Chi, nonostante il curriculum, nonostante l'importanza per Montpellier, Arsenal, Chelsea e per la Francia, insomma, nonostante tutto nutriva ancora dei dubbi sulle potenzialità e sulle qualità di Olivier Giroud, dovrà ricredersi, crollando di fronte all'evidenza, alla realtà, da molti già riconosciuta: il francese è stato fondamentale ovunque.
Non possiamo ancora dire se lo sarà per il Milan, dato che dopo due partite ufficiali sbilanciarsi in tal modo sarebbe a dir poco esagerato, ma esistono inizi peggiori. Se l'ottimo esordio in Serie A a Genova contro la Sampdoria offriva già diversi spunti positivi relativi alla sua prestazione, figuriamoci il debutto a San Siro contro il Cagliari.
Perché, in fondo, da quelle parti il pensiero è sempre stato rivolto, negli ultimi anni, al numero 9: alla grande tradizione che nell'ultimo periodo si è trasformata in maledizione. Alle illusioni donate da alcuni attaccanti che sembravano poter sfatare il mito e alle speranze dedicate ad essi.
Per dimostrarsi "il prescelto", Giroud, ha ancora parecchio da fare. Però, però. Quel che accade al 24', con la prima delle due reti personali della serata, è il principio di un doppio progetto personale per il francese: da un lato quel che abbiamo già accennato, la conferma che sì, la maledizione del numero 9 può essere risolta.
"Ho sentito che c'era qualcosa di strano riguardo al numero 9. Non sono un tipo superstizioso: anzi. Non è una questione di numero, riguarda me: il numero sta dietro la maglia. Sono molto onorato di vestirla, perchè sono cresciuto con Van Basten, Papin e Pippo Inzaghi".
Dall'altro, invece, la dimostrazione che in tanti, troppi si sbagliavano: che ormai basta prendere in mano statistiche e numeri, goal e assist, per decidere se un attaccante sia più o meno forte. Per fortuna, il calcio non vive di soli dati.
Giroud è qualcosa in più: è l'elemento che più tra tutti, nelle squadre in cui ha giocato, è stato preferito per l'abilità di favorire il gioco e la manovra della formazione di riferimento (i Mondiali del 2018 sono l'esempio chiaro e diretto di quest'aspetto).
Un attaccante diverso, che però non rinuncia all'istinto che accomuna tutti i centravanti: gonfiare la rete, in un modo o in un altro. Esordio in casa con doppietta come Mario Balotelli in rossonero nel 2013. Niente male.
"Il rigore? Poteva batterlo Theo, ma da attaccante volevo segnare".
E ci sta, perché anche questo è Olivier Giroud: la doppietta a San Siro è solo l'ennesima prova del suo valore, anche di fronte ai dubbi, ingenerosi e ingiustificati. Perché, in fin dei conti, Giroud non deve dimostrare nulla a nessuno, visto quel che ha vinto. Ma se ce ne fosse ancora bisogno, eccolo lì: pronto a rispondere. Come fatto contro il Cagliari, e non solo.




