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Sarri De Laurentiis NapoliGetty Images

De Laurentiis infiamma Napoli-Juve: “Sarri mi fece incazzare con la scusa dei soldi”

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La volata che porta dritta alla finale di Coppa Italia è già partita, non resta che attendere l’attesissimo fischio d’inizio. Il prossimo 17 giugno Napoli e Juventus si contenderanno il primo trofeo ‘post Covid’ e lo faranno sapendo che probabilmente in palio c’è più che la semplice possibilità di arricchire la bacheca.

All’Olimpico infatti si affronteranno due squadre che nel corso delle ultime stagioni spesso si sfidate per la conquista dei più importanti riconoscimenti in Italia e alla guida dei bianconeri ci sarà quel Maurizio Sarri che per tre anni ha allenato un Napoli che non ha vinto, ma che verrà per sempre ricordato come uno dei più belli di sempre.

Il presidente del club partenopeo, Aurelio De Laurentiis, in un’intervista rilasciata al ‘Corriere dello Sport’, ha parlato proprio di Sarri e ricordato quel clamoroso divorzio che per molti a Napoli è ancora una ferita aperta.

“Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi, mi costrinse a cambiare, e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società”.

Il Napoli di Sarri è ricordato come una macchina quasi perfetta, ma De Laurentiis ha ricordato quelli che furono i meriti suoi e della società.

“È diventato il deus ex machina, ma anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuaìn? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me”.

Dopo l’addio di Sarri, De Laurentiis decise di ripartire da Carlo Ancelotti.

“Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui””.

Da dicembre sulla panchina del Napoli siede Rino Gattuso.

Ci eravamo rivisti al compleanno di Ancelotti, da Mammà, a Capri. Una tavolata di quaranta metri, Carlo aveva invitato il mondo, amici, ex compagni, sembrava un matrimonio, io e Carlo ai lati. Rino era seduto vicino a lui. Me l’ero immaginato diverso, ho scoperto un grande conversatore, molto presente a se stesso e in grado di affrontare tutti i temi possibili. Ci siamo intrattenuti a parlare per le tre ore della serata. Dopo il disguido del ritiro-non-ritiro gli ho telefonato e gli ho detto: “Rino, stai calmo, non prendere nessuna decisione se ti chiama qualcuno, stai fermo”. La sera della partita di Champions, dove peraltro abbiamo vinto, ho invitato Carlo a cena per spiegargli che avevo deciso di cambiare, anche per conservare la grande amicizia tra noi... Napoli è la parte migliore della mia vita. Io amo due sole città, i miei due posti, non esiste un altrove, Napoli e Los Angeles. Per stare vicino alla squadra ho appena deciso di affittare una villa di Capri e di trasferirvi gli uffici della Filmauro, del cinema e del calcio”.

Con Gattuso il Napoli è tornato a quel 4-3-3 che era un marchio di fabbrica di Sarri.

“La squadra aveva dimenticato il 4-3-3 sarriano, a Rino ho chiesto la riverginazione di quel modulo, anticipandogli che lo scotto da pagare sarebbero state tre, quattro sconfitte di fila. Ne ha perse di meno. Carlo, come mio padre, era l’ambasciatore, io e Rino siamo molto simili, due guerrieri, due che non le mandano a dire, due condottieri”.

Nel corso della stagione spesso si è parlato della possibile riconferma di Gattuso e De Laurentiis non sembra avere dubbi a riguardo.

“Gli avevo fatto un contratto di un anno e mezzo nel quale era contemplata la via di fuga per entrambi. Non abbiamo avuto bisogno di ricorrervi. Se facciamo bene in coppa Italia e in Champions e recuperiamo qualche posizione in campionato, gli do appuntamento a inizio agosto a Capri dove potremmo parlare di un allungamento di tre, quattro stagioni. Carlo Verdone è con me da vent’anni, in esclusiva. Tra persone che si stimano i contratti hanno un valore relativo, contano le motivazioni, gli stimoli, ognuno deve essere libero di decidere se proseguire o meno”.

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