Martin Braithwaite. Alla fine il Barcellona ha deciso di puntare su di lui a febbraio, a mercato già chiuso, per sopperire all'infortunio di Suarez e poi anche a quello di Dembélé. Nome a sorpresa, accolto con qualche smorfia di sorpresa nell'ambiente catalano. Ma il primo obiettivo per colmare la falla apertasi in attacco non era lui: era Ezequiel Avila.
Tutti in Spagna lo conoscono come 'Chimy', è argentino di Rosario (ricorda qualcosa?), ha 26 anni e prima dello stop aveva segnato 9 reti in Liga con la maglia dell'Osasuna. Lo scorso anno ne aveva messe a segno 10 con l'Huesca. Numeri che avevano convinto il Barcellona a puntare su di lui. Già, avevano. Perché i retroscena della mancata operazione li ha raccontati lui stesso all'edizione latino-americana di 'Fox Sports'.
"Se ne stava occupando il mio procuratore. In un primo momento non si poteva fare per la questione dei troppi extracomunitari. L'unico modo era che uno della rosa andasse via o si infortunasse. Però poi mi sono infortunato e si è fatto male anche Dembélé. È andato tutto al contrario".
In ogni caso, se anche la fortuna avesse deciso di non girarsi dall'altra parte, Avila non avrebbe puntato i piedi per trasferirsi al Barcellona.
"Io volevo solo giocare, che è ciò che mi rende felice. Sono un giocatore dell'Osasuna, non del Barcellona, né del Real Madrid o dell'Inter, e avrei continuato con chi mi paga lo stipendio e con la gente che paga per vedere uno spettacolo".
La storia, in ogni caso, è stata diversa: il Barcellona ha deciso di puntare su Braithwaite, preso dal Leganes, uno che prima dell'interruzione dei campionati aveva realizzato 3 goal in meno rispetto ad Avila. Tu chiamali, se vuoi, rimpianti.




