E’ considerato uno dei più grandi dirigenti in assoluto della storia del calcio italiano, un uomo che grazie al suo straordinario lavoro ha contribuito a spingere il Milan sul tetto del mondo.
Diventato amministratore delegato del club rossonero nel marzo del 1986, Adriano Galliani nel corso della sua lunghissima carriera ha visto approdare all’ombra del Duomo alcuni tra i più grandi campioni del pianeta.
Lo stesso Galliani, parlando a Sky, ha spiegato a quali delle tante stelle che ha portato al Milan è più legato.
“Quando arrivammo il Milan aveva problemi economici, ma dal punto di vista della squadra c’era già una base importante. Prendemmo subito Gullit e Van Basten e l’anno dopo arrivò anche Rijkaard. Avevamo già una grande difesa e aggiungemmo al gruppo altri campioni. Kakà mi è sempre rimasto nel cuore, lui è anche tornato poi al Milan. Shevchenko è stato immenso, ma lo stesso vale anche per Ronaldinho, Weah, Boban, Savicevic… . Sono davvero tanti”.
Tanti sono stati i colpi piazzati, ma per forza di cose c’è anche qualche rimpianto.
“Doveva arrivare Tevez, ma poi non è mai arrivato. Roberto Baggio l’avevamo preso già cinque anni prima di quello che fu il suo approdo al Milan. Provammo a prendere anche Del Piero prima che andasse alla Juventus ed è uno dei due giocatori che rimpiango di più. Il Padova ce lo offrì ma voleva 5 miliardi, una cifra importantissima per un ragazzo così giovane e non me la sentii. Discorso analogo vale per Cristiano Ronaldo: aveva 16 anni, il Milan era al top e lo Sporting Lisbona ci chiese qualcosa come 16 o 17 miliardi. Braida spingeva, ma per me era una cifra mostruosa per un ragazzino. Anche Totti è stato corteggiato da noi per tanto tempo, lui però non ha mai voluto lasciare la Roma”.
Tra le cessioni più clamorose spicca invece quella di Ibrahimovic al PSG.
“Noi Ibra lo cercammo già quando era all’Ajax, allora però segnava poco. Migliorò tantissimo con Capello e Galbiati e nel 2006 trovano un accordo con lui, il Milan però si trovò a fare i conti con Calciopoli e quindi tutto saltò. Lo cedetti nel 2012 e non mi parlò per diverso tempo, questa anche perché gli avevo promesso che mai l’avrei venduto. Era tutto legato a motivi di bilancio, per lo stesso motivo dovemmo rinunciare anche a Thiago Silva”.




