Nel calcio moderno esiste la non proprio sana abitudine di assegnare un 'erede' a chiunque, anche a chi ha ancora tanto da dimostrare. Zlatan Ibrahimovic è oggi un campione navigato di fama mondiale ma, a 24 anni nel maggio 2006, si ritrovò accostato ad un ragazzo di cui nell'ambiente Inter si parlava benissimo: Goran Slavkovski era il classico predestinato e, forse, quel paragone con la stella svedese ha finito per bruciargli le ali che avrebbero dovuto portarlo in alto, verso l'infinito e oltre.
Eppure le condizioni per associare questo classe 1989 di belle speranze a 'Ibra' c'erano davvero tutte, a partire dalla nazionalità svedese di entrambi e dalle origini balcaniche: bosniaca quella di Zlatan, nord-macedone quella di Slavkovski. A rafforzare questo legame vi era anche l'esplosione, a livello giovanile, tra le fila del Malmoe, club che peraltro ha fatto conoscere Ibrahimovic al calcio europeo prima dell'approdo all'Ajax: soltanto dopo, però, i goal a grappoli nel Balkan, squadra fondata da immigrati dell'ex Jugoslavia.
Insomma, tantissimi punti in comune tra i due, tanto che l'accostamento diventa del tutto automatico quando, nel 2005, l'Inter sbaraglia la concorrenza europea per assicurarsi il talento di Slavkovski, dotato di un fisico imponente per un'età non ancora maggiorenne. Se poi giochi nel Malmoe e vinci le partite da solo, il riferimento a Ibrahimovic è scontato ma, come vedremo bene, anche controproducente: un dettaglio che non spaventa l'Inter, letteralmente attratta dai numeri di un ragazzino che sembra non avere ostacoli davanti a sé.
In quel momento i nerazzurri sono certi di avere tra le mani un potenziale crack da allevare direttamente in casa, in un percorso che ha come obiettivo quello di lanciarlo in prima squadra in tempi brevi. In tal senso, Slavkovski brucia decisamente le tappe: inizia nella squadra Allievi dove continua a fare ciò che gli riusciva meglio in Svezia, ossia il bomber spietato, dando l'impressione di essere una spanna (o anche più) più in alto rispetto ai suoi coetanei, che di fronte a lui sfigurano sia dal punto di vista fisico che tecnico.
Con un rendimento del genere e un mismatch così marcato, l'approdo alla squadra Primavera è fisiologico: anche qui Slavkovski resta pochissimo, 'colpa' di Roberto Mancini che rimane estasiato dalle sue qualità e decide di farlo allenare con costanza in prima squadra. Un patrimonio come questo non può essere sprecato in contesti minori, così gli allenamenti con Javier Zanetti e compagni appaiono propedeutici ad un esordio che si palesa prima del previsto. In tutti i sensi, oseremmo aggiungere.
La data che riscrive la storia di Slavkovski e, di riflesso, anche quella dell'Inter, è il 7 maggio 2006: a San Siro si gioca il match di campionato valido per la penultima giornata contro il Siena, l'occasione giusta per concedere spazio a volti nuovi e potenziali stelle. L'Inter, infatti, è ormai fuori dal discorso Scudetto e certa del terzo posto - qualche mese più tardi trasformato in primo dallo scandalo di Calciopoli -, quindi il risultato finale di 1-1 - modellato dalle reti di Julio Ricardo Cruz e Daniele Gastaldello - non fa strappare particolarmente i capelli ai tifosi.
Piuttosto, quel giorno, l'attenzione del pubblico è tutta rivolta all'ingresso in campo di Slavkovski, avvenuto al minuto 84 per rilevare Martins: c'è grande voglia di vederlo finalmente all'opera per capire se quel paragone - col senno di poi azzardato - con Ibrahimovic sia davvero azzeccato oppure se si tratta dell'ennesimo passo a vuoto. In quei pochi minuti Slavkovski non ha però grosse opportunità di far vedere di che pasta sia fatto, complice la beffa sul gong firmata Gastaldello che fa sfumare la vittoria e oscura - ma solo negli istanti immediatamente successivi al goal - la sua presenza.
Il pari senese appare fin da subito superfluo rispetto alla vera notizia, che invece è un'altra: Slavkovski è appena diventato il giocatore più giovane ad esordire in campionato con la maglia dell'Inter a soli 17 anni e 29 giorni, battendo il record spettante ad un certo Giuseppe Bergomi. Tale primato verrà migliorato nel maggio 2014 da Federico Bonazzoli, capace di raccogliere il primo gettone nerazzurro in Serie A appena tre giorni prima del suo diciassettesimo compleanno.
La notizia dell'esordio di Slavkovski fa in breve tempo il giro d'Italia e d'Europa, alimentata dal comunicato emesso dall'Inter per celebrare un avvenimento così importante e molto raro.
"Goran Slavkovski questo pomeriggio è entrato nella storia dell'Inter. Il giovane attaccante degli Allievi Nazionali, grazie a Roberto Mancini che ha deciso di inserirlo in campo al 39' di Inter-Siena, è diventato il più giovane esordiente in Serie A con la maglia dell'Inter. Slavkovski ha battuto il record che era di Giuseppe Bergomi".
