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Tucu Correa celebrating Verona Inter Serie AGetty

Correa a DAZN: "Nel 2013 volevo l'Inter a tutti i costi, per me è un sogno"

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All'esordio ha messo a segno due goal: ha sempre sognato la maglia dell'Inter. Il rapporto tra Joaquin Correa e la formazione di Simone Inzaghi, suo allenatore alla Lazio, è già molto stretto e solido.

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Partita dopo partita sta cercando di ritagliarsi uno spazio importante: la stagione del "Tucu" è iniziata bene.

"E' stato bellissimo perché era la mia prima partita e ci tenevo tanto a venire qui: è stato un giorno bellissimo. Mi hanno raccontato che era dai tempi di Recoba che non succedeva una doppietta all'esordio: io ero felicissimo perché abbiamo vinto. E' stato bello esordire così".

Intervistato da DAZN, Correa ha raccontato l'esperienza vissuta nel 2013, quando è stato molto vicino a vestire la maglia nerazzurra.

"La foto con Zanetti e Pereira? Nel 2013 ero un bambino che voleva venire a tutti i costi qua: quell'anno è stato troppo importante per me. Da quando sono entrato in prima squadra, in Argentina, ho sempre avuto intenzione di venire: l'Inter mi voleva, ma per una cosa o l'altra sono rimasto là. Però è stata un'emozione bellissima. Un tunnel a Walter Samuel? Non ricordo tunnel, solo qualche graffio".

Molte delle possibilità dell'argentino passano da Simone Inzaghi, che lo ha allenato in biancoceleste e che lo ha fortemente voluto in estate.

"Inzaghi? E' stato troppo importante per me: già per me era un sogno venire qua, poi con la sua chiamata ho fugato ogni dubbio. Da quando sono arrivato tutti mi hanno fatto sentire a casa, mi hanno fatto capire cos'è l'Inter e la responsabilità che abbiamo noi giocatori, difendendo una maglia troppo importante e pesante. E sono contento. Abbiamo tanti giocatori con qualità per puntare in alto. A cosa puntiamo? Dobbiamo puntare a vincere ogni partita. Giocando con giocatori così forti diventa tutto più facile: ti fanno divertire, ti fanno avere la palla sempre nel modo giusto".

Una passione che parte da lontano, quella per il calcio: tra gli idoli Maradona e Messi, e gli altri "dieci" argentini, come spiega a DAZN.

"Da piccolo non mi fermavo mai, giocavo a calcio tutto il giorno. La sera mia madre mi veniva a prendere per mangiare perché stavo fuori: è nato in strada, con gli amici. Nessuno in famiglia giocava a calcio. In Argentina siamo cresciuti con la figura di Maradona, ma vedere Messi e gli altri "dieci" è stato bello, perché ti rivedi in loro".

I due goal fanno ben sperare i tifosi dell'Inter: lui ha già messo in mostra la sua esultanza. Mano sul braccio: un gesto che ha radici profonde.

"Voglio vincere qua, con l'Argentina: poi cerco di vedere. L'esultanza? In Argentina c'era una persona che diceva a me e ai miei amici che noi che andavamo in Europa non avevamo sangue. Partì tutto da lì, dicendo che a noi, invece, il sangue scorre: lo facevamo a calcetto, e poi da lì l'ho fatto sempre".

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