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Fabio Vignaroli GFX

Fabio Vignaroli, il bomber 'inventato' da Zeman

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'Zemanlandia', per Fabio Vignaroli, ha rappresentato l'oasi perfetta. Dove? A Salerno, circa 20 anni fa. Vignaroli ha tecnica, è dedito al sacrificio, può offrire duttilità dal punto di vista tattico: una manna dal cielo per qualsiasi allenatore, figuriamoci per chi - come Zeman - fa del 4-3-3 un 'credo' indissolubile. Ed allora, le caratteristiche di Fabio si sposano a meraviglia col calcio dell'uomo scelto dall'allora presidente Aliberti per rilanciare la Salernitana.

Campionato di Serie B 2001/2002: dopo una prima annata sottotono - d'altronde in linea, spulciando i numeri, col rendimento fatto registrare da Vignaroli fin lì in carriera tra Como e Monza nonostante le ottime doti - quella successiva rappresenta l'eden per questa punta in grado di agire sia centralmente sulla trequarti che come esterno offensivo. Addirittura, oltre che in un tridente, la sua generosità lo porta ad essere impiegato anche da laterale di centrocampo.

Zeman però intravede altro: arriva all'Arechi e decide che Vignaroli deve giocare più vicino alla porta, come finto centravanti. Detto, fatto: quella stagione porterà i granata a sfiorare la promozione in A trascinati dal proprio numero 10 'riciclato' 9, inventato cecchino praticamente infallibile dal boemo. Venti goal in campionato più uno in Coppa Italia, un 'moment' più che 'magic' insomma.

"A Salerno mi sono subito adattato alla piazza e ho ricordi positivi di tutto il periodo di permanenza - ha dichiarato nel 2016 a 'Il Bello dello Sport' - Magari la gente si ricorda di più il secondo anno, quello in cui arrivò Zeman e in cui feci tanti goal. La mia motivazione è intrinseca, io trovo gratificazione da quello che faccio, dalla gioia di giocare e dalla gioia di approcciarmi al calcio in questa maniera. Non ero legato al goal, ma ero legato alla voglia di far bene per la mia squadra e per la gente di Salerno".
"Quando arrivò Zeman mi sembrò un po' strano che mi mettesse prima punta. Sull’esterno avrei fatto sicuramente più fatica perché non ero un giocatore con una corsa lunga e potente, ma di corsa breve e rapida".

Se la tappa di Salerno riserva gioie e soddisfazioni probabilmente nemmeno preventivate, il viaggio di Vignaroli con scarpini e pallone al piede risulta variegata nonché 'contaminata' da esperienze fuori dall'Italia.

Fabio Vignaroli Damiano Tommasi Modena RomaGetty

Dopo aver stupito tutti in Campania, Fabio si guadagna la chance di una vita: campionato di A, a puntare su di lui è il Modena, ma le cose non vanno come sperato. Poche reti e 'canarini' retrocessi, poi di nuovo in massima serie a Parma senza mai andare a segno e - dopo le parentesi con Bologna e Bari - l'avventura alla Lazio: "Non hanno preso Adriano ed hanno preso me, mi scappa da ridere…", confesserà simpaticamente a 'Stadiotardini.it'.

"E’ stato tutto molto strano, si parlava di altri giocatori e poi sono arrivato io - ha invece ricordato parlando a 'Radio Incontro Olympia' nel 2017 - Per me è stata una bellissima esperienza, l‘ho presa come un premio per la mia carriera. Ho sempre cercato di dare il massimo, anche se sono stato chiamato in causa solo nei momenti più difficili della stagione. Mi sono tolto piccole soddisfazioni. Dovevo arrivare alla Lazio già qualche anno prima, quando avevo avuto Zeman. Sono arrivato in un momento inaspettato perché mi conosceva l’allenatore (Delio Rossi, ndr)".

"Come mi avevano accolto i compagni? Ho fatto ricredere anche alcuni di loro, mi facevano battutine e nelle partitelle in allenamento mi prendevano sempre per ultimo. Poi hanno visto che non mollavo mai e andiamo a duemila all'ora".