Non possono mancare, ovviamente, nemmeno le dichiarazioni del diretto interessato, intervistato da 'Inter Channel' subito dopo essere entrato nella storia di una società blasonata come quella meneghina.
"In un primo momento - riporta il sito ufficiale interista - ho pensato ad uno scherzo, poi ho capito che invece era vero. Sono molto contento e ringrazio Mancini che mi ha anche messo in campo. Anche i miei genitori sono molto felici, oggi c'era anche il mio papà in tribuna".
Più che un punto d'arrivo, per Slavkovski si pensa ad una partenza che, nelle intenzioni di molti, avrebbe dovuto condurlo verso livelli d'élite, purtroppo per lui mai toccati: questo resta infatti il momento più alto della sua esperienza interista, impreziosita nell'estate 2006 dallo sbarco a Milano del suo idolo Ibrahimovic, reduce dalla diaspora che ha interessato la Juventus appena retrocessa in Serie B. La presenza del campione svedese non sortisce l'effetto sperato nella crescita di Slavkovski che si interrompe bruscamente, nonostante la seconda - ed ultima - presenza accumulata nel novembre 2006 in Coppa Italia contro il Messina.
Di concerto col suo procuratore, l'Inter decide che la soluzione migliore per il talentuoso classe 1989 è una cessione in prestito che gli consenta di giocare di più: le richieste non mancano, retaggio degli eccezionali giudizi che un paio di anni prima avevano convinto i nerazzurri a puntarci su. Alla fine a spuntarla sono gli inglesi del Middlesbrough, che hanno la meglio sull'agguerrita Dinamo Zagabria: la maglia del 'Boro' rimarrà però un miraggio per Slavkovski, che non supera le visite mediche di rito.
Il trasferimento in Inghilterra è soltanto rimandato: i problemi fisici sono risolti quando avviene la firma con lo Sheffield United, con cui la tanto attesa esplosione non si verifica. Per Slavkovski non c'è spazio in prima squadra, poiché il tecnico Blackwell non lo ritiene pronto per giocare a quei livelli: gli unici 'acuti' sono le due reti in sei presenze con la formazione riserve, bottino tanto magro quanto inaspettato per il ragazzo che a fine stagione 2007/2008 fa ritorno all'Inter.
Questi, inoltre, sono gli anni della disputa internazionale tra Svezia e Macedonia (ora chiamata 'del Nord'), che si conclude con la 'vittoria' di quest'ultima: dopo aver fatto faville nelle giovanili svedesi, Slavkovski sceglie di rappresentare l'Under 21 macedone, ma il computo totale si attesterà ad appena quattro presenze senza alcuna rete.
A confermare la pioggia sul bagnato vi è una condizione fisica non propriamente all'altezza, causa scatenante dell'accordo quinquennale con i croati dell'Hajduk Spalato che viene annullato a giugno 2008. Slavkovski resta così di proprietà dell'Inter che gli concede di allenarsi col Malmoe fino al 2009, quando scade il contratto firmato quattro anni prima con i campioni d'Italia. L'avvocato Fabrizio Ferrari, agente di Slavkovski durante il soggiorno milanese, rivela addirittura problematiche di natura psicologica che avrebbero fatto la differenza in negativo.
“A giugno scorso è scaduto il contratto con l’Inter - dichiara in un'intervista concessa a 'FcInterNews' nel 2009 - e, di conseguenza, è uscito fuori dall’universo nerazzurro. Sì, da un punto di vista tecnico non si discute, ma difetta in personalità e nella capacità di saper soffrire".
Slavkovski, che nel frattempo rifiuta quasiasi offerta come quella dell'Albinoleffe in Lega Pro, rimane disoccupato per diversi mesi, prima di accettare la corte del Bochum II a gennaio 2010. Anche l'avventura tedesca risulta fallimentare, la mazzata alle ambizioni del giovane che non è più appetibile sul mercato: ora non ci sono più club pronti a fare la fila per lui, ragion per cui la scelta migliore è il ritorno in Svezia nella sua Malmoe.
A 22 anni, Slavkovski si ritrova a giocare in terza divisione con il Limhamn Bunkeflo, ma nemmeno l'aria di casa gli restituisce la voglia di un tempo, decisiva per l'approdo in Italia. Dopo altri due anni di inattività, nel 2013 firma con il KSF Makedonija, squadra militante in sesta serie e fondata da immigrati macedoni: una riconciliazione con le sue origini, che sembra rigenerarlo e riconsegnargli l'amore per il calcio.
Il carattere dilettantistico di questa esperienza consente un approccio molto più libero, la giusta condizione per poter coltivare nuovi hobby: tra questi il culturismo o - com'è chiamato ancora più comunemente - bodybuilding, disciplina a cui Slavkovski finisce per dedicare tutto il suo tempo, annullando definitivamente il tormentato rapporto col calcio. Dall'alto del suo metro e novantadue, il ragazzo di Malmoe è ora un uomo a tutti gli effetti, e non solo per quanto riguarda il fisico scolpito: chissà come sarebbe andata a finire con un carattere più forte, piegato dall'insostenibile etichetta di 'nuovo Ibrahimovic'.


