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Alessandro Florenzi RomaGetty Images

Quando Florenzi giocava trequartista e mezzala: "Somiglio a Fabregas"

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Ogni volta che gli si chiede del ruolo, Alessandro Florenzi risponde senza titubare, in barba al politically correct imposto ai calciatori: "Mi trovo meglio a centrocampo". Eppure a centrocampo, ormai, non ci gioca da una vita, a parte qualche sporadica eccezione. Sballottato di qua e di là, di qua e di là, dagli allenatori incontrati lungo il corso della propria carriera, fino a trovare una collocazione stabile sulla fascia, qualche metro più avanti o più indietro.

Una metamorfosi lenta, ma costante. Da elemento con caratteristiche offensive piuttosto spiccate, Florenzi si è trasformato in un vero e proprio jolly. Oggi è soprattutto un terzino, ma può fare anche l'esterno alto del tridente. Dove lo metti, lui sta. Senza polemiche. A volte spostandosi in campo a partita in corso, se necessario.

Eppure, ricordare cos'era e chi era Florenzi qualche anno fa? Non un difensore di fascia, no. Nelle giovanili della Roma, per dire, inizia tra le linee, sulla trequarti. Tanto che vedendolo all'opera appare naturale pensare che anche lui possa iscriversi alla corsa dei potenziali eredi di Francesco Totti, una volta che il capitano giallorosso appenderà le scarpette al chiodo. Poi Ale arretra la posizione e si piazza a centrocampo, a far la mezzala. Tanto che oggi fa sorridere andare a scovare chi fosse, 8 anni fa, il suo modello in campo.

"A chi penso di somigliare, tra i grandi del calcio? Fatte le debite proporzioni, mi viene in mente Fabregas. È il mio giocatore di riferimento, come carriera e come ruolo in campo. Lo seguo sin dai tempi dell'Arsenal, mi affascina il modo in cui si muove tra centrocampo e attacco. Ancora oggi, quando lo vedo giocare nel Barcellona, in un contesto nuovo, cerco di memorizzare qualche movimento dei suoi per riproporlo in campo" (intervista al 'Guerin Sportivo' del 2012).

Florenzi come Fabregas. Bizzarro, a rileggerla oggi. Non tanto per le qualità dei due giocatori, ovviamente, quanto perché, guardando la loro posizione in campo, Alessandro e Cesc non potrebbero essere più differenti. Eppure, all'epoca è davvero così. Specialmente a Crotone, nella stagione (2011/12) che consacra il talento di Florenzi, convincendo la Roma a riportare alla base quel ragazzino così promettente.

Alessandro Florenzi Roma

11 le reti messe a segno in quel campionato di Serie B. Nella sua prima esperienza vera, in sostanza, Florenzi sfonda il muro della doppia cifra. E non è neppure un attaccante: in Calabria lo si vede pure fare la seconda punta, sì, ma di base il tecnico Menichini lo usa come centrocampista e, in base alle esigenze, pure come terzino. Posizione di campo che, col passare degli anni e nonostante qualche perplessità generale, diventerà sempre più sua.

"Florenzi aveva già dimostrato a Crotone di essere un professionista eccellente. Ha fatto tutti i ruoli, ma rendeva meglio dietro le punte o da mezzala. Non è un terzino. E tutti quei cambi di ruolo lo hanno penalizzato" (Giuseppe Ursino, direttore sportivo del Crotone che prese Florenzi nel 2011, in un'intervista a 'Radio Bruno' del 2019)

Che Florenzi abbia un piede educato, poi, lo si vede subito. Alla ventisettesima giornata di quel torneo, per dire, salva il Crotone da una sconfitta interna contro il Grosseto al quarto minuto di recupero, infilando sotto l'incrocio una stupefacente punizione a giro. Roba che se la fa qualcun altro se ne parla per una settimana intera.

La metamorfosi vera non è ancora iniziata, ma ci siamo quasi. A Roma Florenzi gioca ancora mezzala con Zeman, poi arriva Rudi Garcia, che lo avanza nei tre dell'attacco e infine in difesa, terzino in una retroguardia a quattro. Dove costruisce la seconda parte della propria carriera. Riponendo parzialmente in soffitta il sogno di emulare le gesta di Fabregas.

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