In campo per Cagliari-Inter e Verona-Milan. Daniele Doveri è stato il fischietto più chiacchierato nell'ultima parte di Serie A. Tra decisioni, polemiche, VAR e moviole, Doveri ha fatto parlare di sè a lungo nella seconda parte del campionato 2021/2022.
Il 44enne della sezione arbitrale di Roma 1 è stato intervistato da Italia 7, in occasione della trasmissione '30° minuto'. Sulla Serie A appena passata e sul mondo arbitrale. Tema principale è ovviamente il VAR:
"Una volta dovevi gestire la frustrazione dei calciatori. Oggi hai un collega che ti dà conferma su alcuni episodi e ti senti più tranquillo, perché se sbagli vieni chiamato. Ma dà grossa tranquillità anche ai calciatori. Agevola lo svolgimento delle gare. Saper di poter correggere una decisione mi fa stare molto tranquillo".
Il rapporto con gli allenatori:
"L’approccio è quello di non essere invadenti quando fanno il proprio lavoro, se un mister dà disposizioni tecniche non vado a dirgli che è fuori dall’area tecnica di un metro. Poi qualche volta le panchine trasmettono nervosismo e in quel caso dobbiamo prendere provvedimenti".
Poi una decisa apertura alla possibilità che gli arbitri possano dirigere le squadre appartenenti alla propria città d'origine:
"Sarebbe un grosso passo in avanti dal punto di vista culturale. Siamo dei professionisti. Per noi è indifferente arbitrare a 10 o 1000 km da casa. All'estero viene fatto normalmente".
Al vaglio c'è anche la possibilità di coinvolgere maggiormente i calciatori al fine di diminuire gli episodi di nervosismo, viziati dalle eccessive proteste in campo:
"Credo che a volte le proteste nascano dalla non conoscenza. Dare a qualche ragazzo la possibilità di conoscere il regolamento e come si vive una partita cambiando la prospettiva, fa sì che quegli stessi ragazzi capiscano la difficoltà del ruolo e che l’arbitro non è un nemico ma uno che vive la loro stessa passione".


