Quella che sta vivendo il Tottenham è una stagione che sin qui è stata condita da tanti alti e bassi. I risultati non sono stati all’altezza delle aspettative di molti e solo nell’ultima settimana sono arrivati due verdetti molto deludenti: l’eliminazione prima dalla FA Cup e poi dalla Champions League.
Sul banco degli imputati è finito anche Antonio Conte che, alla vigilia della sfida di campionato contro il Nottingham Forest, ha spiegato come stanno attualmente le cose.
“Il club conosce benissimo la situazione, parlo tutti i giorni con Paratici ed ho un buon rapporto con il presidente. Siamo lontano dal poter essere competitivi per vincere, ma come dico sempre ci vogliono tempo e pazienza, ma io qui di pazienza non ne vedo. Non sono stupido, non mi pendo in giro, ma se mi chiedi se sono pronto a morire per questo club, rispondo di sì”.
Ultimamente si è parlato molto del futuro del tecnico italiano.
“Di solito si firma per tre anni. Stava a me e al club vedere quale era la situazione e al club capire la mia personalità e se stiamo sulla stessa lunghezza d’onda. Dopo un anno e mezzo io conosco la società e la società conosce me, quindi la situazione è chiara”.
Conte ha spiegato qual è il problema del Tottenham.
“A volte siamo un po’ molli ed essendo io l’allenatore la responsabilità è mia. Devo migliorare la squadra e il suo spirito. Ci sono già passato”.
Dopo l’eliminazione dalla Champions per mano del Milan,Richarlison ha parlato di una ‘stagione di merda’.
“Richarlison non criticava me, ha detto "La mia stagione è di merda" e ha ragione, la sua stagione non è buona. Ha avuto molti infortuni, è andato ai Mondiali e si è infortunato di nuovo, poi ha avuto un problema alla schiena unito ad altri. Con noi ha segnato sue due goal in Champions League. E’ stato onesto nel parlare di una stagione non buona, ma non è ancora finita. Ha tempo per recuperare e se meriterà di giocare gli darà le sue opportunità”.
Il tecnico degli Spurs si è soffermato ancora sull’intervista dell’attaccante brasiliano.
“Ha capito di aver sbagliato. Quando dici ‘Io, io, io’ e non ‘Noi’, pensi solo a te stesso e sei egoista. Ripeto sempre ai miei ragazzi che per fare qualcosa di importante e lottare per dei trofei, bisogna sempre parlare di ‘Noi’ e non di ‘Io’. Ha capito quale è stato il suo errore e si è scusato. E’ una cosa positiva e mi ha dato l’occasione per ribadire l’importanza del concetto di squadra”.