Appena 11 presenze e addio dopo una sola stagione: per Vignaroli, gratificazione a parte, il matrimonio non è stato rose e fiori anche per via di una situazione ambientale complicata.

"Faceva male senza aver mai giocato essere preso di mira. Non avendo nulla da perdere, ho sempre dato il massimo. Le critiche erano sempre per me, magari non ero un campione ma potevo giocare tranquillamente. I fischi? Penso alla partita con l’Udinese, ero entrato solo per 10 minuti. Mi ero preso diversi insulti senza praticamente nemmeno giocare. Poi però sono stati anche carini, soprattutto dopo la partita con il Palermo. Alcuni mi fermavano e mi facevano anche i complimenti".

Dopo aver svuotato l'armadietto di Formello, Vignaroli si regala un tour tra Grecia e Australia. A lasciare il segno è quest'ultima, divenuta realtà nel 2009 col 'sì' ai Newcastle Jets.

"Dopo la parentesi negativa in Grecia con la maglia del Panthrakikos, non avevo voglia di tornare in Italia - si legge su 'Calciomercato.com' in una chiacchierata del 2011 - Cercavo un'altra esperienza all'estero, per questo ho parlato con Walter Sabatini, che era il ds della Lazio, e mi ha proposto di provare in Australia".
"L'Australia è molto lontana da casa, ma ho accolto con entusiasmo l'idea di confrontarmi con un modo di intendere il calcio diverso dal nostro. Ho chiesto un consiglio Benny Carbone, che ha giocato un anno a Sydney, e mi sono convinto. Così ad inizio del 2009 ho firmato un contratto annuale. Dovevo restare per altri due anni, ma a dicembre 2009 mi sono rotto i legamenti del ginocchio e ho dovuto dire addio al sogno australiano. Purtroppo gli infortuni fanno parte del mondo del calcio, è stato un peccato perchè a Newcastle stavo veramente bene".
"Così mi è rimasto dell'avventura australiana? La tranquillità e l'assenza di stress e pressioni. In Australia il calcio sta crescendo, è molto professionale, ma è tutta un'altra storia rispetto all'Italia. Ci sono altre abitudini, anche negli allenamenti, che sono pianificati anche in base alle temperature (si gioca d'estate, ndr). Per certi versi mi sembrava di essere tornato alle origini, ai tempi delle giovanili. La vita è fantastica, la gente vive in simbiosi con la natura. E fa tanto, tantissimo sport. Dalle 5 del mattino fino alla sera tardi".
Fabio Vignaroli Newcastle JetsGetty

Rientrato nel Bel Paese, Vignaroli 'risposa' il Monza per poi avvicinarsi a casa dando una mano al Savona, mentre le ultime due maglie indossate prima del ritiro sono quelle dei maltesi del Mosta e del Balzan ("Più un arrampicarsi sugli specchi per allungare la carriera cercando di divertirmi", ammetterà ad 'AsSalerno.it').

Una volta concluso il percorso da calciatore, Vignaroli intraprende quello da dirigente: prima ds a Sanremo, successivamente direttore tecnico dell'Ospedaletti (squadra di un paesino in provincia di Imperia), poi si erge a figura dedita allo scouting: "Scopriamo calciatori e li indirizziamo in ambiti importanti", ha evidenziato a 'SalernoSport24'. Di recente, Fabio ha sposato il progetto del Borgio Verezzi in qualità di responsabile del settore giovanile.

La favola vissuta a Salerno ha impennato gli anni spesi sul prato verde da Vignaroli, che seppur con un solo trofeo in bacheca (la Coppa Italia vinta col Como nel '96/97) esterna ugualmente soddisfazione per quanto fatto in maglietta e pantaloncino. E che ancora adesso - come affermato a 'Modena Sportiva' nel 2020 - è mosso dal suo 'credo'.

"Il calcio è bello, ci vuole passione, portarlo avanti con ideali veri, che sono quelli dell’aggregazione. E' uno sport povero nato per aggregare e unire".
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