"Charles non aver paura di sbagliare una partita, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore".
Charles è Charles De Ketelaere, e non è il Nino della canzone di Francesco De Gregori. Anche perché non è che abbia sbagliato un rigore (non ne ha mai calciati). Ha sbagliato una partita, questo sì. Anzi, più di una: l'ultima quella di sabato pomeriggio in casa della Roma. E, beh, è proprio da questi particolari che si deve giudicare un calciatore.
Un talento stritolato da attese e timidezza, un mix letale per un ragazzo che ha appena compiuto 22 anni (a marzo) e che, prima di arrivare al Milan, a livello di club non aveva mai messo il naso fuori dal Belgio e dalla splendida Bruges. I rossoneri lo hanno pagato 35 milioni di euro complessivi, ovvero 32 di parte fissa più altri tre di bonus. E hanno tutta l'intenzione di aspettarlo, di coccolarlo, in barba alle critiche di stampa e tifosi, entusiasmati dal ritratto estivo del potenziale nuovo Kaká.
Charles non è Nino ed evidentemente non è nemmeno Kaká, che all'esordio col Milan, in una partita giocata ad Ancona nel 2003, già si mostrava per quel che era: un fuoriclasse. Però non è neppure un bidone da bocciare dopo nemmeno un anno. E Stefano Pioli lo sa. Tanto da aver intenzione di consegnargli una maglia da titolare nel turno infrasettimanale contro la Cremonese, in programma mercoledì sera alle ore 21.
Bene ripeterlo: si tratta di un turno infrasettimanale e l'avversario è la Cremonese, la penultima della Serie A, squadra con un piede nella fossa della B. E alle porte si staglia la sagoma dell'Inter e del derby d'andata di Champions League del 10 maggio. L'occasione ideale, dunque, per far riposare qualche titolare e per rimescolare un attimino l'undici di partenza, sempre tenendo in considerazione che c'è pur sempre uno dei primi quattro posti da mettere in cassaforte.
Ma la sostanza non cambia. De Ketelaere avrà un'altra chance, l'ennesima, da poter sfruttare. Mercoledì giocherà con ogni probabilità dal primo minuto, o al posto di Bennacer o al posto di Krunic, in questo secondo caso col conseguente (ri)arretramento dell'algerino al fianco di Tonali.
Fino a questo momento, De Ketelaere è sceso in campo dall'inizio otto volte in campionato: due contro il Bologna e poi contro Inter, Sampdoria, Napoli, Empoli, Sassuolo e Fiorentina. La prestazione migliore l'ha offerta nella partita d'andata contro i felsinei, con tanto di assist al bacio per Leão. Poi, tante scene mute. Figlie dell'emozione, della giovane età, dell'adattamento a una realtà diversa, di quel che si vuole.
"Gli manca soltanto il goal - diceva di lui Pioli a febbraio - Sperava di fare molto di più, ma segnerà, ne sono sicuro. Le occasioni le sta avendo e le qualità ci sono".
In realtà la questione è più ampia, come accennato. E andrà curata con una buona dose di fiducia. Tradotto: un minutaggio superiore, da abbinare a una superiore percezione di sé e, di conseguenza, a prestazioni più fluide. Testa libera, piedi liberi. Tutto quel che, fino a questo momento, a Milano hanno visto soltanto a sprazzi.


