La gioia di una rete che vale più di una vittoria e la delusione per un risultato complessivo che non rispecchia la semplice aggregazione di numeri: tutto questo, e molto altro, è stata la regola del goal in trasferta nelle competizioni UEFA che nella giornata di oggi, e dopo diverse voci che si sono rincorse nei mesi passati, è stata ufficialmente abolita.
Un pezzo di storia che se ne va, e con esso diversi incontri decisi, appunto, da un goal che va al di là del singolo risultato: rivoluzione in un calcio diverso, quella messa in pratica dalla UEFA, che annunciò l'introduzione della norma nella stagione 1965/66, per poi applicarla dalla 1967/67, con una sorpresa all'avvio.
Proprio in quella edizione della Coppa dei Campioni, la prima vinta dal Manchester United di George Best sul Benfica, i portoghesi, guidati da Eusebio in attacco, riuscirono a passare il primo turno contro il club nordirlandese del Glentoran pareggiando all'andata, in trasferta, per 1-1 grazie alla rete della "Pantera nera", decisiva ai fini del match di ritorno concluso 0-0 in Portogallo.
Il primo episodio decisivo di una lunghissima serie di partite risolte proprio in questa maniera: spesso, ad esempio, viene legata alla rivoluzione calcistica compiuta dal Barcellona di Pep Guardiola la gare pareggiata a Stamford Bridge contro il Chelsea nel maggio del 2009.
In quell'occasione, dopo lo 0-0 del Camp Nou, nel ritorno della semifinale della Champions League, poi vinta dai blaugrana, al vantaggio firmato da Michael Essien rispose Andres Iniesta, che riuscì a pareggiare all'ultimo respiro, fissando il punteggio sull'1-1 e consegnando a Messi e compagni il pass per la finale di Roma.
In Italia, con prospettiva europea, la regola dei goal in trasferta rievoca ricordi contrastanti, a seconda della tifoseria: nel 2003, sempre in semifinale, in occasione del doppio derby di Milano tra Inter e Milan, la rete di Andrij Shevchenko sancì la qualificazione in finale dei rossoneri. A nulla bastò, in quell'occasione, il pari di Obafemi Martins.
Tra i casi recenti, nel 2018 è il turno della Roma di Eusebio Di Francesco che, dopo aver perso in Spagna per 4-1 all'andata dei quarti di finale contro il Barcellona, ribaltò i favori del pronostico vincendo all'Olimpico per 3-0, con la folle corsa di Kostas Manolas, seguita al colpo di testa, a compimento di un'impresa clamorosa. Decisivo, e forse fin troppo sottovalutato, però, il goal di Edin Dzeko al Camp Nou all'80': senza quello, staremmo parlando d'altro.
A chiudere la storia della regola è la Juventus: in quasi tutti i sensi. La sfida contro il Porto, conclusa in totale per 4-4, ma che ha sancito il passaggio del turno dei portoghesi (in virtù del 3-2 del ritorno e delle reti messe a segno dai Dragoes rispetto a quelle dei bianconeri nel 2-1 dell'andata), è e rimarrà, fino a nuove rivoluzioni, la penultima gara che ha applicato la norma del goal in trasferta, seguita da PSG-Bayern Monaco.
Da oggi, più rigori e meno pathos nei novanta minuti: ma anche un pizzico di nostalgia e riflessioni rivolte, dai tifosi di tutto il mondo, a ciò che sarebbe stato senza la regola: alle vittorie e alle gioie sfiorate, per una rete fuori casa.
