Pubblicità
Pubblicità
Vinicius Junior Paqueta BrazilGetty Images

"Conquistiamo insieme quello che sogniamo": Vinicius Júnior e Paquetá, dal Flamengo ai Mondiali

Pubblicità

Lunedì 5 dicembre, durante l'ottavo di finale stravinto dal Brasile sulla Corea del Sud, il Flamengo ha orgogliosamente twittato sul proprio account ufficiale: “Made in Ninho”. Ovvero il Ninho do Urubu, il centro sportivo dove si allenano le giovanili del Fla. Lucas Paquetá aveva appena realizzato il quarto goal contro gli asiatici, quello della definitiva goleada. E prima di lui era andato a segno Vinicius Júnior. Un uno-due a tinte gialloverdi, ma anche rossonere.

Vinicius e Paquetá si conoscono da tempo immemore. Sono cresciuti insieme, sono amicissimi. Sin dai tempi in cui entrambi vestivano la maglia del Flamengo, l'ultimo Fla forte e non vincente prima dell'abbuffata recente di trofei (un campionato, due Libertadores, una Copa do Brasil). Hanno spiccato quasi in contemporanea il volo verso l'Europa: Vini nel 2018 e Lucas qualche mese più tardi, nel gennaio del 2019. Hanno percorso strade tortuose, hanno avuto entrambi bisogno di un periodo di adattamento, ma adesso eccoli qua, perni di un Brasile che in Qatar mira dritto all'Hexa, ovvero il sesto titolo della propria storia.

Vinicius Junior Paqueta BrazilGetty Images

Paquetá, che durante l'infanzia era conosciuto come Luquinha, ha preso l'apelido dall'omonima isola, paradiso di tanti turisti, dov'è nato e cresciuto. Secondo uno dei suoi primi allenatori, “già da bambino aveva un sinistro speciale”. Il suo primo trionfo vero è arrivato nella Copa São Paulo, la celeberrima Copinha, fucina inesauribile di talenti: nel 2016 il Flamengo ha superato ai calci di rigore il Corinthians nella finalissima e una delle esecuzioni vincenti è stata proprio di Lucas.

Vinicius Júnior ha esordito nella prima squadra del Flamengo un anno più tardi, nel maggio del 2017, contro l'Atlético Mineiro. Non aveva ancora compiuto 17 anni. Quella sera Paquetá è rimasto seduto in panchina per tutti i 90 minuti, ma lo spazio e la considerazione all'interno della rosa rossonera erano già piuttosto elevati. Lucas la maglia rossonera dei grandi l'aveva indossata per la prima volta un anno e mezzo prima, poche settimane dopo la gioia della Copinha, in un 3-1 al Bangu valido per il Carioca, il torneo dello Stato di Rio de Janeiro.

A proposito delle sue prime volte: la banalità non è mai stata di casa. In quella partita contro il Bangu, Paquetá è stato inserito in campo al 68' e si è fatto ammonire un quarto d'ora più tardi. Ma è ancor più stupefacente quel che è riuscito a fare un paio d'anni più tardi, nel 2019: Tite gli ha regalato la prima convocazione con il Brasile e Lucas – maglia numero 10 sulle spalle e personalità da vendere – è andato a segno all'esordio, in un'amichevole pareggiata contro Panama.

Anche l'amico Vinicius avrebbe dovuto giocare quella partita. Pure lui, ai tempi corpo piuttosto estraneo di un impacciato Real Madrid post Cristiano Ronaldo, era stato chiamato per la prima volta da Tite. Appena saputo della convocazione congiunta, i due si erano esaltati sui social, con tanto di foto che li ritraeva abbracciati con la maglia del Flamengo: “Andiamo a conquistare insieme quello che sogniamo”. Solo che Vini si era poi fatto male nei primi minuti della gara di Champions League persa per 4-1 al Bernabeu contro l'Ajax, notte da incubo per il mondo madridista ma anche e soprattutto per lui, costretto a un paio di mesi di stop e a rimandare l'appuntamento con l'amarelinha. E pure a perdere il treno con la Copa América dell'estate successiva, vinta invece dall'amico.

Lì era già iniziata la nuova vita europea. Per entrambi. Uno al Real Madrid, l'altro al Milan. Il rimpianto, a quei tempi, era uno solo: non aver conquistato nulla di davvero importante nella comune esperienza al Flamengo. Nel 2017 il Mengão era arrivato a disputare sia la finale di Copa Sudamericana che di Copa do Brasil, perdendole però entrambe rispettivamente contro gli argentini dell'Independiente e il Cruzeiro. Aveva scoperto i due gioielli, questo sì: uno a svolazzare a sinistra, ancora un po' troppo acerbo e individualista ma dotato di colpi da campione, e l'altro a tessere la tela tra centrocampo e trequarti, compassato e delicato.

“Paquetá è il miglior amico che abbia nel mondo del calcio – ha detto Vinicius – Provo un grande affetto nei suoi confronti e lui prova la stessa cosa per me. È una cosa che durerà per sempre. Stiamo già decidendo quando torneremo al Flamengo. Non sarà adesso. Ma io devo tornare per vincere la Libertadores”.
È bellissimo vivere questi momenti assieme – gli ha fatto eco Paquetá – Tutto quello che abbiamo sempre sognato, oggi si sta realizzando. Un giorno tornerò al Flamengo, per forza”.
Vinicius Junior Paqueta FlamengoGetty Images

Tra il 2018 e il 2019, Vinicius Júnior e Paquetá sono stati pagati rispettivamente 45 e 35 milioni di euro (più bonus). Anzi, Vini il Real lo aveva acquistato addirittura un anno prima, nel 2017. Quando il ragazzino non aveva che 16 anni. In molti avevano gridato allo scandalo, certificando la propria posizione nei primi mesi di (comprensibile) sbando. Mesi in cui Vinicius veniva addirittura spedito nel Real Castilla, poi svergognato pubblicamente da Benzema nel celebre dialogo con Mendy, quello del non passargli la palla! Lo giuro su mia madre, sta giocando contro di noi”.

Anche per Paquetá è stata dura. Quando lo ha preso il Milan lo paragonavano a Ricardo Kaká, senza sospettare che – piede opposto in primis – con il connazionale aveva poco da spartire. Anche per lui l'ambientamento non è stato semplice. 80 milioni complessivi per due giocatori mediocri, si diceva. Ma se l'amico Vinicius si è preso il Real Madrid, facendo dimenticare una volta per tutte Sua Signoria Cristiano Ronaldo e lasciando la firma su una finale di Champions League, anche Lucas si è ripreso. In Francia, al Lione. Prima di un nuovo trasferimento boom, da 61 milioni compresi di bonus, stavolta al West Ham.

E ora eccoli qui. Vinicius Júnior e Lucas Paquetá, Lucas Paquetá e Vinicius Júnior. Amici per la pelle, seduti fianco a fianco sull'aereo che trasporta dritti verso un sogno. Lo hanno accarezzato per anni, sin da quando, con addosso una maglia a strisce orizzontali rosse e nere, osservavano l'orizzonte e immaginavano che cosa ci fosse al di là. C'era l'Europa, c'era la Seleção. E c'era il Qatar. “Andiamo a conquistare insieme quello che sogniamo”, era il loro motto in tempi non sospetti. Il momento di spiegare definitivamente le ali è arrivato.

Pubblicità
0