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Domenico BerardiGetty Images

Berardi e la Juventus: storia di un matrimonio mai celebrato

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La storia del calcio italiano, e non solo, è stata spesso scandita dai tormentoni di mercato che sul più bello non non si sono mai concretizzati.

La gamma degli esempi a disposizione è davvero sconfinata, ma se circoscriviamo il tutto alla storia recente del calcio italiano, un passaggio obbligato è rappresentato dal matrimonio mai celebrato tra la Juventus e Domenico Berardi.

Nel corso degli anni, le parti in causa si sono sfiorate diverse volte, senza mai arrivare al fatidico 'sì' e alla possibilità di scrivere una storia nuova di zecca. Insieme.

La prima presa di contatto si materializza quando Berardi ha solamente 12 anni e gioca nella scuola calcio 'Il Castello' in provincia di Cosenza. E' qui che la Juventus lo osserva ed è qui che arriva il via libera per portare il giovanissimo ragazzo a Torino. Sembra un'operazione nettamente in discesa, come spesso avviene quando un club del calibro di quello bianconero si presenta alla porta di un club di provincia.

Ed invece, ecco servito il colpo di scena. O meglio, il primo. E' infatti lo stesso Berardi a pronunciare il 'no' che fa sfumare l'affare. Troppi i dubbi, troppa la paura all'idea di dover lasciare casa e famiglia per attraversare lo Stivale e trasferirsi nel capoluogo piemontese così presto. Morale della favola, il matrimonio non s'ha da fare e la corte sabauda non sortisce l'effetto sperato.

Il suo percorso prende dunque un viatico differente: tra un mancato approdo al Cosenza e un provino sfumato con la SPAL, è il Sassuolo a offrirgli la grande chance scovandolo - letteralmente - durante una partitella di calcetto. Arrivato in neroverde, spende due anni tra Allievi e Primavera, prima che Eusebio Di Francesco gli schiuda le porte della prima squadra.

Al debutto tra i professionisti, Berardi sorprende tutti: segna 11 goal e offre un contributo determinante nel percorso che conduce gli emiliani verso la prima storica promozione in Serie A.

Un impatto che non può lasciare indifferenti, specialmente se ti chiami Juventus e sui talenti nostrani vuoi arrivarci prima degli altri. Madama, infatti, rompe gli indugi e lo acquista in compartecipazione (lasciandolo però a Sassuolo) nell'affare che porta Luca Marrone in Emilia.

Domenico Berardi Sassuolo 2021-22Getty Images

Nell'annata seguente, quella del debutto in massima serie, il talento di Cariati non soffre di vertigini e il grande salto finisce per esaltarlo: segna 16 goal, di cui 4 al Milan nella stessa partita, 'provocando' l'esonero di Allegri.

La Juve, dal canto suo, osserva sorniona la crescita inarrestabile di un calciatore che sa di avere tra le mani e che da esterno nel 4-3-3, realizza altri 15 goal l'anno dopo.

Dubbi non ce ne sono più. Madama, che nel frattempo ha affidato la panchina proprio ad Allegri, considera i tempi maturi per l'approdo all'Allianz Stadium. La questione, accordi alla mano, ha tutti i connotati della pura formalità, ma anche questa volta un'operazione potenzialmente in discesa si conclude esattamente come pochi anni prima. Il motivo? Lo stesso: è di nuovo la Juve ad incassare il secondo grande rifiuto da parte di 'Mimmo'.

"Il no alla Juventus, in realtà, per come lo dissi io, non fu un no. Il mio era un sì al Sassuolo". Spiegherà il calciatore l'anno seguente il mancato trasferimento.

Al termine della stagione 2014/15, vengono rivisti anche i termini dell'accordo perché è il Sassuolo - forte del gradimento del giocatore - a risolvere a proprio favore la compartecipazione versando 10 milioni di euro, con i piemontesi che si riservano comunque il diritto di 'recompra' esercitabile entro il biennio successivo.

Il resto, però, è storia. La 'recompra' a tinte bianconere non verrà mai esercitata e Berardi, la storia, la scriverà invece con la maglia del Sassuolo di cui diventerà simbolo, capitano e uomo record. Vedere per credere il traguardo dei 100 goal in Serie A tagliato lo scorso 18 marzo nel match contro lo Spezia.

Negli anni a venire di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima e in più di un'occasione si è parlato di un ritorno di fiamma tra le parti, l'ultimo dei quali risalente a pochi mesi fa, prima che la Juventus annunciasse l'ingaggio di Angel Di Maria.

Nel frattempo Berardi, dopo dieci campionati con il numero 25 sulle spalle, non ha di certo cambiato idea e preferenze. Da quest'anno è stato ufficialmente insignito della maglia numero 10 neroverde. Una scelta che lo lega in maniera ancora più indissolubile al club con cui ha trascorso il primo decennio della sua carriera, da un lato. Una chiusura a tripla mandata in direzione Juve, dall'altro. Storia di un matrimonio mai celebrato.

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