Pubblicità
Pubblicità
Carles Perez Romagetty images

Carles Perez senza rimpianti: "Il Barcellona? Non sono una ruota di scorta"

Pubblicità

Dal Barcellona alla Roma senza rimpianti. Carles Perez, acquistato dai giallorossi durante l'ultimo calciomercato di gennaio, ha spiegato in una lunga intervista concessa al giornalista spagnolo David De Las Heras i motivi del suo trasferimento in Italia.

Perez in particolare ha sottolineato come a Barcellona gli spazi per lui fossero davvero troppo ridotti.

"Il Barça era il mio sogno. Ho lavorato per arrivarci. L’addio è stato duro, l’ho vissuto male, non lo capivo. Mi è dispiaciuto il comportamento che hanno avuto con me. Setien mi ha detto i suoi piani, in attacco aveva i giocatori che aveva e mi ha spiegato come vedeva la squadra. Da una parta l’ho capito, dall’altra non credo che fossero le spiegazioni che dovevo ricevere. Io voglio essere un calciatore professionista e a 22 anni non ho voglia di perdere tempo".

Proprio subito dopo la sua partenza il Barcellona ha dovuto fare i conti con l'ennesimo infortunio di Dembelé, ma Carles Perez non ha rimpianti.

"A quello che succede al Barcellona ora non ci penso. Sono un giocatore della Roma, il mio presente e il mio futuro sono qui. Dico però che io non sono la ruota di scorta di nessuno. Alla fine mi è costato un po’ accettarlo, ma ora sono molto contento".

Perez peraltro ha scelto la Roma nonostante le molte offerte arrivate sul suo tavolo.

"Dalla Germania, dalla Spagna e dall’Inghilterra. Mi ha chiamato Fonseca e mi ha trasmesso fiducia totale. La città mi piace e la Roma è un grandissimo club. Avevo sempre voluto visitare Roma. E’ una città spettacolare, i tifosi sono calorosi e incredibili. L’ho scelta per il clima perché qui c’è sempre il sole come a Barcellona, per la lingua perché in Germania e Inghilterra sarebbe stato più complicato capirsi e un po’ per la storia della Roma".

L'esterno infine spiega le sue caratteristiche tecniche e cosa gli chiede Fonseca in campo.

"La differenza è che ero abituato a giocare più aperto, mentre qui sto più chiuso. Ho più contatto con il pallone perché gioco più stretto nel campo e non come un esterno aperto. Da quando ero piccolo tutti mi paragonavano con Robben. Entrambi giochiamo a piede invertito, con la predisposizione ad entrare nel campo. E’ una delle mie caratteristiche".

Pubblicità
0