Quella di Fabio Artico è una carriera fatta di goal, sliding doors e risvolti umani. Nel raccontare il suo percorso ci si imbatte in scenari inattesi che lo rendono un personaggio interessante e non banale, ben al di là di un prato verde o un pallone che rotola.
In che senso? Nel senso, ad esempio, che al calcio decide di affiancare la politica, tanto da diventare consigliere comunale in una Alessandria inevitabilmente - per emozioni provate e traguardi raggiunti - sua seconda casa. Nato alle porte di Torino, a Venaria Reale, in Piemonte regala gioie e si fa voler bene. Così come a Vercelli, dove da centrocampista viene convertito in attaccante e vede la propria vita svoltare.
Artico parte dall'alto ed esplode in provincia: il vivaio della Juventus assume le sembianze di un sogno ad occhi aperti, peccato che un grave guaio alla caviglia lo costringa a rivedere i propri piani.
"Dopo un anno da ragazzino nelle giovanili del Torino, sono stato quattro anni nella Juve - racconta in una vecchia intervista del 2011 ad 'Alessandrianews' - E a 17 anni ero in panchina in prima squadra, e mi allenavo con Baggio, Tacconi e tutti gli altri campioni di quegli anni. Poi un infortunio brutto, un anno difficile, e la scelta della Juventus di cedermi alla Pro Vercelli. Fu un loro osservatore, in realtà, a richiedermi, e ripartii dalla D. Ti assicuro, dopo aver intravisto la serie A, a vent’anni ripartire dai dilettanti fu un trauma".
Alla Pro, anzichè sprofondare, Fabio vince addirittura un campionato.
"Quattro stagioni, una in D e tre in C2. Lì il tecnico Codogno mi 'inventa' attaccante: io fino ad allora avevo sempre giocato a centrocampo. Piedi buoni, ma anche tanta corsa: mi paragonavano a Tardelli, per intenderci. Non a Baggio. Comunque a Vercelli vivo una bella esperienza, ma non sono ancora del tutto convinto, tanto che, nell’estate del 1997, medito di smettere, o meglio di passare al calcetto. Mi avevano offerto un ingaggio nella squadra di Torino, mi avrebbero anche trovato un lavoro. Mi dicevo: 'dai Fabio, molla tutto e fai una vita normale'".
"Invece si fa avanti l’Empoli, e mi ritrovo, sia pur solo per qualche mese, in serie A. Dove faccio in tempo ad esordire davvero (il 14 settembre 1997 al 'San Paolo' contro il Napoli gettato nella mischia da Spalletti, allora al timone dei toscani, ndr), per poi essere però ceduto al Giulianova, in C1. Ed è una buona stagione. Anche se il vero 'boom”' è quello dell’anno successivo, a Reggio Calabria. Centravanti titolare in B, un sacco di goal, un tifo calorosissimo, e la promozione in A".
In riva allo Stretto Artico si integra a meraviglia con società, compagni ed ambiente: in coppia con Possanzini trascina gli amaranto in Paradiso, realizzando 15 reti. Peccato che la love story tra Fabio e la Reggina si esaurisca dopo una sola annata, di certo non per volontà sua.
"Il mio cartellino era proprietà dell'Empoli, che fece scelte diverse. E da lì cominciarono alcune stagioni, per lo più in B con qualche discesa in C1: Terni, Pescara, Piacenza, Ferrara, Messina...".
La provincia Artico la vive tra salvezze, promozioni e reti segnate, fino ad avvicinarsi a casa: Ivrea e Pro Patria fanno da antipasto alla simbiosi con Alessandria, dove Fabio gioca per 5 anni realizzando 62 goal in 162 partite, diventa capitano e bandiera e nel 2008/2009 la trascina dalla D alla C2, laureandosi inoltre topscorer del secondo secolo di vita del club.
"A fine 2003, per problemi personali feci la rescissione del contratto per avvicinarmi a casa, ma non trovai nulla di più vicino della SPAL, dove dovetti accettare una corposa riduzione dello stipendio - spiegherà a 'TuttoLegaPro.com' nel 2012 - L'anno dopo mi avvicinai davvero, all'Ivrea in C2 dove accettai una situazione particolare pur di non allontanarmi, ma stavo quasi maturando la decisione di smettere, cambiare vita e fare, per esempio, la guida alpina... Era il 2005 e ricevetti, però, la chiamata di Tramezzani, che è un amico, che mi invitava ad andare a Busto Arsizio, alla Pro Patria dove giocai per due stagioni, la seconda delle quali molto negativa per i miei soliti problemi personali. Poi, quasi inattesa, è arrivata la chiamata dell'Alessandria".
