Pubblicità
Pubblicità
Luciano Spalletti InterGetty Images

Il biennio di Spalletti all'Inter: restauratore e 'psicologo' dello spogliatoio

Pubblicità

Un secondo posto, una finale di Europa League, uno Scudetto e una Supercoppa italiana: questo è il bottino dell'Inter negli ultimi due anni, utili per spodestare la Juventus dal trono della scena italiana dopo un dominio durato quasi una decade. Conte e Inzaghi gli artefici in panchina dell'exploit dei nerazzurri, che però non possono dimenticare il lavoro svolto in precedenza da Luciano Spalletti.

Non è sbagliato dire che entrambi abbiano goduto di una crescita generale della squadra figlia dei primi 'vagiti' spallettiani, decisivi per la rinascita tecnica di un club rimasto per troppi anni ancorato alla periferia del calcio nostrano e internazionale. Il primo tassello, ovviamente, è stato il ritorno in Champions League nel 2018, crocevia fondamentale e punto di svolta per la definitiva resurrezione.

Ma partiamo dal principio e da quando, il 9 giugno 2017, Spalletti viene annunciato dall'Inter in qualità di nuovo allenatore: sia lui che il club sono reduci da una stagione massacrante (quella del primo condizionata pesantemente dall'addio al calcio di Totti, nerazzurri fuori dall'Europa) e vogliono riscattarsi, sebbene il tecnico di Certaldo venga da molti considerato una terza scelta. Già allora, infatti, Suning corteggia Conte, blindato dal Chelsea neo-campione d'Inghilterra, così come il grande ex Simeone dall'Atletico Madrid.

La scelta di puntare su Spalletti non scoraggia comunque i tifosi, consapevoli di avere a che fare con un professionista di primo livello abituato alla gestione di casi spinosi, qualità che poi si sarebbe rivelata determinante per portare a compimento gli obiettivi prefissati. Fin dalle prime dichiarazioni rilasciate al canale tematico interista, Spalletti fa leva sul senso di appartenenza e sulla necessità di tornare grandi, come lo spessore di un club del genere impone.

"C'è tanto lavoro da fare, in maniera seria e professionale. Bisogna conciliare i risultati con la storia della società. L'appartenenza sarà fondamentale. Sono entusiasta di entrare a far parte di questa bellissima famiglia. Il sentimento dei milioni di tifosi potrebbe essere visto come un peso, invece dobbiamo vederlo come una sfida, come energia da riversare in campo durante gli allenamenti e le partite".

Contemporaneamente all'annuncio di Spalletti, l'Inter lancia anche l'hashtag #InterIsComing, ossia 'l'Inter sta arrivando', slogan che trova effettivamente riscontro nei risultati ottenuti in campo a partire dalle amichevoli estive: già in International Champions Cup si può ammirare una squadra diversa soprattutto nello spirito, rinnovato in funzione del ritorno al vertice della piramide del calcio italiano.

Luciano Spalletti Inter FiorentinaGetty

Ma è in Serie A che escono allo scoperto le intenzioni bellicose dell'Inter: il 3-0 rifilato alla Fiorentina all'esordio è una dichiarazione di guerra verso le dirette concorrenti e, soprattutto, non resta un semplice episodio isolato. Icardi e compagni infilano una vittoria dopo l'altra (derby compreso) e a dicembre sono ancora imbattuti e al primo posto solitario come non accadeva da tempo, un rendimento nettamente al di sopra delle iniziali aspettative.

Ma al tramonto del 2017 qualcosa sembra rompersi, a partire dalla stracittadina di Coppa Italia persa a causa di una rete di Patrick Cutrone ai supplementari: l'Inter si scioglie come neve al sole nonostante la rigida stagione invernale e una serie di risultati negativi fanno scivolare la squadra fino al quinto posto, costringendo ad una rimodulazione dell'obiettivo stagionale. Non più lo Scudetto ma la qualificazione tra le grandi d'Europa, 'facilitata' dalla riforma che da questa stagione consente alle prime quattro della classifica di accedere direttamente alla fase a gironi della massima competizione continentale.

Il clamoroso passo a vuoto contro la Juventus del 28 aprile 2018 rischia però di mandare tutto all'aria, prima dell'ultima e definitiva chance concessa da un calendario che sembra essere stato stilato da un appassionato di thrilling: l'ultima partita si gioca all'Olimpico contro la Lazio, avanti in classifica di tre punti, proprio quelli che, se conquistati, regalerebbero all'Inter l'agognato ritorno in Champions. Stavolta la rimonta è di marca nerazzurra e porta la firma indelebile di Vecino, autore della rete che fa saltare il banco e significa quarto posto.

Lazio Inter 20052018Getty

I tifosi, in evidente e giustificato delirio, invocano fin da subito il rinnovo di Spalletti, convinti che sia l'uomo giusto per dare seguito ad un progetto ben avviato: Suning prende nota e li accontenta il 14 agosto, quando viene ufficializzata la firma fino al 30 giugno 2021, due anni in più rispetto al precedente contratto.

"Siamo felici di prolungare il contratto di Mister Spalletti - le parole di Steven Zhang - e di continuare insieme il viaggio che abbiamo iniziato con l'obiettivo di costruire una delle squadre più forti del panorama calcistico mondiale".

