35. Un numero tutt'altro che casuale. 35 come i minuti giocati da Rafael Leao nel derby di domenica contro l'Inter, sfociato nella quarta sconfitta consecutiva per il Milan tra campionato e Coppa Italia.
Un momento delicatissimo per i rossoneri, probabilmente uno dei più complicati della gestione di Stefano Pioli, fotografato dalla situazione, decisamente ingarbugliata, che vede protagonista il numero 17 milanista.
Il portoghese, relegato inizialmente in panchina, è entrato in camp ad inizio ripresa al posto di uno spento Origi, senza mai avere concrete possibilità di rianimare un match di fatto sempre in pugno ai nerazzurri nonostante il risultato di misura.
Quanto verificatosi in occasione della stracittadina milanese, però, non è stata di certo una novità per il classe 1999. Quantomeno se analizziamo i recenti sviluppi.
La svolta tattica operata da Pioli nelle ultime settimane, con il passaggio dal collaudato 4-2-3-1 ad un 3-5-2 di maggiore accortezza, ha finito inevitabilmente per tarpare le ali all'asso lusitano che in panchina ci era finito anche nel giorno della debacle di San Siro contro il Sassuolo.
Anche in quel caso Leao entrò a gara in corso senza mai riuscire ad illuminare uno dei pomeriggi più cupi del presente rossonero. Un presente che ha visto minato quel castello di certezze che il club meneghino era riuscito sapientemente a costruire nell'ultimo biennio.
Di conseguenza, il momento vissuto da Leao - indubbiamente non al top della forma - non è altro che lo specchio di una situazione generale che soltanto un mese fa sarebbe stata impronosticabile.
La vittoria contro la Salernitana - manco a dirlo con Leao in goal - è stata sin qui l'unica del 2023. Da quel momento il buio totale: 5 sconfitte e 2 pareggi nelle seguenti sette uscite ufficiali. Morale della favola, un quadro allarmante.
Contesto nel quale è rimasto imbrigliato nientemeno che il leader tecnico rossonero, difettare in termini di incisività e centralità all'interno dello scacchiere milanista. Le recenti panchine e la svolta tattica operata da Pioli aprono inevitabili interrogativi sia sul presente che sul futuro.
GettyFuturo che, in questo caso, fa rima con rinnovo. Il contratto di Leao, infatti, scade a giugno del 2024, ma la trattativa finalizzata al prolungamento del suo legame con il Diavolo appare piuttosto impervia. Prima, però, c'è da mettere mano all'estrema attualità.
Pioli ha dichiarato nel post derby che l'esclusione del portoghese dall'undici titolare è stata una scelta ponderata e accuratamente valutata in base a quanto osservato durante la settimana:
"Ha un grandissimo potenziale, la scelta di giocare due attaccanti vicini era stata fatta per mettere in difficoltà l'Inter anche se non ci siamo riusciti. Tornerei indietro per farlo giocare dall'inizio in questa gara? No, le scelte che ho fatto sono le migliori per quello che ho visto durante la settimana".
In estrema sintesi: urge un cambio di rotta. Per rimettere in moto la macchina, il Milan non può prescindere dal suo elemento più rappresentativo. Oggi forse meno abbagliante rispetto ai suoi abituali standard, ma pur sempre un fattore a cui aggrapparsi.
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