“Per fortuna quell’estate a tirarmi su il morale c’ha pensato uno sconosciuto, si chiama Fabio Grosso, di mestiere fa il terzino e la sera del 9 luglio ha segnato il goal più importante della sua vita!“.
Le battute finali del film 'Notte prima degli esami - Oggi' raccontano quanto provato da molti quella notte del 2006. Una notte in cui il gregario diventa eroe quasi per caso. Dopo gli inizi al Chieti, l'exploit al Perugia e gli anni al Palermo tra Serie B e Serie A, ecco il mese che cambia la carriera e la vita.
GettyFabio Grosso allora ha già 28 anni e non ha ancora giocato neppure una partita in Champions League. Inizia i Mondiali da riserva, finché non si prende quella maglia e non la molla più. Prima il rigore conquistato agli ottavi di finale contro l'Australia, poi il goal che sblocca la semifinale contro la Germania quasi allo scadere dei tempi supplementari fino a un altro rigore. Quel rigore che riporta la Coppa in Italia dopo 24 anni. Un rigore che cambia la vita di milioni di italiani e che trasforma 'lo sconosciuto' in eroe almeno per una notte.
"E pensare che prima di quel rigore, non ne battevo uno da ben 5 anni: l’ultimo infatti avvenne in serie C2, quando giocavo nel Chieti. Chi l’avrebbe mai detto che il rigore successivo sarebbe avvenuto in una finale della Coppa del Mondo. Lippi incrociando il mio sguardo mi disse: “Fabio il quinto rigore lo calci tu”, gli chiesi come mai e se fosse sicuro e lui mi disse: ” Si, perchè tu sei l’uomo dell’ultimo minuto”. Prima di andare a calciare ricordo solo le parole di Toni: “Vai tranquillo, Fabio, perché c’hai portato qua tu”. Quando entrò quel pallone in rete non capii più nulla. Non dimenticherò mai quella corsa infinita dopo il goal: avrei voluto abbracciare Buffon ma non sono riuscito a fermarmi. Penso che la mia storia è la dimostrazione che non conta essere figli d’arte o raccomandati per entrare nell’olimpo del calcio, e soprattutto, puoi fare la differenza anche se non giochi in una big e se fino alla terza partita del tuo mondiale sei una riserva“.
La big, in realtà, si accorgerà di lui molto presto. A offrirgli un'occasione è l'Inter che lo acquista qualche giorno dopo la finale di Berlino dal Palermo. In nerazzurro Grosso finalmente debutta in Champions League e vince anche a livello di club: Scudetto e Supercoppa Italiana al primo colpo, anche se a livello personale le cose non vanno esattamente come sperato. Al termine della stagione le presenze saranno solo 23 tanto che Grosso preferisce cambiare aria e trasferirsi proprio in Francia, nelle file dell'Olympique Lione, dove resta due anni vincendo ancora: campionato, Coppa e Supercoppa di Francia mentre con la Nazionale partecipa da protagonista agli Europei 2008 quando la corsa degli Azzurri si interrompe ai quarti di finale contro la Spagna. I calci di rigore, stavolta, sono fatali nonostante Grosso realizzi il suo con la consueta freddezza.
A riportarlo in Serie A proprio nell'ultimo giorno della sessione estiva del calciomercato 2009 è la Juventus. Grosso dal canto suo si dimezza lo stipendio pur di trasferirsi a Torino e rientrare in Italia. L'avventura in bianconero, dove veste la storica maglia numero 6 che fu di Scirea, però non decolla. Anzi dopo una buona stagione il terzino finisce addirittura fuori rosa, venendo reintegrato solo per necessità dal tecnico Delneri. Con l'arrivo di Antonio Conte in panchina gioca un paio di partite ma poi viene nuovamente messo ai margini, tanto che Grosso sarà l'unico elemento della rosa a non prendere parte alla cerimonia di premiazione per lo Scudetto che la Juventus conquista al termine della stagione, quando si svincola a parametro zero. Nonostante questo Grosso qualche anno dopo spenderà parole importanti per Conte intervistato da 'HJ Magazine'
"Conte è il più bravo che ho mai avuto. E' riuscito a trasmettermi qualcosa di nuovo in quei pochi mesi in cui sono stato allenato da lui. Mi piace tantissimo il suo modo di lavorare, di imporsi con i giocatori".