Ad alimentare l'entusiasmo vi è anche l'acquisto del pupillo per eccellenza di Spalletti, ossia Radja Nainggolan ma, proprio come nella stagione 2017/2018, l'Inter dovrà rivedere al ribasso i propri obiettivi. Per l'allenatore toscano - che nel frattempo ha arretrato Brozovic facendo di lui uno splendido interprete nel duo mediano del 4-2-3-1 - si apre un nuovo capitolo della sua esperienza milanese: se, infatti, durante la prima annata il termine adatto per definirlo era quello di 'restauratore', nella seconda il vocabolo più azzeccato è 'psicologo'.

Sì, poiché c'è un evento che lascia il segno a livello psicologico e questo è l'eliminazione dalla Champions: dopo le prime due vittorie contro Tottenham e PSV, i nerazzurri riescono nell'impresa di racimolare la miseria di due punti nelle restanti quattro partite, fallendo l'appuntamento col successo nell'ultima e decisiva sfida interna contro gli olandesi. Un duro colpo alle ambizioni, messe in pericolo anche per quanto riguarda il contesto del campionato.

Pure qui di Scudetto neanche a parlarne, visto il dominio della Juventus che trionferà con 11 punti di vantaggio sul Napoli secondo: all'Inter non resta che la solita lotta per il quarto posto e nelle due coppe. A 'tradire' Spalletti è, ironia della sorte, proprio Nainggolan, colui che con un'esecuzione rivedibile spiana la strada alla Lazio nella lotteria finale dei quarti di Coppa Italia; a poche ore dall'andata dei sedicesimi di Europa League sul campo del Rapid Vienna scoppia invece il caso Icardi, privato improvvisamente della fascia con questo breve ma chiaro comunicato.

"Il Club comunica che il nuovo capitano della squadra è Samir Handanovic".

Un fulmine a ciel sereno che innesca un botta e risposta poco edificante tra le due parti: Icardi, escluso dalla trasferta austriaca, darà vita ad un muro contro muro con la società, costretta a 'trattare' con l'avvocato dell'argentino per strappare un immediato ritorno agli allenamenti che farebbe rientrare l'emergenza offensiva in attacco. Nello sfortunato ritorno degli ottavi di Europa League contro l'Eintracht, infatti, Spalletti si ritrova con il solo Keita Baldé in avanti, vista la squalifica di Lautaro e l'indisponibilità di Icardi: l'Inter verrà eliminata da una rete di Jovic al culmine di una gara offensivamente nulla, il che esorta Spalletti ad ergersi al ruolo di strenuo difensore dell'interismo nella sua forma più pura.

Il 31 marzo 2019, ai microfoni di 'Sky Sport', il classe 1959 si lascia andare ad uno sfogo in piena regola contro Icardi.

"E' giusto che giochino gli altri per come si è comportato, nello spogliatoio serve credibilità. E' umiliante, per i tifosi, mediare con un calciatore per fargli indossare la maglia che loro amano. Cosa significa? Mica faccio le convocazioni inviando 20 mail agli avvocati dei calciatori? Ora rientra in gruppo e vediamo come si comporta. Nel calcio solo in pochi fanno la differenza, come Messi ad esempio. La vera forza è la disciplina: ho lasciato fuori qualcun altro per molto meno, un professionista deve essere credibile. Chiediamo ai tifosi se a loro fa piacere che un loro giocatore debba essere pregato per giocare".
Spalletti Icardi Genoa InterDAZN

'Firmata' la tregua fino al termine della stagione, Icardi torna in campo dopo un mese e mezzo il 3 aprile: un goal e un assist nello 0-4 inferto al Genoa al 'Ferraris', che però non basta per ricucire un rapporto ormai deteriorato. Il rendimento generale dell'Inter risente da questa spaccatura interna e obbliga il popolo nerazzurro a sorbirsi l'ennesima sofferenza in ottica quarto posto: anche stavolta, la qualificazione si giocherà tutta negli ultimi 90 minuti.

Il 26 maggio a Milano arriva l'Empoli, a sua volta bisognoso di punti per restare in Serie A: un romanzo più che una partita in quel di San Siro, dove Handanovic para anche l'imparabile e succede di tutto, dal vantaggio firmato Keita Baldé (espulso nel finale) al pari di Traoré che gela il pubblico di fede interista. Il minuto 81, come un anno prima, è però ancora felice per l'Inter: Vecino - proprio lui - tira fuori dal cilindro una conclusione dalla distanza che si stampa sul palo, col pallone ribadito in rete dalla rigida caviglia di Nainggolan che segna il goal-qualificazione.

La Champions è di nuovo realtà dopo un'immane sofferenza, condizione estrema che convince la proprietà cinese a procedere con l'esonero appena quattro giorni più tardi, il 30 maggio.

"FC Internazionale Milano comunica che Luciano Spalletti non ricopre più il ruolo di allenatore della Prima Squadra. Il Club ringrazia Spalletti per il lavoro svolto e per il percorso compiuto insieme".

Un epilogo in parte atteso per la deriva assunta dalla stagione dell'Inter, condizionata però in toto da uno spogliatoio spaccato dalla querelle con Icardi: situazione che Spalletti ha saputo gestire conducendo la nave al di fuori dalla tempesta come un marinaio navigato, limitando i danni e centrando quantomeno l'obiettivo minimo. Aspetto, quest'ultimo, per nulla scontato.

Pubblicità
0