Tra il 2000 e il 2003, prende forma il Real Madrid dei 'Galacticos'. Campioni sul campo e 'star' fuori, la filosofia tracciata da Florentino Perez porta meno trofei del previsto ma inebria la sponda Blanca della capitale di Spagna.
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Investimenti, forza, dominio, prepotenza: tutte caratteristiche insite nel DNA Real, che in quegli anni crescono ulteriormente. Si dice che Madrid è sapersi mettere le mani in tasca meglio di chiunque altro, la linea Perez ne è l'emblema.
Un colpo all'anno per quattro anni, come se l'avesse prescritto il medico: ad aprire le danze è Luis Figo, strappato ai rivali storici del Barcellona, un'operazione che dà il senso delle intenzioni di Florentino. Tecniche e mediatiche. Per il popolo blaugrana un colpo duro, durissimo, tanto che durante il primo Clasico da avversario al Camp Nou Figo si ritrova una testa di maiale a pochi centimetri lanciata sul prato.
Il termine 'Galacticos' è coniato da un giornalista di 'AS', Alfredo Relano, per definire una schiera di giocatori immensi capaci di vincere titoli e Palloni d'Oro: quell'anno lo vince Figo, l'estate seguente arriva Zinedine Zidane che lo vanta già in bacheca affianco a un Europeo e un Mondiale.
Zizou saluta la Juve e si presenta con tutte le caratteristiche 'galactiche' del caso, confermandosi eccelso come quando chiude la finale di Champions del 2002 col Bayer Leverkusen con un goal super. Lui, nato e cresciuto a Marsiglia nel quartiere 'Castellane', a Madrid fa la storia al 'Paseo de la Castellana', una strada che taglia la ciudad in modo verticale. Così com'era verticale il calcio del francese.
GettyDopo Figo e Zidane, nell'estate 2002, ecco Ronaldo il Fenomeno. Viene dalla Serie A, proprio come Zizou, aggiungendo allegria e imprevedibilità alla classe degli altri due colpi 'galactici' forte del Mondiale conquistato in Corea e Giappone e - manco a dirlo - del Pallone d'Oro.
Imprevedibilità si diceva, un goal in un derby con l'Atletico dove dribbla mezza difesa e portiere lo rappresenta al meglio. Il suo stile sembra destinato a far godere il pubblico Real, lui che divertiva e sapeva divertirsi fuori dal campo in città.
L'era 'Galactica' si chiude con David Beckham, anno 2003, una svolta glamour. Una mossa che fa impennare anche il marketing e volare il brand dei Blancos Oltremanica, vuoi per il legame tra Becks e la 'Spice' Victoria, vuoi per le pellicole.
Ma Beckham è anche un grande calciatore, aspetto spesso sottovalutato e offuscato dal suo essere icona pop. A Madrid si trasforma da esterno di corsa a regista e uomo d'ordine in mezzo al campo, un mutamento tattico fondamentale.
Dopo l'addio di Del Bosque nel 2003 quel Real vince poco, parte gente come Hierro e Makelele e si ha la sensazione che i Galacticos potevano vincere più di quanto fatto.
Ma l'equazione creata da Perez dà comunque i suoi frutti: fatturato cresciuto di 400 milioni, operazioni commerciali impennate e la capacità di dare alla gente la sensazione di gustarsi una carrellata di campioni. Un po' come se si stesse al museo del Prado. Figo una volta azzardò un paragone con i Beatles: forse aveva ragione.


