Per una mera questione formale, domenica pomeriggio assisteremo ad Argentina-Francia e non a Francia-Argentina, quest'ultimo l'ordine utilizzato dalla FIFA in occasione di uno degli ottavi di finale più emozionanti di sempre, caratterizzato da ben sette goal e dalla definitiva ascesa all'Olimpo del calcio di un certo Kylian Mbappé.
Una sfida inedita per quanto riguarda l'ultimo atto della rassegna iridata, che nella storia della massima competizione si è vista altre tre volte: la prima nella fase a gironi dell'edizione del 1930 (1-0 in favore dei sudamericani) e la seconda, sempre nel girone, nel 1978 (2-1 per l'Albiceleste). L'ultima è sicuramente la più famosa, sia per motivi temporali (essendo più recente) che spettacolari, alla luce del 4-3 che qualificò 'Les Bleus' ai quarti di Russia 2018, uno dei tanti passi verso la medaglia d'oro.
Con la macchina del tempo torniamo indietro fino al 30 giugno 2018 quando, in quel di Kazan, andò in scena una battaglia sportiva degna della storia dei Mondiali, seconda solo forse alla 'Partita del Secolo' tra Italia e Germania Ovest del 1970: fu proprio il palcoscenico russo a consacrare la stella di Mbappé, letteralmente scatenato nel far impazzire la malcapitata retroguardia argentina in uno dei mismatch più ampi che si ricordino.
Getty ImagesProprio una delle proverbiali accelerazioni della stella del PSG obbligò Rojo (non di certo uno abituato ad andare per il sottile) a commettere un sacrosanto fallo da rigore, trasformato puntualmente da Griezmann dopo tredici minuti di gioco. Una prodezza a cui rispose, poco prima del riposo, Angel Di Maria: mancino al fulmicotone dai trenta metri per 'El Fideo' e parità ristabilita a ridosso del ritorno negli spogliatoi.
Un episodio necessario a dare la scossa agli uomini allora allenati da Jorge Sampaoli che, ad inizio ripresa, trovarono addirittura il sorpasso con il tocco di Mercado su un - all'apparenza - innocuo passaggio di Messi. Impotente Lloris, alla pari di Armani al minuto 57': merito della coordinazione perfetta e del destro scoccato da Benjamin Pavard, goal eletto come il più bello della rassegna russa. Fa strano pensare che oggi, il terzino del Bayern Monaco, sia una riserva agli ordini di Deschamps, superato da Koundé nella gerarchia della fascia destra.
2-2 che, di fatto, tagliò le gambe dal punto di vista psicologico all'Argentina, punita tra il 64' e il 68' per due volte daMbappé: prima con un sinistro non angolato ma forte il giusto per piegare i guantoni di Armani, poi con un diagonale ad incrociare su assist di Giroud. Un doppio schiaffo a cui nemmeno l'incornata di Agüero (su secondo assist di giornata di Messi) al 93' potè mettere una pezza.
Palpabile la delusione argentina al triplice fischio: in particolare di Messi, che sembrava essere giunto al canto del cigno nella storia d'amore con la 'Seleccion', senza sapere che quattro anni e mezzo più tardi ci sarebbe stata un'altra occasione per rimpinguare la bacheca con l'unico trofeo mancante, il vero cruccio di una carriera comunque stellare e che con i Mondiali riceverebbe un'ulteriore legittimazione.
In molti parlarono di passaggio di consegne con Mbappé, il nuovo che avanza alla velocità supersonica dei suoi scatti brucianti: un momento che si avvicina sempre di più, non prima di un ultimo scontro che comunque non ridimensionerà in alcun modo tutte le imprese di della 'Pulce', personali e collettive che siano. Comunque vada sarà bellissimo, un inno alla vera essenza del gioco del calcio.
