Le occasioni, nel calcio, bisogna coglierle al volo per poi non avere rimpianti su quello che sarebbe potuto accadere: dev'essere più o meno questo ciò che Gian Piero Gasperini avrà pensato in quei giorni di giugno del 2011, quando non ci pensò più di una volta prima di firmare un contratto con l'Inter.
Impossibile dire di no ad una big del genere dopo tanta gavetta e innumerevoli sacrifici, e poco importava quel passato da juventino, prima da giocatore e poi da allenatore delle giovanili: l'Inter, per chi aveva sempre lavorato nelle retrovie con risultati più che soddisfacenti, non si poteva rifiutare.
Furono proprio i risultati ottenuti alla guida del Genoa (portato ad un passo da una clamorosa qualificazione in Champions nel 2009) che convinsero Massimo Moratti a fare il grande passo: un sogno ad occhi aperti per Gasperini che, oltre a solide conoscenze, portava in dote anche una filosofia completamente diversa da quella che aveva sempre accompagnato la squadra nerazzurra.
Sì, perché prima di Conte e Simone Inzaghi ci fu proprio il 'Gasp' a sdoganare la famosa difesa a tre, suo marchio di fabbrica replicato con successo a Bergamo: una scommessa che invece a Milano si rivelò perdente, per colpa forse di alcune mosse sbagliate in sede di mercato che non rispecchiavano il senso del sistema tattico adottato dall'allenatore di Grugliasco.
GettyL'estate 2011 fu quella dell'addio di Samuel Eto'o che, nei piani di Gasperini, avrebbe dovuto rappresentare il punto focale su cui costruire la squadra: perfetto per il 3-4-3, l'ex bomber camerunense fu sacrificato con la cessione ai russi dell'Anzhi. Un fulmine a ciel sereno che lo stesso allenatore ha raccontato in un'intervista concessa a 'La Gazzetta dello Sport'.
"Moratti mi spiegò che per il fair-play finanziario un pezzo grosso doveva partire, ma che Eto'o sarebbe rimasto. L'obiettivo era quello di rigenerare un gruppo che aveva dato segni di fatica e incominciare a preparare il ricambio".
Invece a rimanere fu il trequartista Sneijder, assolutamente un pesce fuor d'acqua nel progetto tattico di Gasperini, le cui idee erano abbastanza chiare: tra i nomi per il rilancio c'erano anche quelli di Vidal e Nainggolan, oltre a Coutinho che a gennaio 2012 venne ceduto in prestito all'Espanyol.
"Si pensava a Vidal, a me piaceva anche Nainggolan che però non veniva ritenuto da Inter. Come Criscito, per non dire di Palacio che si poteva prendere. Cercavano Sanchez, Lavezzi, Tevez, molto meno abbordabili. Io col tridente Palacio, Milito ed Eto'o ero pronto a sfidare il mondo".
"Il problema vero è che non ci siamo trovati con la società, né sulle idee di gioco, né sulla valutazione di alcuni singoli. Io ero disposto a dare spazio ai giovani Coutinho e Castaignos, ma allora perché Zarate e Forlan che li chiudono?".
Tante incongruenze e incomprensioni che portarono ad un vero e proprio fallimento, certificato dal k.o. all'esordio in gare ufficiali nella Supercoppa Italiana contro il Milan disputata a Pechino: Sneijder segnò il goal del vantaggio su punizione, Ibrahimovic e Boateng ribaltarono tutto infliggendo il primo grande dispiacere interista a Gasperini.
GettyNel mirino dei critici finì la bistrattata difesa a tre, addirittura messa in soffitta da Gasperini nella partita di Champions League persa a San Siro contro i modesti turchi del Trabzonspor: in quella circostanza l'Inter si schierò col 4-4-2 a rombo che però non evitò la disfatta, come se il tecnico piemontese volesse dimostrare chiaramente che il problema non era affatto di natura tattica, ma bensì di stimoli che mancavano.
"Io ero convinto di avere giocatori forti che dovevano solo diventare più squadra. Motivandoli con un gioco diverso, avrebbero trovato nuovi stimoli".
In mezzo ci fu anche la sconfitta rocambolesca di Palermo per 4-3, con l'unico punto che venne conquistato il 17 settembre 2011 contro la Roma: al 'Meazza' finì 0-0, con l'Inter che giocò meglio degli avversari sfiorando a più riprese la rete della vittoria. Tanti sforzi per nulla, un bel problema in un calcio dove la pazienza non è contemplata.
L'Inter di Gasperini era a tutti gli effetti una sorta di incompiuta, con un fallimento ormai alle porte e in attesa soltanto di uscire allo scoperto: la data 'giusta' fu quella del 20 settembre 2011 quando, il neopromosso Novara di Attilio Tesser, umiliò i nerazzurri con un pesantissimo 3-1. A segnò andò anche l'ex Meggiorini, oltre a Marco Rigoni che si regalò una serata magica con una doppietta d'autore.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso: Moratti diede ascolto alle richieste dei tifosi che chiedevano la testa di Gasperini e optò per l'esonero e la scelta di Claudio Ranieri come sostituto, sconfessando un progetto dalla portata 'rivoluzionaria' che non ebbe il tempo necessario per dare i propri frutti. Il bilancio finale era impietoso: un pareggio e quattro sconfitte in cinque gare, senza lo straccio di una vittoria.
Una macchia indelebile, ancora oggi ricordata con profonda amarezza dal diretto interessato, bersagliato non solo dai media ma anche dalle imitazioni del tifoso interista Fiorello, mai digerite completamente.
"Fu un’esperienza durissima. Critiche offensive, violente. Fiorello era un mio idolo, negli sketch mi faceva passare per un mezzo intossicato che non conosceva Pazzini e non capiva niente".
Da allora Gasperini ha ricostruito sapientemente la propria carriera, fino ad arrivare al sogno europeo con l'Atalanta dei miracoli: dove gli è stato concesso più tempo, quello che l'Inter non ha saputo dargli.




