La salvezza del Torino ha un nuovo volto: Mergim Vojvoda, classe 1995 prelevato dallo Standard Liegi la scorsa estate che ha firmato un contratto quadriennale. Si è fatto attendere, ma dopo 21 presenze, alla giornata 34, ha trovato il primo goal. Per battere il Parma e far fare uno scatto salvezza.
La storia di questo calciatore ha vissuto momenti di grande difficoltà, non solo economica ma umana, condizionata da una parola che non vorremmo mai sentire: guerra. In questo caso la guerra del Kosovo che nella seconda parte degli anni '90 costringe i genitori alla fuga in Germania, prima del ritorno obbligato in patria e degli altri stenti da sopportare.
"Per sfuggire alle bombe abbiamo vissuto nei boschi per alcuni mesi, ci nascondevamo tra i sacchi di grano e ci spostavamo da una parte all'altra con i trattori. Abbiamo lottato contro la fame e la sete, dormivamo sotto le stelle".
Ad aggravare una situazione già al limite, anche la prigionia del padre, del fratello e della sorella in Repubblica Ceca, altra tappa di un percorso ad ostacoli simile ad un campo minato. Sei mesi di lontananza e poi la nuova fuga, stavolta verso il Belgio: è qui che vivono le zie, è qui che inizia la rinascita di Vojvoda sia sul piano personale che calcistico.
Il Belgio diventa la sua nazione, il suo punto fermo da cui ripartire per costruirsi una reputazione dal basso, dalle retrovie delle bombe e del terrore di non farcela: le giovanili dello Standard Liegi appaiono come una liberazione, la firma del primo contratto da professionista nel giorno del 18esimo compleanno è una gioia indescrivibile, una sorta di rivincita nei confronti di una vita che fino a quel momento non gli aveva regalato nulla.
Nel 2015 Vojvoda - dopo un primo prestito al Sint-Truiden - si trasferisce in Germania, sempre in prestito, al Carl Zeiss Jena, club della quarta serie che ha un ruolo primario nella sua maturazione, come calciatore e come uomo. Giusto in tempo per il ritorno in Belgio al Mouscron, in Jupiler League: mossa azzeccata, considerato che Vojvoda si rivela uno dei migliori interpreti del campionato attirando l'attenzione dello Standard Liegi che, a diversi anni di distanza, nel 2019 lo richiama tra le sue fila.
Un'altra ottima stagione che gli vale l'interesse di club europei di fascia medio-alta: in Italia sono Atalanta e Torino a contenderselo, sprint vinto dai granata che gli stanno dando l'opportunità di mettersi in mostra su un palcoscenico di livello più elevato come la Serie A, sogno da bambino finalmente realizzato dopo gli enormi sacrifici fatti per vincere la battaglia contro la povertà e delle condizioni di vita pessime.
Connazionale del napoletano Rrahmani e del laziale Muriqi, Vojvoda è uno dei pilastri del Kosovo che si è gioocato - perdendo - la storica qualificazione agli Europei nella semifinale dei playoff contro la Macedonia del Nord. Possiede anche il passaporto belga e ciò lo rende ovviamente comunitario.
In granata sta vivendo una stagione complicata, ma sicuramente una 'sciocchezza' in confronto alle torture psicologiche che Vojvoda ha dovuto subire nei primi anni di vita, quando le uniche 'preoccupazioni' di un bambino dovrebbero essere il divertimento e l'amore della propria famiglia, e non di certo le fughe continue da un posto all'altro alla ricerca di un futuro migliore. Buona fortuna Mergim.


