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mendy real madridGetty Images

Dal rischio amputazione al tetto d'Europa con il Real Madrid: la storia di Ferland Mendy

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La vita, ancora prima del calcio, ti mette di fronte a dei bivi. Sei destinata a una carriera brillante, già da molto giovane dai dimostrazione di avere qualcosa in più rispetto agli altri, ma il destino è pronto a farti lo sgambetto e a impedirti di vivere il sogno di quasi tutti i bambini al mondo.

La strada che porta in cima all'Olimpo del calcio è costellata di giovani talenti che sono stati costretti dalle iniquità della sorte a dire prematuramente addio al loro brillante futuro.

Tra questi ha rischiato di esserci anche Ferland Mendy, terzino sinistro francese classe 1995.

Un ragazzo che già a sette anni, quando entra nelle giovanili del minuscolo club Ecquevilly, dava segnali di essere un predestinato.

Forte fisicamente, veloce, rapido nello stretto e con ottima tecnica tra i piedi, Ferland cresce partita dopo partita al punto che il suo nome inizia a circolare tra gli osservatori transalpini.

Il primo grande salto della sua carriera arriva con la chiamata del Paris Saint-Germain, che prima di conoscere i petroldollari qatarioti della famiglia Al Thani puntava sullo scouting e sulla scoperta di giovani talenti per mantenere un livello di competitività accettabile.

Al Camp des Loges, Mendy continua il suo percorso di crescita fino a sfiorare l'esordio precocissimo con la prima squadra.

Poi le tenebre. Che iniziano, come tutte le grandi tragedie, con qualche timida avvisaglia. Un fastidio lieve ma costante nella zona dell'anca, che si fa giorno dopo giorno più intenso.

Dribblare, correre, camminare. Diventa tutto macchinoso. Una condizione di salute non compatibile con la vita di un calciatore in erba.

La causa? Un'artrite all'anca che rende necessario un intervento chirurgico il più rapidamente possibile. O almeno dovrebbe, perché i veri problemi per Mendy iniziano dopo essere finito sotto i ferri.

Il quattordicenne viene colpito da una serissima infezione alla gamba operata. La situazione è disperata. Si prospetta persino la possibilità di amputazione dell'arto per evitare che la virosi degeneri e porti a conseguenze ben più gravi.

Mendy ha affidato ad un'intervista al sito della Uefa il ricordo di quei giorni terribili, durante i quali ha rischiato di rimanere bloccato una volta per tutte ad una sedia a rotelle.

"Dopo l'operazione il medico mi disse che non avrei più potuto giocare a calcio. Fu ancora più brutto sentirsi dire che, se la situazione non fosse migliorata, avrebbero anche potuto amputarmi una gamba".

Le cose, per fortuna sua e dello sport più bello del mondo, sono andate per il verso giusto. Ma la china da risalire per tornare a essere considerato un calciatore di livello internazionale è stata dura.

La lungodegenza sulla sedia a rotelle, lo obbliga a dover imparare nuovamente a camminare e a correre. Non il massimo per uno che dovrebbe guadagnarsi da vivere trotterellando dietro a un pallone.

"Sono rimasto a lungo su una sedia a rotelle, poi ho usato le stampelle e ho dovuto nuovamente imparare a camminare. Non credevo di riuscire a camminare di nuovo in tempi brevi: quando scendevo dalla sedia cadevo subito. Le gambe non si muovevano da diverso tempo e lì non avevo più forza".

Il terzino viene scaricato dal PSG, che nel frattempo ha iniziato ad accumulare top player e titoli come mai aveva fatto nel corso della sua lunga militanza nel campionato francese.

Più forte anche del dolore. Non solamente quello spirituale per vedersi scaricato da una delle squadre più importanti d'Europa, ma anche e soprattutto fisico.

"Dicevo a tutti che ce l'avrei fatta a tornare, ho sempre pensato che sarei tornato a giocare a calcio. La gente credeva che tutto ciò fosse impossibile, ma io ho imparato a camminare di nuovo e ho giocato per circa un anno e mezzo con il dolore all'anca".

Trovare una squadra non è facile, vista la cartella clinica con la quale si presenta al momento della richiesta di un ingaggio.

Solamente grazie al Mantois - club di Serie C francese - il terzino riesce a tornare a giocare a calcio.

Un solo anno con le giovanili giallorosse, piccole rappresentanti del distretto di Yvelines, prima del salto di categoria.

Lo nota il Le Havre, società che ha sempre avuto la speciale capacità di individuare talenti più che promettenti: Payet, Mahrez e Pogba per citarne tre.

Con la maglia blu e celeste, Mendy corona finalmente il sogno di esordire tra i professionisti.

Certo, la prima partita in assoluto la gioca in Ligue2 (la Serie B francese), ma è proprio quando hai visto quanto è profondo il baratro nel quale rischiavi di cadere che anche un ramoscello ti sembra un appiglio sicuro.

Da quel momento in poi, per Mendy è tutta risalita. Dal 2015 al 2017 gioca oltre 50 partite con il Le Havre in Ligue1 e viene notato dal Lione.

Qui trascorre altri due anni, dove si consacra come uno dei migliori giovani talenti della sua generazione e di quella del calcio francese.

Finché un giorno arriva la chiamata che non ti aspetti, quella che ti fa rivalutare tutte le sofferenze e i momenti in cui hai pensato di non farcela, ti fa sentire stupido per aver pensato che no, non ce l'avresti mai fatta. E invece eccola qua.

Il Real Madrid lo vuole, e subito, versando 50 milioni di euro nelle casse del Lione. Mendy sbarca nel club più prestigioso del mondo e ci impiega pochissimo a diventare titolare sulla fascia sinistra.

Con il numero di presenze incrementano anche la fiducia nei propri mezzi e, dettaglio da non trascurare, il numero di trofei che riesce a mettere nella propria bacheca.

Mendy vince la Liga nel 2022 e scrive un pezzo di storia con Ancelotti, che è diventato il primo allenatore a portare a casa tutti e 5 i principali campionati europei.

Ma è il 28 maggio dello stesso anno che per il francese avviene la cosiddetta chiusura del cerchio. Con l'1-0 firmato da Vinicius nella finale di Parigi, il Real Madrid batte il Liverpool e porta a casa la Champions League.

E' la quattordicesima per il club madrileno, la prima per Mendy. Il sogno coltivato fin da bambino, che lo ha coccolato sì ma anche tormentato nei giorni più bui della convalescenza post operatoria, finalmente smette di essere nebuloso e assume i contorni ben definiti di una coppa bella e pesante con due grossi manici.

Quella corsa spasmodica verso il vertice, che lo ha visto cadere, fermarsi, rialzarsi, cadere nuovamente fino al rischio di fermarsi una volta per tutte, finalmente è arriva al traguardo.

Dalla sedia a rotelle al tetto d'Europa, il passo non è poi così breve.

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