Ormai 35enne, Grosso decide quindi di appendere gli scarpini al chiodo e iniziare una nuova vita, quella da allenatore. La carriera in panchina parte proprio da Torino, dove inizialmente fa da vice a Zanchetta prima di prendere il suo posto alla guida della Primavera bianconera con cui nel 2016 conquista il Torneo di Viareggio mentre perde le finali di Coppa Italia e campionato rispettivamente contro Inter e Roma, sfiorando un clamoroso triplete a livello giovanile. In quella squadra giocano tra gli altri il terzino Pol Lirola e il centrocampista Cassata, ma anche Kastanos, Luca Clemenza e Guido Vadalà, quest'ultimo girato dal Boca Juniors alla Juventus come parziale contropartita nell'operazione Tevez.
"Ho deciso di abbandonare il campo da giocatore dopo essermi tolto enormi soddisfazioni perchè dentro non avevo più la fame che mi aveva contraddistinto. Sono andato all'estero e ho giocato in grandi squadre in Italia. Questa carriera mi ha dato tantissimo e mi rimarrà sempre dentro. Ho voluto fermarmi per godermi di più la mia famiglia e per coltivare i miei hobby come il tennis e la boxe. E' la mia vita. Per questo ho deciso, poi, di frequentare due corsi a Coverciano, facendomi riaccendere la fiamma. La Juve mi ha chiamato e io non ho esitato nemmeno un secondo. E' stata un'offerta che mi ha inorgoglito e che mi dà la possibilità di crescere dal punto di vista dell'esperienza".
Nell'estate 2017 per Grosso arriva la chiamata del Bari in Serie B, chiude al sesto posto ma al termine della stagione rescinde il contratto in seguito alla penalizzazione del club e ai problemi societari che porteranno al fallimento della società pugliese. Riparte dal Verona, ancora in B, ma viene esonerato a maggio con la squadra a ridosso della zona play-off.
La prima esperienza da allenatore in Serie A è disastrosa: tre sconfitte in altrettante partite alla guida del Brescia di Mario Balotelli, così il presidente Cellino lo solleva dall'incarico e richiama il predecessore Corini. Il tutto nonostante l'entusiasmo iniziale.
"Questa è la mia grande occasione, sono molto orgoglioso e grato di questa grande opportunità nata per caso. È un bel momento della mia carriera".
Non va meglio in Svizzera dove a scommettere sulle sue capacità è il presidente del Sion, Christian Constantin, che intervistato dal 'Corriere dello Sport' tesse le lodi del nuovo tecnico.
"Fabio Grosso mi ha colpito sin da quando era calciatore: un numero dieci che capisce di doversi riposizionare terzino se vuole avere un futuro e poi infila quel gol contro la Germania. Sono disposto a scommettere sul futuro di uno così”.
L'avventura di Grosso però finisce con un doloroso esonero che arriva con la squadra al penultimo posto in classifica e un duro comunicato in cui la società parla chiaramente di "malcontento all'interno del club".
Getty ImagesA marzo del 2021 torna ad allenare in Italia subentrando all'altro campione del mondo Nesta sulla panchina del Frosinone e riesce nell'impresa di salvare i ciociari dalla retrocessione, mentre qualche mese dopo avrà uno scontro con l'ex compagno azzurro Pippo Inzaghi al termine della gara pareggiata 2-2 contro Brescia.
"Mi sarebbe piaciuto un saluto finale, con un po' più di sportività. L'arbitro ha fischiato, Inzaghi esce con un risultato positivo ma credo sappia bene dentro di lui che questo 2-2 sia bugiardo. Quindi alla fine, probabilmente, mi sarebbe piaciuta un po' di sportività in più da parte loro, ma può capitare che a fine partita si facciano cose non giuste e quindi per me è acqua passata".
Attimi di nervosismo che non possono cancellare quanto vissuto insieme in quell'estate del 2006 quando 'lo sconosciuto' divenne eroe cambiando per sempre la sua vita e la storia del calcio italiano.
