punto di vista l’ottavo di finale ai Mondiali contro l’Argentina dimostra che le cose sono cambiate poco... In un certo senso, la vittoria della Nazionale Under-17 al Mondiale 2009 fu un evento epocale, perchè mai si era vista una Nazionale svizzera con quella mentalità”.

Behrami PSGoal

Molti di quei ragazzi sono ora parte del tessuto della Nazionale di Petkovic: Seferovic, Xhaka, Ricardo Rodriguez, Kasami, segno che certe promesse di quel pomeriggio ad Abuja in Nigeria sono state poi mantenute. Non è casuale che tutti e quattro siano di origine non svizzera, i cosiddetti “Secondos”, figli o nipoti di persone emigrate in Svizzera o per ragioni di lavoro o, nella maggior parte dei casi, per sfuggire ai conflitti di casa loro, in particolare nei Balcani. Ragazzi con voglia di emergere, provenienti da esperienze varie ma difficili, molto diverse dalla situazione agiata di chi invece vive da generazioni in uno dei Paesi con la più alta qualità di vita al mondo.

In tutto questo anche il “manico” vuole la sua parte. “Petkovic arriva da realtà ipercompetitive come la Serie A o il campionato turco – aggiunge sempre Galli – può portare quel mordente, quella voglia di lottare che può fare la differenza. Petkovic raccoglie anche il buon lavoro di Hitzfeld, che ha introdotto in pianta stabile quei giovani lanciati ancora da Koebi Kuhn ma che avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse, in un certo senso, a rompere gerarchie consolidate negli anni”.

Il fatto di avere tanti buoni giovani aiuta ma non basta, perchè in Svizzera si percepisce una certa ansia dovuta al fatto di avere comunque un “serbatoio” di giocatori abbastanza limitato. “Purtroppo a volte si sono create attese eccessive, ad esempio con Senderos e Shaqiri, giocatori che promettevano un certo tipo di carriera e ne stanno facendo un’altra, anche in Nazionale. Ora c’è la Embolo-mania, ma è rischioso affidare tutte le speranze a un pur bravissimo diciottenne, lo stesso vale per Xhaka. Il rischio principale è quello di bruciarli proprio per l’eccessiva responsabilità”.

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Dall’altra parte, è inevitabile fare un riferimento al discorso dell’identificazione in una Nazionale multietnica  da parte di un Paese storicamente conservatore come la Svizzera. Ancora lo scorso aprile, Lichtsteiner ebbe un’uscita sul numero di “secondos” in Nazionale che gli attirò parecchie critiche. Frasi rese quasi paradossali dal fatto che fossero in favore, tra gli altri, di Tranquillo Barnetta, a sua volta pronipote di immigrati italiani.

Galli schiettamente annota: “Il mondo è cambiato e la Svizzera pure, ora come ora è probabile che il tuo vicino di casa venga dall’ex Jugoslavia, e lo stesso può valere per il tuo giocatore preferito. Indubbiamente è un processo faticoso, in divenire, che richiederà tempo. Anche se poi a ben vedere, Shaqiri resta il giocatore più popolare del Paese, e ho visto con i miei occhi, al termine di Lugano-Basilea, decine di bambini intorno a Embolo, che pure non aveva giocato...”. Diamo tempo alle nuove generazioni, insomma. Nel frattempo, a giugno la “Nati” sarà una delle squadre da tenere d’occhio.

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