"Ci hanno costretto a scappare come i ladri, ma noi abbiamo lavorato. I ladri, i delinquenti sono i russi che ci hanno invaso", l'esperienza, chiaramente, non è stata delle migliori. Anzi. L'incubo in Ucraina non è ancora finito, ma Roberto De Zerbi e il suo staff da settimane sono ritornati in Italia.
Ai microfoni de "La Gazzetta dello Sport", l'allenatore dello Shakhtar Donetsk ha raccontato la fuga e il "dopo", citando gli sviluppi calcistici relativi al conflitto tra Russia e Ucraina.
"Mi hanno cercato delle squadre all’estero, non ho voluto neanche parlarne. Sì, abbiamo ricevuto una lettera con cui il club ci “libera”, ma ora non ho l’animo. Non riesco a pensare a un’altra squadra: ho fatto sette mesi in un Paese, non si cancellano in dieci giorni. Anzi: se dovesse riprendere prima o poi il campionato ucraino, mi piacerebbe fare un altro anno allo Shakhtar. Ha la priorità assoluta, aspetto finché ci sarà la possibilità di tornare. Anche senza i brasiliani, anche se non volessero o potessero puntare a vincere sarebbe importante, perché ci hanno costretto a scappare come i ladri, ma noi abbiamo lavorato. I ladri, i delinquenti sono i russi che ci hanno invaso".
Anche senza i brasiliani, sì: perché dopo il "via libera" concesso ai giocatori, diversi club si sono mossi per ingaggiarli.
"I brasiliani sono depressi, vogliono giocare: qualche squadra mi ha chiamato e mi ha dato fastidio. Ho avvertito i ragazzi e gli ho detto 'non sbagliate a firmare quando i vostri compagni sono sotto le bombe, vi comportereste male'. Mi hanno risposto: 'Ok mister'".
L'esperienza, comunque, sia dal punto di vista calcistico che personale ha segnato De Zerbi.
"Eravamo primi a 12 giornate dalla fine: se ci dessero il titolo a tavolino non lo vorrei. Da un giorno all'altro si è sfasciato tutto, questa cosa mi distrugge. Gli ucraini non li avevo capiti, perché ero immerso nel calcio. Pensavo fossero freddi, chiusi, diffidenti, ma questa guerra mi ha fatto capire il loro orgoglio. Mi ha dato fastidio che non abbiano permesso agli atleti paralimpici russi di gareggiare a Pechino: hanno un’occasione di riscatto ogni quattro anni e gliel’hanno tolta. Come vedere il campionato russo continua mi fa ribollire il sangue: Dinamo Mosca e Sochi erano nel nostro hotel ad Antalya (nel ritiro in Turchia, ndr). Loro giocano e noi siamo bombardati: non è giusto. E nessuno dei grandi nomi dello sport russo si è espresso contro la guerra. Esporsi a volte è un dovere".
