Edin Dzeko, quando ha da dire qualcosa, non usa giri di parole. Il bomber ritrovato della Romaa ruota libera, tra prima stagione 'flop' e aneddoti legati a squadra e carriera.
Extra Time - Maria Teresa Buccino, l'ex fiamma di Palladino
A 'Il Messaggero', l'ex City mostra di essersi fatto un'idea ben precisa della realtà capitolina: "Roma è simile alla Bosnia: non ti criticano, ti insultano. Quindi sono abituato. Se lo fanno a casa mia… Fai bene tre volte, ma se alla quarta sbagli, ecco che ricominciano con gli insulti. E’ come se si aspettasse l’occasione giusta per colpirti".
Il riferimento è al suo approdo in Italia, condito da qualche prova da dimenticare di troppo: "Posso solo ricordare quello che ho vissuto e allora mi viene spesso in mente che, se faccio bene tutta la partita e poi sbaglio un’occasione, tutti parlano solo del goal sbagliato. Solo quello. L’anno scorso la gente ha finito per influenzare anche Spalletti che dopo non mi ha fatto giocare".
"Una rete sbagliata? Quello contro il Palermo non si può spiegare - ammette Dzeko - Alla Juventus quello a cui sono più affezionato invece. È sempre importante lasciare subito il segno quando si viene in una nuova squadra. Io vivo per il goal. I goal sono la mia vita, spero di farne ancora tanti e di aumentare il livello delle mie performance".
E dire che al posto della Roma, la squadra in A del bosniaco poteva essere proprio 'Madama': "E’ vero, c’è stata la possibilità di andare in bianconero. Ma alla fine sono qui e sono felice di questa scelta".
Nella prima stagione, i momenti difficili si sono sprecati: "Sì, ho pensato di andar via - confessa Edin - Sì, succede quando non giochi. Poi ho deciso di restare e ne ero sempre più convinto, anche nell’ultima in casa contro il Chievo. Non ho giocato quel giorno, ma mi sono detto: da qui non mi muovo. Scelta mia, non mi ha chiesto nessuno di rimanere. Era una sfida da vincere. Sono andato in vacanza, ho staccato la spina e sono ripartito".

Il paragone Garcia-Spalletti è eloquente: "Prima di venire qui diversi giocatori mi dicevano che in Italia si ci allena tanto. Poi sono arrivato a Roma e con Garcia non era proprio come mi avevano preannunciato. Era anche colpa nostra, molti di noi erano stanchi, avevano problemi e anche Rudi non voleva fare molto in allenamento. Lui doveva essere un po’ più duro, proprio come Spalletti. Bisognava evitare che qualcuno si rilassasse troppo".
"Spalletti mi piace: lui è tosto e vuol sempre che, sia in partita che in allenamento, si dia il massimo - evidenzia la punta - Ha personalità, un allenatore deve far sapere ai giocatori chi è il capo. E' uno che cura i dettagli: vuole che tutto sia perfetto anche in allenamento".
Il tecnico di recente ha definito Dzeko "molle": "Vuole sempre di più da me e da tutta la squadra. Noi siamo giocatori e ragazzi, viviamo di emozioni. Quindi mi piacerebbe sentire ogni tanto da lui anche qualche complimento. Di aver fatto bene. Ma io non ho nulla contro Spalletti. Voglio fare sempre di più. Quello che mi dice è uno stimolo".
Il modello di Edin è presto svelato: "Vero, non mi sento prima punta. Non sono un attaccante che resta in area di rigore ad aspettare. Mi piace partire da dietro, giocare con e per la squadra. Fare gli assist. Quando ero piccolo facevo l’ala destra, il mio idolo era Shevchenko. Sono impazzito per lui quando segnò la tripletta col Barcellona al Camp Nou".
Il 9 giallorosso ha rispedito al mittente le sirene cinesi: "Penso che nella vita c’è solo una carriera. Io non mi sento ancora vecchio, voglio giocare tanto e ad alti livelli. Per me questo è più importante del resto. Anche dei soldi. Io ho guadagnato bene e sono felice così. Ho scelto di rimanere qui per vincere pure con la Roma".
