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Mario Pasalic Atalanta Brescia 14072020Getty Images

L'Atalanta si gode Pasalic, l'uomo in più di Gasperini

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In un calcio nel quale le cifre astronomiche sono state per anni la normalità in sede di calciomercato, c’è un club che è riuscito a costruire un qualcosa di meraviglioso riuscendo ad intravedere cose che altre società non sono riuscite a vedere: l’Atalanta.

Il miracolo della Dea parte anche dalla capacita di saper scovare in giro per il mondo talenti di valore assoluto che magari proprio in nerazzurro hanno avuto la possibilità di mostrarsi al mondo o di ripartire dopo qualche passaggio a vuoto. E’ il caso di Mario Pasalic, un ragazzo che sembrava quasi aver perso quel treno che l’avrebbe dovuto condurre ai massimi livelli, ma che invece oggi si riscopre un ingranaggio importantissimo di un meccanismo unico e meraviglioso come quello costruito da Gasperini.

Prodotto di quell’inesauribile fucina di talenti che è l’Hajduk Spalato, già nel 2014 trova nel Chelsea una big pronta a scommettere su di lui, ma di fatto la maglia dei Blues non la indosserà mai. Prima il prestito all’Elche in Spagna, poi quello al Monaco, la prima esperienza in Italia al Milan e poi ancora un altro prestito in Russia allo Spartak, quello che sembrava averlo allontanato dall’epicentro del calcio europeo.

Pasalic in realtà già al Milan aveva fatto intuire di avere le caratteristiche giuste per adattarsi al calcio italiano, ma non era scritto che ogni tassello andasse al suo posto. Le 27 partite giocate, condite da 5 reti ed una Supercoppa Italiana messa in bacheca, avevano rappresentato un buon bigliettino da visita, ma nonostante il tentativo dei meneghini allora risultò impossibile trovare un’intesa con il Chelsea.

Brava è stata l’Atalanta e credere in lui e a riportarlo in Italia nell’estate del 2018 con la formula del prestito con diritto di riscatto. Mai in realtà titolare inamovibile, il centrocampista croato si è dimostrato ‘dodicesimo uomo’ perfetto per Gasperini. Grazie alla sua duttilità può essere schierato tanto in mediana quanto sulla trequarti, il tutto sempre sfruttando una grande fisicità, l’ottima tecnica ed un’eccellente capacità di inserimento.

Le 42 partite complessive condite da 8 reti (33 le presenze in campionato con 5 goal) nella sua prima annata in nerazzurro gli sono valse la riconferma che lo scorso 22 giugno si è trasformata in un trasferimento a titolo definitivo a fronte di un esborso da 15 milioni di euro. Una cifra quasi irrisoria per un giocatore del suo calibro che l’Atalanta ha versato senza alcuna paura di sbagliare.

La tripletta siglata contro il Brescia gli ha permesso di portare il suo bottino di reti in questo campionato a 9 in 30 partite, numeri da attaccante vero, che diventano poi 12 se si considerano anche le 3 realizzate in Champions League, l'ultima proprio ai quarti contro il PSG.

La Dea si gode un giocatore che ha trovato la sua definitiva maturazione e che dà la sensazione di avere ancora margini di miglioramento, mentre in giro per l'Europa ci sarà certamente chi si starà mangiando le mani.

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