in occasione dell'ultima giornata del campionato di Serie A ormai passato agli archivi, Giorgio Chiellini ha vestito per l'ultima volta in carriera la maglia della Juventus.
In quel di Firenze, infatti, il numero 3 bianconero ha chiuso un capitolo lungo diciassette anni e mercoledì, a Wembley, ne chiuderà un altro: quello legato alla Nazionale:
"Quando ho saputo di Italia-Argentina a Wembley ho pensato che fosse un regalo del destino - racconta il difensore a 'La Gazzetta dello Sport - Un’ultima opportunità, la passerella finale contro Messi, che è uno dei più forti della storia del calcio. Sono pronto a godermi questa partita e voglio farla ad alto livello. Wembley è un posto simbolico, s’affrontano i campioni d’Europa contro quelli del Sudamerica. Senza questa occasione avrei lasciato in Turchia, nella tristezza di Konya, perché la Nations League appartiene al nuovo ciclo".
Proprio a Wembley, dove lo scorso 11 luglio l'Italia di Roberto Mancini ha trionfato a Euro 2020:
"Ricordo che all’intervallo, anche se eravamo sotto di un gol, dissi ai miei compagni di stare tranquilli, di giocare e di tenere palla. Ero sicuro che se non ci fossimo esposti al loro contropiede l’avremmo ripresa. Noi eravamo sereni e sentivamo la loro paura".
Una gioia irrefrenabile, seguita poi dal clamoroso mancato approdo ai Mondiali del Qatar:
"Abbiamo cannato la prima partita con la Bulgaria, che è arrivata troppo presto. Io avevo 20’ nelle gambe, i giovani al massimo una partita e mezzo. Quel pareggio ha compromesso tutto il percorso. Il successo di Wembley è stato inebriante, forse abbiamo pagato anche quello. In Portogallo potevamo anche perdere, ma dovevamo arrivarci. La sconfitta con la Macedonia non è accettabile".
Un fallimento che però non va a toccare la centralità di Roberto Mancini all'interno del progetto azzurro:
"E’ l’uomo giusto per portare avanti questo progetto, valorizzando ancora di più i ragazzi, che ci sono già ma adesso aumenteranno. La crescita è fisiologica e hanno bisogno di tempo: penso a Locatelli, che se avessimo fatto l’Europeo nel 2020 non avrebbe mai giocato, invece è stato importante. Prendete Tonali: da un anno all’altro è diventato un altro giocatore. Io avevo visto qualcosa dentro di lui fin dalla prima volta che venne convocato in Nazionale, sono contento che sia venuto fuori".
Tra questi, Alessandro Bastoni è pronto a raccogliere lo scettro:
"Alessandro è mancino come me e sta diventando sempre più forte a livello internazionale, deve solo avere il tempo di maturare e imparare dai suoi errori, come ho fatto anche io. I frutti del lavoro fatto nei settori giovanili negli ultimi 10 anni si vedono: i difensori a livello tecnico hanno una base altissima, però non bisogna perdere le caratteristiche che ci hanno sempre distinto, come la capacità di marcare".
Per un Chiellini che lascia, c'è un Bonucci destinato ad ereditare la doppia fascia di capitano, sia in bianconero che in azzurro:
"Leo vive ora quello che ho passato io con Gigi: la gioia di raggiungere il traguardo sognato ma anche la consapevolezza che gli mancherà un sostegno. Io, Buffon, Bonucci e Barzagli siamo tutti diversissimi, ma il pregio di ognuno è stato amare i difetti degli altri, accettarli e mascherarli. Siamo stati bravi a completarci".
Gli allenatori della sua carriera: da Lippi a Mancini, passando per Donadoni, Prandelli, Conte e Allegri
"Ho preso qualcosa da ognuno di loro. Lippi mi fece esordire in azzurro, aveva qualità che rivedo ora in Ancelotti e Allegri, due tecnici che hanno scritto pagine importanti di storia. Aveva una lettura della partita che non s’insegna. Donadoni è stato sottovalutato e facilmente dimenticato: ha pagato il carattere introverso.
Prandelli mi ha insegnato i tempi del calcio, abbiamo fatto un biennio di alto livello prima dell’Europeo, Mancini mi ha sorpreso: da avversario era tosto, lo vedevo scontroso e poco empatico. Invece mi ha colpito la sua umanità e l’abilità nel trasferire fiducia e sicurezza. Avevamo appena mancato il Mondiale e lui ci disse subito che dovevamo puntare a vincere l’Europeo".
L’attaccante più complicato da affrontare:
"Suarez mi ha sempre fatto impazzire, in campo ma anche di piacere. Ci giocai contro la prima volta nel 2010, quando era all’Ajax, e ho visto subito qualità da attaccante vero".
Il compagno che maggiormente l'ha impressionato è una vecchia conoscenza della nostra Serie A:
"Io sono sempre stato innamorato di Cassano. E’ un talento pazzesco, gli sono mancate la costanza e la pazienza: purtroppo sono doti che non gli appartengono"
Il futuro sembra ormai tracciato e vedrà Chiellini impegnato sul palcoscenico della MLS:
"Dalla Juve ho avuto tanto e ho dato anche tanto. Mi piacerebbe fare un’esperienza più leggera, anche di vita, per staccare la spina e tornare più carico. Fare il dirigente è molto impegnativo, bisogna prepararsi e studiare. Torino ormai è casa per la mia famiglia, torneremo sicuramente a vivere qui".


