Ha conquistato la Serie A con il Crotone. Ha pianto la retrocessione in Serie B. Ora Alex Cordaz, portiere degli Squali e già simbolo della squadra rossoblù di questo decennio, vuole mantenere la categoria e magari provare a risalire nella massima serie. Passata questa difficile prima parte di stagione.
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Nato a Vittorio Veneto, escludendo una parentesi di una stagione all'Acireale, Cordaz ha sempre militato in squadre del Nord Italia prima della chiamata del Crotone nel 2015.
Quando vieni a Crotone ti resta sempre qualcosa di particolare. E' un posto strano, dove c'è tanta sofferenza e malcontento. Rispetto alla mia Treviso c'è grande differenza, eppure mi sono ambientato subito.
Cordaz non riesce a spiegare bene il suo rapporto con Crotone, ma di certo è un posto che non vuole lasciare
"Ti innamori di come va la vita qui, la quotidianità, del rumore del mare. Ti innamori delle persone che ti danno una mano, ti appassioni, ti entusiasti di più quando riesci a fare qualcosa qui a Crotone".
Il suo Crotone è tutto o niente, le stagioni di metà classifica proprio non esistono nel vocabolario dei calabresi
"Siamo nati per soffrire. Quando sei il favorito è difficile, mi aspettavo delle difficoltà ma non così tante"
Cresciuto nelle giovanili dell'Inter, Cordaz ha anche fatto parte della prima squadra senza però riuscire ad esordire causa infortunio.
E' stato un privilegio giocare con quei campioni. L'infortunio alla mano fa parte del gioco, mi ricordo che parai un tiro a Recoba e fece crack. Ci furono tre operazioni, sono rimasto fermo un anno.
Molti non lo sanno, ma Cordaz è un grande appassionato di ciclismo
Il mio 71 nella maglia era dedicato a Pantani, aveva quel numero all'ultima vittoria al Tour de France. Poi ho cambiato per dare una svolta. Quando giocavo col Treviso avevo fatto fare la maglia rosa che ho usato nuovamente a Crotone. E siamo saliti in Serie A. Forse è meglio farne un'altra...
Cordaz ha sempre visto Zenga come idolo assoluto, che nella scorsa stagione ha allenato il Crotone per qualche settimana
"Sono cresciuto col suo mito, ho iniziato in porta perchè c'era lui. Ho avuto il privilegio di lavorarci insieme, è stato emozionante e gratificante. Quando all'inizio ci parlavo mi faceva strano, avevo il suo poster in camera. Ci sentiamo ancora, dispiace per come è andata l'anno scorso. Mi piaceva anche Canizares, mi facevo i capelli bianchi prima di lui...
A quasi 36 anni, Cordaz non rimpiange nulla della sua carriera. Quel che è stato è stato, quel che sarà sarà
"Ognuno alla fine ha quello che si merita. Quello che sono adesso è stato il mio percorso. Ho sbagliato e recuperato con la mia testa. A 40 anni arriva un'altra vita e sarà dura, ma per ora non so ancora cosa potrò essere dopo. Vivo per il calcio e litigare con i miei compagni. E' troppo importante"
Ho iniziato a giocare in porta perchè


