L'estate del 2021 ha proiettato la Nazionale italiana sul tetto d'Europa. L'Italia, guidata da Roberto Mancini, ha trionfato a Euro 2020 superando l'Inghilterra ai rigori nella finalissima di Wembley. Per alcuni degli Azzurri presenti in quell'indimenticabile notte dello scorso 11 luglio si è trattato dell'ennesimo sigillo da aggiungere ad una carriera pluridecorata di titoli, per altri, invece, si è trattato di uno dei primi o dei pochi trofei da custodire gelosamente nella bacheca personale.
Tra questi c'è ovviamente Bryan Cristante, centrocampista della Roma, capace di scendere in campo - sempre da subentrato - in tutte le tappe della cavalcata continentale azzurra, eccezion fatta per la semifinale contro la Spagna. Per il classe 1995, quello sollevato al cielo di Londra è in realtà il terzo trofeo in carriera. Per i primi due bisogna riavvolgere il nastro alla stagione 2014-2015. Cristante è reduce dalla sua prima annata a tempo pieno con la maglia del Milan, nonostante l'esordio assoluto fosse maturato il 6 dicembre 2011, a soli 16 anni, nel match di Champions League contro il Viktoria Plzeň.
“L’esordio contro il Viktoria Plzen, una grandissima esperienza per me, l’inizio del mio percorso, la primissima presenza in prima squadra, da cui è partito tutto. A sedici anni non mi sono neanche reso conto di aver esordito in Champions League, mi ha aiutato molto farlo così presto in una squadra come il Milan”. Le parole del calciatore di San Vito Tagliamento a ‘VivoAzzurro.it’.
Ad un esordio a tinte rossonere così precoce, segue un’annata decisamente tribolata con la casacca del Diavolo, scandita dall’esonero di Massimiliano Allegri prima di Natale e dall’arrivo in panchina della vecchia gloria del club Clarence Seedorf, poi culminata con un amaro ottavo posto in campionato che significa mancata qualificazione alle coppe europee per l’anno successivo.
GettyPer Cristante è comunque l’anno della vera presa di contatto con il vertice del pallone nostrano: il 13 ottobre 2013 calca per la prima volta un campo di Serie A giocando quattro minuti al Bentegodi di Verona contro il Chievo, sfida conclusasi sul risultato di 0-0. All’imbocco dell’anno nuovo, il 6 gennaio 2014, debutta da titolare in massima serie segnando anche il suo primo goal da professionista nel tris che i rossoneri rifilano all’Atalanta. Lo stesso avviene sei giorni più tardi quando Allegri gli affida nuovamente i gradi da titolare contro il Sassuolo: è suo l’assist - il primo in carriera – per l’illusorio 2-0 di Balotelli, prima che il ciclone Berardi si abbatta sul Milan mettendo fine all’avventura del tecnico toscano sulla panchina meneghina.
L'era Seedorf, invece, inizia ufficialmente il 15 gennaio in occasione degli ottavi di finale di Coppa Italia contro lo Spezia a San Siro. Le reti di Robinho, Pazzini e Honda piegano la resistenza ligure e Cristante archivia un'altra serata che lo vede in campo per tutti i novanta minuti di gioco. Sembra il prologo ad una seconda parte di stagione da protagonista, ma un infortunio alla tibia lo mette ko praticamente fino al termine della stagione. E la gara con lo Spezia rimarrà la sua ultima uscita in rossonero.
Proprio così, perché l'estate successiva - precisamente all'ultimo giorno di calciomercato - prende forma uno scenario fino a quel momento tutt'altro che preventivato: Cristante viene ceduto al Benfica a titolo definitivo per un esborso pari a 6 milioni di euro. Sempre in quelle frenetiche ore, il Milan annuncia l'ingaggio di Fernando Torres e nel giorno della presentazione dell'attaccante spagnolo, l'ex Amministratore Delegato, Adriano Galliani, torna sull'operazione perfezionata sulla tratta Milano-Lisbona:
"Cristante voleva andare, si sentiva poco impegnato e tutto è nato da lui. Io gli ho proposto il prestito ma lui ha voluto essere ceduto all’estero, in quel momento è nata l’idea Bonaventura. Auguro al ragazzo di diventare un campione, lo pagammo 25.000 euro, ora abbiamo un calciatore con esperienza ma comunque giovane".
Il Milan è già il passato. Il presente ed il futuro si chiamano appunto Benfica:
"Mi hanno voluto e l’ho ritenuta un'ottima soluzione: è una squadra con molta storia, disputa la Champions League e in Portogallo è sempre tra le prime tre. Il numero 24? Era quello che avevo al Milan, era libero e ho continuato con quello".
GettyBuonissime premesse che, però, non trovano fedele riscontro sul rettangolo verde. Morale della favola, chiude la sua prima stagione giocando appena 15 partite di cui 5 in NOS Liga, 3 in Champions League, 3 in Taça de Portugal e 4 in Taça da Liga. A fine anno, il Benfica festeggia il titolo nazionale e la Coppa di Lega diventando proprio il club portoghese più titolato di sempre. Due allori nazionali che rappresentano, di fatto, i primi due trofei della carriera di Cristante, seppur vissuti con addosso gli scomodi panni dell'attore non protagonista. L'anno seguente le cose vanno addirittura peggio e dopo sei mesi, con sole cinque apparizioni a referto, fa le valigie e torna in Italia dove ad attenderlo ci sono le successive esperienze con Palermo, Pescara, Atalanta e Roma, sua attuale squadra. Poche settimane dopo il suo approdo in giallorosso, maturato nell'estate del 2018 a seguito della sontuosa annata con l'Atalanta, sarà Nuno Gomes, ex calciatore e attuale dirigente dei portoghesi, a spiegare i motivi del mancato feeling tra il centrocampista azzurro e 'O Glorioso' a 'La Gazzetta dello Sport'.
"A volte ci sono cose che non riesci a spiegare. Cristante è un bravissimo giocatore, lo era anche qui al Benfica. Forse non ha avuto il tempo e il minutaggio per imporsi, si doveva adattare al Portogallo e ad un altro calcio. Adesso sta dimostrando però che il Benfica non aveva sbagliato".
Una parentesi fugace e sfortunata, dunque, valsa comunque i primi e - ad oggi - gli unici titoli vinti a livello di club, prima della magica notte di Wembley, impreziosita da quel pallone prolungato su corner di Berardi, buono per propiziare il pareggio di Bonucci. Poi i rigori. Ed infine la festa tricolore. Questa volta sì, da protagonista.


