![]() | Sergio Stanco Editorialista Goal Italia |
Ieri avevamo parlato di un grido d’aiuto di Conte nei confronti di tutto il movimento calcistico italiano: “Così non va - continua a ripetere il CT - nel nostro campionato c’è poca qualità, poca scelta. Ci sono squadre che a volte scendono in campo con 11 stranieri, così si fa dura… Ci sono troppi stranieri, siamo costretti a schierare giocatori che nel loro club non sono nemmeno titolari e questo poi in campo si vede”.
Questo lo sfogo precedente a quello in cui Conte chiedeva più disponibilità nei confronti della Nazionale: “Tutti dicono che così si va allo sfacelo - ha detto - Ma poi mi guardo dietro e sono solo. Non posso vedere questi ragazzi ogni 4 mesi, così non potrò mai incidere”.
Due filoni molto cari al nostro CT, le cui recriminazioni sono assolutamente consistenti e legittime. Uno può discutere sul perché e se ci siano delle ragioni per le quali questa situazione si sia creata, ma non c’è dubbio che così com'è leda la Nazionale e impedisce a tutti i nostri calciatori di maturare: “Se uno è buono - si sente dire spesso agli addetti ai lavori - Esce indipendentemente dal numero di stranieri”.
Non c’è dubbio che se domani in Italia nascesse un Cristiano Ronaldo (ma magari, aggiungeremmo) si affermerebbe anche nella nostra Serie A piena zeppa di emigranti del pallone, ma è il livello del calciatore medio che non riesce ad elevarsi. Le squadre non si fanno solo con i fenomeni. Per intenderci, esisteranno sempre i Pirlo, i Buffon, i De Rossi (anche se il mancato ricambio generazionale come testimonia la nostra Nazionale attuale è un dato assolutamente preoccupante), ma i Verratti e i Donati saranno sempre costretti ad andare a cercare fortuna altrove perché le nostre società gli preferiranno l’Opti Pobà di turno.
Il riferimento non è casuale, perché proprio quando Conte lancia un grido d’aiuto e d’allarme, non solo dalla FIGC arriva solo un assordante silenzio in tutta risposta , ma addirittura la Federazione approva sottotraccia l’allargamento del numero degli extracomunitari da 2 attuali a 3 futuri. Dunque, se prima si potevano ingaggiare solo 2 extracomunitari e prenderne un 3° solo cedendone uno in rosa, ora il limite diventa 3 di default.
Nella norma, però, viene introdotta anche una discriminante tecnica sulla falsariga (o sarebbe meglio dire semplicemente “falsa”) del modello inglese: il giocatore extracomunitario in questione deve avere a curriculum almeno due panchine nella propria Nazionale nell’ultimo anno oppure cinque complessive. Parliamo di panchine eh, non presenze, praticamente una farsa, e non è nemmeno difficile immaginare ogni sorta di escamotage perpetrato dalle nostre società pur di arricchire il curriculum del nuovo fenomeno di turno che arriva in Italia come fosse Maradona, salvo accorgersi in fretta di aver preso il suo sosia.
In un recente documentario sulle ragioni della crisi del calcio italiano in onda su Sky (consiglio personale: se avete occasione, non perdetevelo), proprio su questo argomento è stato intervistato Branchini, decano degli agenti dei calciatori: “Il problema non è tanto il numero degli stranieri nel calcio italiano, il fatto è che sono tanti e troppi sono scarsi - ha detto alla Pay TV - Perché se tu prendi un italiano scarso, tutti sanno che è scarso, ma se prendi uno straniero scarso, magari per un po’ riesci a convincere la gente che sia un fenomeno”. Ed è per questo che, piano piano, il nostro calcio muore…


