Puntare, trattate, portare nella propria squadra. In mezzo, però, tante possibili svolte. In un universo parallelo sicuramente Didier Drogba, attaccante invoriano tra i più forti del nuovo millennio, ha giocato anche a Bergamo trascinando l'Atalanta tra le grandi. Non nel nostro.
La carriera di Drogba è stata legata soprattutto ai trionfi con il Chelsea, ma durante i suoi anni da calciatore ha avuto il modo di girare il mondo tra Cina, Turchia e Canada. Non Italia, di cui si è spesso parlato (soprattutto nelle stagioni post Blues), senza però un risultato finale effettivo.
Proprio dopo il periodo Chelsea, Drogba sarebbe potuto finire a Bergamo, come confessato dall'ex direttore sportivo dell'Atalanta, Sartori, al Corriere dello Sport:
“L’avevamo già preso. Saltò per un’inezia. Adesso non ricordo quanto lo avremmo pagato, non voglio sforzare troppo la memoria".
Arrivato a Bergamo nel 2014, Sartori ha provato ad ingaggiare Drogba negli ultimi anni della carriera, quelli passati in Canada e negli Stati Uniti. Un periodo in cui il team nerazzurro veleggiava nelle zone calde della zona retrocessione, prima dell'arrivo di Gasperini e dela nascita dell'Atalanta come squadra big.
Inizialmente al Levallois nella quarta serie francese, Drogba era salito di categoria dopo essere tornato al Le Mans, il suo club d'appartenenza. Da qui il Guingamp, il Marsiglia e dunque il Chelsea, per diventare implacabile tra Premier e Champions League, conquistata sotto Roberto Di Matteo.
A Londra l'ex Shanghai ha segnato 164 reti. Appesi gli scarpini al chiodo, Drogba è entrato nella giuria del Pallone d'Oro, per il quale è stato più volte nominato senza però avvicinarsi mai ad un trofeo continuamente nelle mani di Cristiano Ronaldo e Messi.


