Scontroso, irascibile, discutibile. Sul Paolo Di Canio giocatore si è discusso fin troppo e la fama di 'bad boy' lo ha sempre preceduto, soprattutto durante gli anni trascorsi in Inghilterra. Eppure l'ex attaccante non è ricordato soltanto per le bravate commesse in campo, ma anche per un gesto di cui ancora oggi si parla a distanza di 20 anni.
Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna compiere un excursus per contestualizzare al meglio l'evento, accaduto il 16 dicembre 2000 al 'Goodison Park' di Liverpool; la partita in questione è quella tra l'Everton padrone di casa e il West Ham, squadra che annovera tra le proprie fila proprio Di Canio.
La sfida è sentitissima, la posta in palio è elevatissima e la tensione si taglia a fette. Poco prima del 90' il risultato è sull'1-1 e solo un episodio può far svoltare il match in un senso o nell'altro: gli ospiti spingono alla ricerca del goal che regalerebbe i tre punti e la gloria nel 'Best of the rest', nome con cui viene chiamato lo scontro tra i 'Toffees' e gli 'Hammers'.
L'azione che può cambiare le carte in tavola si sviluppa sulla fascia destra, dove Paul Gerrard, portiere dell'Everton, esce in maniera 'kamikaze' per anticipare con un'uscita disperata il diretto avversario: un colpo fortuito lo mette fuori causa per il prosieguo dell'azione, ma l'arbitro non ravvede alcuna scorrettezza e decide di lasciar continuare il gioco.
La porta è sguarnita e Sinclair, con un cross di prima intenzione, si accorge all'istante della presenza di Di Canio in area di rigore: il pallone, effettivamente, giunge al destinatario che però sorprende tutti con una mossa del tutto inaspettata.
Nessun colpo di testa verso la porta spalancata, nessun controllo e tiro: sarà forse a causa dello spirito natalizio incombente, ma Di Canio il pallone lo stoppa con le mani, indicando subito l'avversario a terra bisognoso di cure mediche. L'espressione in viso di compagni e avversari è esterrefatta: da un lato l'incredulità per non aver sfruttato un'opportunità unica che avrebbe consegnato la vittoria, dall'altro l'ammirazione e i complimenti.
Di Canio ha ricordato proprio quel giorno in un'intervista concessa a 'Sky Sport' nel 2017, spiegando il perché di un gesto valsogli il premio 'Fair Play' dell'anno e il tributo dell'allora presidente della FIFA, Joseph Blatter.
"Devo dire la verità: non avrei mai potuto segnare. Sono sempre stato una persona buona. Col portiere stramazzato a terra e impossibilitato a prendere il pallone, ho preferito fermarlo con le mani. Perché? Nel periodo di Natale si è tutti più buoni. Lì si è vista la vena docile e gentile del signor Paolo Di Canio. E' un ricordo molto bello, ancora oggi ricevo dei messaggi da alcuni tifosi dell'Everton che ricordano con affetto quel gesto. Essere ricordati per qualcosa di bello non è male".
Getty ImagesMa i tifosi del West Ham e, soprattutto, i compagni di Di Canio, come la presero? Davanti alle telecamere non emerse una rabbia particolare ma, come raccontato nel 2019 dall'ex tecnico dei londinesi, Harry Redknapp, il clima negli spogliatoi subito dopo il fischio finale non fu dei più rilassanti.
"Oh mio Dio! Il giorno in cui prese la sfera con la mano per permettere i soccorsi a Paul Gerrard, uscii dal campo con un'espressione a voler dire 'ma cosa ha fatto?'. Stuart Pearce arrivò negli spogliatoi come un fulmine e mi disse: 'Tenetemelo lontano altrimenti lo ammazzo, gli strappo via la testa!'".
Redknapp cercò di non far trasparire nulla nell'intervista con i media successiva alla partita, annuendo ai propositi pacifici esternati dai giornalisti.
"Due minuti dopo avevo l'intervista in diretta su Sky e il giornalista mi disse: 'Che gran giornata per il calcio! Devi proprio essere fiero di Di Canio!'. E io: 'Beh sì, è meraviglioso'. In realtà volevamo tutti ucciderlo".
Alla fine il West Ham terminò quel campionato con una tranquilla salvezza e Di Canio chiuse la stagione con 12 reti realizzate in tutte le competizioni: che avrebbero benissimo potuto essere 13, se solo non si fosse visto il suo lato mite in quel freddo pomeriggio di Premier League.
