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L'avvocato Stendardo: quel 'no' a Roma-Atalanta per dare l'esame

12:39 CEST 10/08/20
Guglielmo Stendardo - Atalanta
Guglielmo Stendardo, nel 2012, non prende parte a Roma-Atalanta di Coppa Italia per svolgere l'esame da avvocato: oggi pratica e insegna Diritto.

Porsi un obiettivo e raggiungerlo. E' il caso di Guglielmo Stendardo, roccioso difensore con una buona carriera alle spalle sui campi da calcio, oggi avvocato.

Ed è proprio in materia di legge che l'ex centrale napoletano, parallelamente al percorso sul prato verde, decide di specializzarsi per poterne fare la propria vocazione principe: una caparbietà che lo ripaga, visto che Stendardo attualmente pratica la professione e insegna Diritto.

Un sogno, un'ambizione, qualcosa di forte manifestato a dicembre 2012, quando il ragazzo veste la maglia dell'Atalanta: orobici attesi dalla trasferta in Coppa Italia in casa della Roma, a cui Stendardo non prende parte.

Stefano Colantuono, allora tecnico della Dea, lo convoca regolarmente per poterlo utilizzare all'Olimpico, ma Guglielmo dice no. Il motivo è presto spiegato: in quei giorni, c'è l'esame da avvocato da dare. L'allenatore non la prende bene.

"Il caso ha voluto che il suo esame di Stato ci fosse in questa settimana, importante anche per noi, visto che abbiamo la Coppa Italia e domenica la Juve. Ci sono dei regolamenti, noi siamo a disposizione dell'Atalanta, siamo dei professionisti ben pagati. A volte si possono fare delle deroghe, come già successo con Stendardo, ma stavolta la situazione era delicata".

"Se ne assumerà la responsabilità. Non si possono creare precedenti: è vero che questo esame non c'è ogni giorno, ma ogni anno sì. Spero voglia continuare a giocare a calcio fino a quando vorrà, non ha l'impellenza di svolgere la professione di avvocato".

Stendardo diserta Roma-Atalanta e si reca a Salerno per svolgere le prove previste, ma alla fine il club non lo punisce. Le sue parole dopo il ritiro a 'Gianlucadimarzio.com', certificano idee chiarissime.

"Non credo di aver fatto nulla di eccezionale, ho fatto quello che dovrebbe fare ogni ragazzo. Cioè studiare, apprendere e formarsi. Dopo il calcio la vita continua, bisogna farsi trovare pronti".

"Quando hai i riflettori puntati addosso non pensi quasi mai al futuro, credi di essere al centro dell’universo. I dati, però, sono inquietanti: a 5 anni dal termine della propria carriera, il 60% degli ex atleti vive in uno stato di povertà. C’è un problema che cerco di far conoscere, bisogna sensibilizzare le istituzioni sportive e le società. L’atleta deve essere messo nelle migliori condizioni non solo quando fa sport, ma anche dopo".

Stendardo (diventato anche opinionista) ha appeso gli scarpini al chiodo nel 2018 dopo aver indossato le maglie - tra le altre - anche di Napoli, Sampdoria, Lazio e Juventus. Adesso è docente universitario alla 'LUISS Guido Carli' di Roma.

"Sono un avvocato che si occupa di assistenza legale a 360 gradi, soprattutto in ambito sportivo. Il calciatore è come un lavoro a tempo determinato, un sogno che poi svanisce. A quel punto inizia una nuova e difficile realtà, dove si deve continuare lo studio. Il percorso formativo va però alimentato quando si è giovani, non lo si può fare a 35 anni".