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Flachi in campo dopo 12 anni di squalifica: "Ce l'avevo col calcio, ma la colpa era mia"

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Domenica 13 febbraio 2022 non è stato un giorno qualunque per Francesco Flachi, ma l'inizio di una vera e propria seconda vita calcistica: 4380 giorni dopo, l'ex attaccante della Sampdoria (oggi 46enne) è tornato in campo con la maglia del Signa nell'Eccellenza toscana.

Scontata la maxi squalifica di 12 anni comminatagli nel 2010 quando, in stato recidivo, risultò positivo alla cocaina: un periodo lunghissimo soprattutto a livello psicologico, come ammesso nell'intervista concessa a 'Fanpage'.

"Sono davvero stati lunghi, anche se adesso sembra siano passati velocemente. Sono stati lunghi e per niente facili a livello mentale. Perché ti cambia la vita e non è facile: ho dovuto reinventarmi, visto che a causa della squalifica non potevo essere tesserato da nessuno, al massimo potevo avere qualche collaborazione. Però all'inizio, in realtà, ce l'avevo un po' col calcio, non per colpa degli altri ma per colpa mia. Tutto quello che è successo è stato solo per colpa mia e nei primi tre o quattro anni di squalifica ne avevo un po' il rigetto. Non lo guardavo e lo seguivo poco. Stavo male mentalmente e non mi faceva stare bene".

La scelta di tornare sul terreno di gioco è maturata quasi per caso.

"È derivata, si può dire, da una coincidenza. C'era un torneo di calcio a sette qui a Signa, io facevo parte della squadra e quindi il presidente mi veniva a vedere giocare. Mi sfotteva e mi motivava dicendomi che non ero più buono, anche se stavo giocando bene, e dopo che me lo ha detto una, due, tre, quattro volte gli ho detto allora mettimi alla prova. Ma in quel momento lì era una cosa tanto per dire, come campata in aria. Poi però più passava il tempo, ci si sentiva, si parlava e piano piano la cosa si è fatta sempre più interessante".

Nessuna scusante per quanto accaduto.

"Come l'ho vissuta? Male, però me la sono cercata io. Non me l'ha inflitta nessuno, la colpa era solo mia. Quindi lì per lì ti assumi tutte le tue responsabilità sapendo di aver fatto una cazzata. Ora posso dire di aver capito di essermi mangiato tutto quello che di buono avevo fatto. Pensavo che fosse una cosa semplice da poter gestire, invece non è stato così. Ho pagato quello che dovevo pagare e ho mi sono reso conto che dopo, quando esci dal campo, anche a livello morale ti distrugge. Starci dentro ti porta a vivere delle emozioni e delle passioni che non sono così forti nella vita di tutti i giorni".
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