
Se ad un tifoso dell'Inter venisse chiesto di elencare la formazione che nel 2010 conquistò uno storico 'Triplete', non avrebbe difficoltà ad enunciarne i nomi uno ad uno: di quella dolce 'filastrocca' faceva parte anche Cristian Chivu, probabilmente uno dei giocatori più amati dai tifosi fin dal primo momento per la sua ferrea volontà di sposare la causa meneghina.
L'episodio in questione è il rifiuto alla proposta del Real Madrid nell'estate 2007: solo l'Inter nella testa di Chivu, come spiegato in un'intervista concessa al 'Corriere dello Sport'.
"Quell’estate fu molto dura: la Roma aveva rimandato per un anno l’incontro per rinnovare il contratto. Incontro che non arrivò mai, non so per quale motivo. Ma era chiaro che la società non mi voleva più. Comunicai, dopo la finale di coppa, che c’era un interessamento dell’Inter. Durante l’estate la Roma mi disse di andare al Real Madrid e ci fu il casino che ho dovuto sopportare, per due settimane. Alla fine ci fu l’accordo tra l’Inter e la Roma e passai all’Inter".
Un amore viscerale frutto non solo delle abilità mostrate in campo (che erano rilevanti) ma anche delle vicissitudini che l'ex difensore rumeno ha dovuto affrontare: su tutte, l'infortunio al cranio rimediato in quel maledetto 6 gennaio 2010 rimasto impresso nella mente per la sua fatalità.
Al 'Bentegodi' si gioca Chievo-Inter, la giornata è di quelle classiche invernali con il freddo a fare da padrone e a far tremare le gambe dei giocatori. Non tremano affatto quelle di Mario Balotelli, a cui bastano 12 minuti per insaccare il goal che si rivelerà decisivo per i tre punti.
La sfida tra clivensi e nerazzurri è ricordata però per il terribile scontro capitato ad inizio secondo tempo tra Pellissier e Chivu: tremenda testata tra i due con il nerazzurro ad avere la peggio. La diagnosi non è delle migliori: frattura cranica nella regione parietale destra. Chivu resta cosciente, ha gli occhi aperti, ma fa fatica a comprendere cosa gli sia effettivamente successo.
YoutubeL'intervento chirurgico si svolge nella stessa Verona nel pomeriggio, subito dopo il fischio finale della partita disputata alle 12.30: questo il quadro clinico descritto dal professor Sergio Turazzi ai microfoni del sito dell'Inter.
"Il giocatore ha subìto un trauma cranico in regione parietale a destra. Il trauma ha provocato delle fratture con l'affossamento della teca cranica verso l'interno e un sanguinamento, un ematoma di dimensioni contenute. L'intervento si è reso necessario soprattutto per la presenza di questo ematoma ed è consistito nel risollevare i frammenti ossei sprofondati verso il cervello, nello svuotare lo stesso ematoma e porre condizioni affinché l'ematoma non si riformi. L'intervento è andato regolarmente. La parete celebrale appariva indenne, la scatola cranica è stata ricostruita con l'osso del paziente e ha riacquistato un profilo normale".
Chi teme per il prosieguo della carriera di Chivu viene tranquillizzato da queste parole: il rumeno sa bene però che per tornare in campo dovrà attendere che il processo di riabilitazione si completi, ma non perde mai di vista l'obiettivo di rientrare per il finale di una stagione che sarà leggendaria.
E infatti Chivu brucia le tappe con la sua consueta determinazione: il grande giorno del ritorno in campo è il 24 marzo 2010, quando viene schierato dal primo minuto sull'out difensivo di sinistra nella gara casalinga contro il Livorno.
"Al nono minuto di Inter-Livorno arriva una palla alta: stacco e colpisco... di casco. Ovazione di San Siro. Non ero così emozionato - scrive in una lettera pubblicata sul sito dell'Inter - dal mio debutto in Nazionale. E in nessuno stadio c’era mai stata un’esultanza generale per un colpo di testa innocuo nella metà campo difensiva".
Rispetto al passato, sulla testa indossa un caschetto protettivo che lo rende riconoscibile dagli spalti a quei tifosi che gli tributano una standing ovation al minuto 78, in occasione della sostituzione: Chivu è quasi commosso e, in segno di ringraziamento, si toglie la protezione mostrando a tutti quella cicatrice esterna di cui non c'è assolutamente da vergognarsi.
Da quel momento Chivu torna a tutti gli effetti a far parte della rosa di campioni a disposizione di Mourinho che in lui confida enormemente, tanto da impiegarlo da esterno alto nel 4-2-3-1 nel famoso Barcellona-Inter, match-manifesto della resistenza interista nell'inferno del 'Camp Nou'.
"Se penso alla sfida del Camp Nou mi scappa da ridere. Non dovevo scendere in campo, ero tranquillo sul lettino, negli spogliatoi. Arriva qualcuno di corsa: 'Si è fatto male Pandev, muoviti, scaldati: giochi tu'. Uscii da solo, con oltre 90mila persone che mi fischiarono per tutto il riscaldamento. Un bell’ambientino. Mourinho mi disse che avrei dovuto giocare alto nel 4-2-3-1. 'Non c’è problema, faccio anche il portiere se serve'. Che poi, ora lo possiamo dire tranquillamente, giocai praticamente da quinto, a sinistra: dovevo badare solo a Dani Alves. E a proposito di duttilità: dopo l’espulsione di Motta, andai a fare il mediano. Che impresa: per me, quel Barcellona resta una delle squadre più forti di sempre".
Getty ImagesE pensare che appena quattro giorni prima aveva dovuto fare i conti con l'emozione del primo goal segnato in maglia nerazzurra, all'Atalanta, con un mancino dalla distanza celebrato come si deve: ossia levandosi il caschetto, gesto diventato un suo marchio di fabbrica.
Ma il meglio arriva la sera del 22 maggio 2010 con il trionfo nella finale di Champions che equivale ad una delle imprese più storiche del calcio italiano: la coppa dalle grandi orecchie è finalmente realtà e, anche per un solo istante, Chivu può liberarsi di tutti i pensieri negativi che lo avevano accompagnato fino a quel momento.
"Il caschetto? Indossarlo mi dava calma e serenità, era la mia forma di protezione. Poi certo, pronti via ho capito che il laccio era troppo stretto e da subito l’ho sganciato, non sarei riuscito a respirare. E vi assicuro che con il caldo non era per nulla piacevole. Ma non l’ho più tolto. Anzi, ad un certo punto sì, l’ho tolto. E l’ho buttato dentro alla Champions. Assieme al caschetto, in quel trofeo, ci ho messo tutto: le paure, le incertezze, i sacrifici che avevo affrontato".
Realizzato il sogno di diventare campione d'Europa, Chivu resterà all'Inter fino al 2014 ma gli infortuni lo limiteranno ad un ruolo di comparsa, soprattutto nelle ultime stagioni. Per lui altre due reti: una al Torino e un'altra al Cesena, quest'ultima di testa e con quel caschetto da cui non si è più separato, segno distintivo di una carriera splendente nonostante le avversità.


