Esistono storie che sarebbe più giusto chiamare favole soprattutto in un contesto, come quello calcistico, nel quale si verificano davvero di rado. Tante parole sono state spese sul Leicester di Claudio Ranieri, un po’ meno – ma comunque non poche – per l’impresa compiuta ad Euro 2004 dalla Grecia .
Ma, probabilmente, all’interno dell’enorme biblioteca colma di tomi di antologia calcistica, la favola più romantica è quella scritta nel 1992 dalla Danimarca di Richard Moller-Nielsen e alla quale, forse, non è stato dato il dovuto risalto. Tuttavia, quanto accaduto in Svezia in occasione degli Europei disputati 25 anni orsono, ha tutti i connotati del miracolo sportivo, dell’impossibile che diventa possibile, del colpo di scena degno di una sceneggiatura da Oscar.
GettyMa riavvolgiamo il nastro e torniamo al 1992. In estate sono in programma i Campionati Europei ma, proprio in quei mesi, è l’Europa a cambiar volto radicalmente. Da una parte la firma del Trattato di Maastricht, dall’altra i focolai indipendentisti che mutano, passo dopo passo, la cartina politica del “Vecchio Continente”: è un periodo di transizione per molti Paesi, un periodo infernale per la Jugoslavia.
La Nazionale guidata da Ivica Osim e reduce dalla brillante esperienza ad Italia ’90, conquista la qualificazione per la rassegna continentale ma è costretta a rinunciare. In un Paese travolto da bombe e spari, c’è poca voglia di pensare al calcio ed è giusto così.
L’Uefa, dal canto suo, deve preoccuparsi di scongiurare l’ipotesi di dar vita ad un Europeo ‘monco’ e allora, appena undici giorni prima della gara inaugurale, invita la Danimarca a sostituire la Nazionale jugoslava. I danesi, che avevano chiuso proprio alle spalle di Savicevic e compagni il Gruppo 4 di qualificazione alla manifestazione, erano in pieno clima di vacanza ma, in quattro e quattr’otto si radunarono per prendere parte alla manifestazione.
Getty Images“Avevo in programma di cambiare lea cucina di casa, ma mi hanno chiamato per giocare in Svezia”, fu la dichiarazione rilasciata dal c.t. Richard Moller-Nielsen e che perfettamente sintetizza il clima di improvvisazione che si respirava in casa danese.
La Danimarca, però, aveva da riscattare la mancata qualificazione ai Mondiali del ’90 e ritrovarsi improvvisamente alla fase finale degli Europei era un’occasione impossibile da gettar via. Non la pensò così, però, Michael Laudrup : il fuoriclasse scandinavo, all’epoca in forza al Barcellona, decise di rinunciare alla manifestazione per via dei complicati apporti col selezionatore.
Accettò invece di prendere parte alla spedizione il fratello Brian che, insieme al leggendario Peter Schmeichel , rappresentava il fiore all’occhiello della squadra.
La Nazionale danese, considerata da molti un semplice “tappabuchi”, si rivelò invece una variabile impazzita. Laudrup e compagni riuscirono dapprima a conquistare la qualificazione in semifinale estromettendo Francia ed Inghilterra, poi addirittura ad avere la meglio sulla favoritissima Olanda , tradita proprio da Marco Van Basten ai calci di rigore.
In finale, poi, l’apoteosi: il 2-0 sulla Germania che consegnò per sempre alla storia quella Nazionale messa in piedi per onorare il torneo e che invece di onori fu meritatamente ricoperta.


