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Chiesa Fiorentina Serie AGetty

Fiorentina, Chiesa è modesto: "Non credo di valere 60 milioni"

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Federico Chiesa è uno dei giovani più interessanti e con maggiore prospettiva del nostro campionato. In questo avvio stagione con la Fiorentina, è sempre partito titolare e ha siglato 2 gol e fornito 2 assist nelle prime 8 giornate di Serie A. Anche con la maglia della nazionale, dopo esser subentrato spesso dalla panchina, nelle ultime due gare contro Ucraina e Polonia, il commissario tecnico Mancini lo ha schierato dal primo minuto nel tridente con Insigne e Bernardeschi.

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L'esterno della Fiorentina si racconta in un'intervista al Corriere dello Sport. La sua valutazione si aggira intorno ai 60 milioni e ammette che gli sembra una cifra esagerata: “Io penso solo di dover dimostrare sempre il mio valore, anche se questi numeri mi paiono un po’ esagerati. La mia unica priorità è far vedere, domenica dopo domenica, chi è Federico Chiesa. Ora la mia testa è tutta per il Cagliari”.

Sicuramente molti club europei si sono interessati e hanno chiesto informazioni alla società viola ma Chiesa ammette che non intende farsi distrarre da queste voci: “Io ora sono felice qui, alla Fiorentina. E, ripeto, penso solo alla prossima gara”.

Tutti i bambini hanno un idolo con cui crescono. E così anche il classe '97:Senza dubbio Kakà. Come attaccante mi ha sempre affascinato Shevchenko”.

Il primo allenatore da professionista di Federico Chiesa è stato Paulo Sousa. Un tecnico che, come confermano le sue parole, lo ha formato tantissimo e gli ha dato tantissima fiducia quando era appena maggiorenne: “Da lui ho imparato tantissimo, resterà il mio padre calcistico. Ha avuto un gran coraggio, ha intravisto in me quel qualcosa in più che lo ha convinto a lanciarmi. E non mi ha mai fatto mancare la fiducia: in fondo avevo poco più di 18 anni”.

Nei giorni scorsi sia Pezzella che Biraghi, dopo i rispettivi goal in nazionale, hanno mimato con le mani il numero 13 dedicando la rete a Davide Astori. Chiesa ricorda così il suo capitano che lo ha aiutato molto appena arrivato in prima squadra: “Davide per tutti noi era IL capitano, uno da 110 e lode in campo e fuori. Legava tutto lo spogliatoio. Quando arrivò Hugo in ritiro, nonostante non parlasse una parola d’italiano, era lui, a gesti, a fargli capire che cosa chiedeva l’allenatore, così come con i francesi. Ogni volta che arrivava un nuovo giocatore, dopo essere stato aggiunto alla nostra chat su Whastapp, era sempre suo il primo messaggio con scritto, 'Ciao, benvenuto'. Quando io sono entrato per la prima volta al centro sportivo, ricordo ancora che c’erano lui e Bernardeschi. Fu Davide il primo a salutarmi. A tavola, ho sempre avuto il posto accanto al suo perché lui mi fece sedere lì. Quel posto lì è rimasto il suo: Davide è sempre con noi”.

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