Metti Londra, metti la Premier, metti il caro vecchio Upton Park e soprattutto, metti Paolo Di Canio. Uno sanguigno, un gladiatore che non tira mai indietro la gamba, l'idolo dei tifosi del West Ham. Ne sa qualcosa Frank Lampard, che a inizio carriera viene travolto dalla trance agonistica dell'ex compagno.
Parliamo di 20 anni fa, più precisamente del 12 febbraio 2000: Di Canio è un 32enne ancora affamato di successo, mentre Lampard di primavere ne ha 22 e sta muovendo i suoi primi passi nel calcio dei grandi.
West Ham contro il modesto Bradford, un match sulla carta non proprio d'élite trasformatosi in qualcosa di epico, storico: gli ospiti esagerano portandosi sul 2-4 in casa degli Hammers, ma non fanno i conti con la furia un Di Canio ai ferri corti con l'arbitro Neale Barry capace di negargli tre falli in area solari.
Paolo si arrabbia, polemizza, travolge tutti, decide che quella partita non può finire così e suona la carica. A farne le spese è Lampard, che quando Barry al 65' finalmente assegna un rigore ai londinesi con personalità si presenta sul dischetto per riaprire i conti.
No caro Frank, quel penalty è di Di Canio. L'attaccante italiano si catapulta sul punto di battuta, ne dice quattro al povero Frank a caccia della giusta concentrazione per non sbagliare e gli scippa il pallone dalle mani.
Dito puntato contro il viso di Lampard, sfera che cambia proprietario e goal del 3-4 firmato Di Canio. Upton Park impazzisce, comincia a crederci, si fa ingolosire e trascinare dalla voglia di rimonta del suo numero 10. Un 'mood' trasmesso come meglio non si può, perchè il West Ham ribalta il Bradford e vince 5-4. Clamoroso.
Com'è possibile? Nel racconto di Harry Redknapp, allora tecnico degli Hammers nelle cui gerarchie il primo rigorista tra l'altro era proprio Di Canio, c'è l'essenza di quella folle giornata.
"Stavamo perdendo 4-2 e l’arbitro non ci fischiò l’ennesimo rigore su Di Canio. Così Paolo, arrabbiatissimo, venne verso la panchina facendo il gesto del cambio e urlando come un matto 'I don’t play! I don’t play', si sedette a terra e si slacciò pure le scarpe".
"Dopo pochi istanti però, dagli spalti cominciano tutti a cantare 'Paolo Di Caniooo, Paolo Di Caniooo!'. All’improvviso cambia espressione, salta in piedi, e rientra in campo. Dopo pochi minuti, l’arbitro ci concede un rigore: Lampard prende il pallone, ma Di Canio arriva e glielo toglie. Frank insiste, ma Paolo gli urla di lasciare il pallone. Era un tirarsi continuamente la palla tra di loro…".
"Piazza il pallone, prende la rincorsa e tira con tutta la sua rabbia, segnando. Poi, poco più tardi, dopo il 4-4 di Joe Cole, Paolo riceve palla a metà campo, salta due avversari e mette al centro, facendo segnare proprio Lampard... 5-4! Fu incredibile".
Goal, assist per la rete decisiva e una folla ai suoi piedi: la lite con l'attuale allenatore del Chelsea è solo uno dei tasselli per i quali Di Canio nella Londra 'dei martelli' - dove si ferma dal '98 al 2003 - è un'icona.
" Quel West Ham era forte, c’erano molti giovani talenti: Lampard, Ferdinand, Joe Cole, Carrick, Sinclair, James, Kanoutè. Io ero la chioccia e poi diventai anche capitano".
"Lì ho trovato l'atmosfera giusta, perchè venivo capito. Quando dicevo qualcosa non era per rovinare il clima ma per aiutare: questo veniva colto".
Tra Di Canio e il West Ham è un amore viscerale, testimoniato da un passaggio della sua biografia.
"Porterò per sempre questa società nel mio cuore, qualsiasi cosa dovesse succedere. Saprò sempre di avere una seconda casa".




