Un centro di gravità permanente. L'Inter di Simone Inzaghi ha trovato in Hakan Calhanoglu tutte quelle caratteristiche funzionali al gioco che richiede l'allenatore piacentino.
In Champions League contro il Porto, un'altra masterclass in mediana del centrocampista turco. Da trequartista a regista. Stessa desinenza, ma quante differenze nell'interpretazione del ruolo.
Lui che ha spiccate doti offensive, si è ritrovato a dover impostare la manovra da diversi metri più dietro rispetto alla sua consueta zona di campo.
Ma le risposte che sta dando sono talmente convincenti che ha ormai scavalcato nelle gerarchie anche Marcelo Brozovic. Già, l'Epic Brozo che sembrava imprescindibile, nel giro di qualche settimana ha scoperto di non esserlo più.
Contro il Porto, Calhanoglu è stato il migliore in campo. Fatti, non opinioni. Anche la UEFA se n'è accorta e a fine partita gli ha consegnato la statuetta destinata all'MVP della partita.
Decisivo tanto quanto Onana nel mantenere il punteggio sullo 0-0 aprendo così all'Inter le porte dei quarti di finale.
Letture, coperture e una gestione da vero leader del reparto nevralgico di ogni squadra. Inzaghi ha scoperto di poterci contare ed è musica per le sue orecchie.
"Qualche volta abbiamo sbagliato ma abbiamo fatto un gran lavoro da dietro, è stato molto difficile ma faccio i complimenti alla squadra per tutto il grande lavoro. In Champions può succedere di tutto, questa partita ci dà parecchie motivazioni. È importante perché dopo tanti anni abbiamo fatto qualcosa che non riusciva da tempo, sappiamo che possiamo fare di più. Ringrazio i miei compagni e la Nord".
Frasi molto meno di circostanza di quanto possano suonare ad una prima e distratta lettura. Calhanoglu ha la consapevolezza che questa Inter può fare ancora più strada senza avere paura.
E lui, di decisioni e percorsi difficilissimi da prendere senza temere nulla, possiamo dire senz'altro che qualcosa ne sa.
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