Vincere è sempre bello, ma farlo con un solo goal in più a prescindere dal livello degli avversari è allo stesso tempo gratificante e rischioso: ne sa qualcosa la Juventus, massima esponente del 'corto muso' varato dal suo condottiero Massimiliano Allegri.
Una filosofia completamente all'opposto di quella vigente in Olanda, dove il risultato è sì importante ma neanche tanto, se paragonato alla qualità della prestazione offerta: questa è la scuola da cui proviene Matthijs De Ligt che, ai microfoni di 'Paramount Plus', ha evidenziato la profonda differenza di pensiero tra i due movimenti.
"In Italia ogni gara è difficile. All'Ajax se vincevamo contro la quindicesima con un risultato inferiore al 2-0, i tifosi erano delusi. Al mio primo anno di Juve sono rimasto sorpreso nello scoprire che la gente era felice anche per un 1-0 contro l'ultima in classifica. Io avrei voluto segnare di più ma loro no, erano contenti così perché il livello delle squadre che lottano per salvarsi è più alto".
De Ligt è stato catapultato in un mondo tutto nuovo nell'estate del 2019: tanto rispetto per Buffon e Ronaldo, due ex leader dello spogliatoio bianconero.
"All'inizio non era facile, io sono un ragazzo molto rispettoso. Forse anche troppo. Poi ho capito che siamo tutti parte della stessa squadra e quindi si diventa colleghi o ottimi amici".
L'Oscar per la simpatia va a Weston McKennie.
"McKennie è il più simpatico, senza dubbio. E' divertente, sembra che viva in un mondo a parte. Ogni squadra ha bisogno di un giocatore così, che faccia divertire i compagni. Inoltre è migliorato tanto anche in campo".