Dal 2007 al 2012 Artico è un 'Grigio', viene allenato anche da Maurizio Sarri ("Uno dei migliori tecnici con cui ho lavorato") e, parallelamente, a ridosso del ritiro si cimenta nella politica. D'altronde, le sue dichiarazioni di qualche mese prima lo facevano presagire.
"Mi piace frequentare le librerie, come anche gli alessandrini sanno, e leggo un po' di tutto. Impegnato politicamente? Se la mettiamo sul piano dei valori, sicuramente sì".
"Sicuramente la politica mi interessa, ha un ruolo essenziale della nostra società e condiziona la vita di noi tutti: demonizzarla in blocco è sbagliato... Il tempo di studiarla un po' meglio e ne riparliamo".
Nell'estate del 2012, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Artico viene infatti eletto consigliere comunale ad Alessandria con l'amministrazione capeggiata dall'allora sindaco Maria Rita Rossa.
"Sono qui da cinque anni e con questa città ho instaurato un rapporto molto forte - sottolineerà a 'Calciomercato.com' in quel periodo - Mi piacerebbe avere la possibilità di adoperarmi per lo sport, uno di quegli strumenti che un'amministrazione dovrebbe usare per dare dei messaggi e per poter far vivere meglio la gente".
"Vengo da una città come Torino in cui la politica viene tradizionalmente vissuta in maniera profonda: a me ha sempre affascinato, è un mondo che ho sempre seguito con interesse. Certo, anch'io ho avuto un periodo di disaffezione, perché in molti casi la politica è stata solo uno strumento di arricchimento per alcune persone, e non un'attività funzionale a migliorare le cose...".
"Questo addio al calcio giocato non mi pesa più di tanto - affermerà inoltre a 'Radio Gold' - Io ho concluso la carriera in un anno stancante più mentalmente che fisicamente. Certo, la tensione della partita, il momento pregara, l'allenamento in sé, sono tutti aspetti che mi mancano, sarebbe sciocco non ammetterlo. Ma ora ho anche più tempo da dedicare ai miei figli, alla mia ragazza e agli amici. E poi ho la giornata talmente piena di incontri, in quanto consigliere comunale, che quasi non ci penso".
Con Alessandria, ma soprattutto con l'Alessandria, il legame è troppo forte e così, a pochi mesi dallo stop, la società gli affida l'incarico di osservatore e farà seguito l'approdo al Cuneo, in qualità di direttore dell'area tecnica. Da qui per Artico inizia un nuovo capitolo, intervallato però dal clamoroso ritorno in campo nel 2015/2016 - a 42 anni - con la maglia dell'Ivrea, in Terza Categoria. Giusto il tempo di centrare la promozione ed alzare la Coppa Piemonte e Fabio ripone gli scarpini nell'armadietto, tornando dietro alla scrivania.
Arriva la chiamata 'a 5 stelle' della Juve che probabilmente, ricordando i primi passi mossi dell'Artico calciatore nelle giovanili, ne apprezza doti umane e professionali e lo nomina responsabile degli osservatori europei del club.
Un biennio alla corte di Madama da dirigente, poi l'ennesimo sì all'Alessandria, di cui nel 2019 diventa direttore sportivo.
"Di sicuro in questa piazza che sento mia, la spinta emotiva mi porterà a fare di più che in altre parti - dichiarerà nella conferenza stampa di presentazione - Non serve che vi racconti cosa sono per me i Grigi: c'è poco da aggiungere".
In tre annate da ds vive la promozione in Serie B nel 2021, accendendo l'entusiasmo di una piazza che purtroppo però nell'ultima stagione ha ingoiato l'amarissimo boccone del ritorno in C.
"Non c'è un responsabile unico. Nella retrocessione ci sono colpe ed errori di tutti: tutti concorrono a determinare la classifica, la società nell'impostazione, strutturale ed economica, io con le valutazioni alle base di scelte tecniche che possono rivelarsi sbagliate o inferiori alle aspettative, l'allenatore in alcune formazioni e i giocatori che, in qualche gara, possono aver offerto una prestazione diversa da quella necessaria".
E' qui che il matrimonio tra Artico e l'Alessandria si interrompe, un divorzio sancito dalla risoluzione contrattuale ufficializzata a settembre.
"A Fabio, protagonista e artefice di momenti indelebili della storia della società, i ringraziamenti dell’Alessandria Calcio e gli auguri per il miglior proseguimento della carriera", si legge nella nota dei Grigi.
L'ex bomber adesso coltiva un'altra eterna passione: quella per la montagna, come dimostrano le immagini pubblicate sui social. "Zaino in spalla, guida naturalista", si legge nella 'bio' Instagram di Artico, personaggio a tutto tondo e figlio di un calcio nostalgico.


