Terminata l'esperienza in Cina, Fabio Cannavaro è ora pronto per iniziare una nuova avventura sulla panchina di una squadra europea.
Intervistato da Fanpage, l'ex capitano della nazionale italiana ha dichiarato di volersi rimettere in gioco al più presto.
"Aspetto l’opportunità giusta che mi permetta di mettere in pratica le mie idee e sfruttare il mio bagaglio di conoscenze. Il mio obiettivo, come quello degli altri allenatori, è vincere. Ma cerco anche di lasciare qualcosa ai miei giocatori. I trofei fanno la differenza, ma il bagaglio tecnico che trasmetti ai giocatori ti gratifica di più."
Cannavaro ha poi affrontato il tema del passaggio da calciatore di fama internazionale ad allenatore, sottolineando come sia molto complicato.
"All'inizio ho avuto la fortuna di sfruttare il mio nome e il fatto di aver vinto Mondiali e Pallone d'Oro. Il giocatore all’inizio mi guardava in modo incantato, ma se non gli dai delle certezze si annoia presto. Fare l’allenatore è difficile, ma anche molto stimolante".
L'ex difensore entra anche nei dettagli della sua esperienza sulla panchina del Guangzhou.
"Sono stato bravo a tirare fuori tanti giovani dall'accademia, a ringiovanire la squadra. Poi ho fatto costruire un centro sportivo con un concetto europeo.
Attaccato allo spogliatoio dei giocatori ho fatto preparare una sala riunioni e prima di ogni seduta in due minuti mostravo l'allenamento alla squadra, su lavagna o in video, così da eliminare anche le difficoltà di comprensione della lingua".
Un passaggio anche sul rapporto con gli allenatori avuti nel corso della sua lunga carriera in tante big europee.
"Ho lavorato con allenatori bravi nella gestione e nella disciplina come Capello. Altri molto bravi a leggere le situazioni dalla panchina come Lippi, che influiva tanto sulla partita. Allenatori tattici come Sacchi, che ha cambiato il calcio italiano.
E poi Malesani, che a Parma ci insegnava cose che sono ancora attuali. Il bello è proprio questo, il calcio è come una moda: gira e rigira, sono sempre le stesse cose".
Infine qualche parola sui talenti attuali che costellano il calcio europeo.
"Vlahovic è l’attaccante ideale che tutti vorrebbero. Sa fare gol, giocare con i compagni, fa reparto da solo. Sarà il più bravo nei prossimi 10 anni. Haaland" è fortissimo faccia alla porta, perché è abituato a giocare in un certo modo. Vlahovic invece anche spalle alla porta sa fare la differenza".
