Pubblicità
Pubblicità
Urby Emanuelson RomaGetty Images

Emanuelson all'attacco: "Non andate in Serie A, la Roma di Garcia giocava da cani"

Pubblicità

E' un attacco durissimo quello sferrato da Urby Emanuelson che, in un'intervista rilasciata a 'ExtraTime', si scaglia contro il calcio italiano accusato di non dare spazio ai più meritevoli.

Il terzino olandese, oggi allo Sheffield Wednesday e che tra le altre ha vestito le maglie di Atalanta, Verona, Milan e Romainfatti assicura: "In Italia il calcio è politica, non sempre giocano i migliori, contano altri fattori. A esempio essere nel giro giusto, in termini di amicizie e conoscenze".

Totti, De Rossi e Florenzi dagli ultras

In particolare Emanuelson sembra deluso dalla sua esperienza nella Capitale, della quale ricorda: "Nella settimana in cui fui preso arrivarono in 6. Non si trattava più di competizione, ma di sopravvivenza. Mi ritrovavo in tribuna, vedevo la squadra giocare da cani, ma non cambiava niente. Garcia mi diceva di avere pazienza. Poi, al momento dei cambi, sceglieva sempre qualcun altro. Spiegazioni zero, consigli su dove migliorare meno di zero".

Le cose per l'olandese non andarono molto meglio neppure all'Atalanta: "Pur di andarmene mi sarebbe andata bene qualsiasi meta. All’Atalanta iniziai bene, poi Colantuono fu esonerato e Reja mi disse che non aveva bisogno di me: “Non ti conosco e non so nemmeno se la società intende puntare su di te il prossimo anno”. Eccomi di nuovo fuori. A priori.

Anche a Verona ci fu un cambio di tecnico e l’aggravante di una stagione disgraziata per tutti. A fine torneo il mister mi riportò alle origini, trequartista o ala, ma erano mosse della disperazione in un team condannato alla B".

L'unica esperienza italiana almeno in parte positiva per Emanuelson è stata quella al Milan: "Ero il ragazzino, con un sacco di campioni. Pirlo, Ibra, Nesta, Thiago Silva, Seedorf, Van Bommel. Gli ultimi due mi hanno aiutato molto, c’era concorrenza fortissima ma sana. Se davi il massimo, prima o poi saresti stato premiato. Ho raccolto più di 100 gare nel Milan, non credo di essere così scarso, anche se negli ultimi anni molti hanno ritenuto il contrario".

Il giudizio dell'olandese sul calcio italiano però resta durissimo: "Il calcio è un’ambiente ipocrita, è difficile avere amicizie e incontrare gente di cui ti puoi fidare. Per non parlare delle etichette. de Boer era inadatto al calcio italiano già dopo poche ore dal suo arrivo...

Elia alla Juve? Bidone, ma forse schierare un’ala come esterno in un 3-5-2 non è il modo migliore per esaltare le sue caratteristiche, e magari non è colpa del tecnico, se lui gioca con un modulo e poi gli arrivano giocatori con altre caratteristiche".

Pubblicità
0