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Bernardeschi TorontoGetty

Bernardeschi e la magia di Toronto "Qui mi sento più libero e leggero"

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Archiviato il quinquennio fatto di luci e ombre con la maglia della Juventus, Federico Bernardeschi ha avviato un nuovo capitolo della sua carriera, sbarcando in MLS per vestire la maglia del Toronto FC.

"Sono stato presentato come una star e ho subito percepito un entusiasmo straordinario. L’Europeo ha dato a me e a Insigne una popolarità mondiale e l’accoglienza lo dimostra". Ha dichiarato sulle colonne della 'Gazzetta dello Sport'.

In quel di Toronto, infatti, ha ritrovato sia il compagno di Nazionale che Domenico Criscito, il primo a raggiungere la franchigia canadese.

"Mimmo è avvantaggiato perché ha giocato in Russia. Sto studiando perché voglio imparare bene la lingua, sono arrivato con una conoscenza basica, ma il giorno della presentazione ho scelto io di parlare in inglese: è più d’impatto, un segno di rispetto verso chi ti accoglie".

Dalla Serie A alla MLS: differenze notevoli, ma enormi margini su cui lavorare

"Ho trovato un’intensità pazzesca, come nelle partite internazionali, però per tecnica e tattica siamo indietro rispetto al calcio europeo. Prevedo una rapida evoluzione nei prossimi 5-6 anni".

I motivi che l'hanno spinto verso l'addio al calcio europeo a 28 anni.

"Avevo buone opportunità in Europa, ma ho fatto questo ragionamento: sopra la Juve c’è poco per storia e blasone, ho dimostrato di poter stare in un top club, è ora di fare una nuova esperienza. Con l’Europeo si è chiuso un cerchio, avevo fatto il mio percorso e avevo voglia di altro". 

Nei suoi primi mesi in maglia Toronto ha ripreso a segnare con grande continuità: in sei partite, il numero 10 ha segnato 4 goal.

"I goal li ho sempre fatti, ma alla Juve ero più focalizzato sull’obiettivo di squadra. Qui mi sento più libero e leggero, non è una questione di pressione, ma quando giochi ti senti parte di uno show".

Il passato, però, non si dimentica e secondo il classe 1994 la Juventus tornerà a battagliare da subito per lo Scudetto:

"La Juve non solo lotterà per lo scudetto, ma può vincerlo. C’era bisogno di prendere 2-3 giocatori top. Dopo tanti cambiamenti un periodo di assestamento è fisiologico".

Gli allenatori più importanti incontrati lungo il percorso in Italia.

"Paulo Sousa e Allegri. Il primo mi ha permesso di essere me stesso al primo anno di A: a vent’anni gli chiesi la 10, nello spogliatoio mi presero per pazzo, ma lui apprezzò la mia personalità. Il secondo mi ha fatto diventare un campione".

Le sue prestazioni in maglia bianconera sono spesso state scandite dai fischi del popolo juventino.

"Il tifoso bianconero è esigente perché abituato a uno standard alto, ricordo pochi giocatori che non sono stati fischiati. È il prezzo da pagare se vuoi stare ad alti livelli".

A Torino ha condiviso campo e spogliatoio con Cristiano Ronaldo.

"E' un extraterrestre. Se per 15-20 anni riesci a raggiungere certi obiettivi significa che sei di un altro pianeta. Io ho avuto la fortuna di dividere lo spogliatoio con lui, un’esperienza unica".
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