Cinque, sette, sei. Sono le stagioni di Allan, Josè Callejon e Kalidou Koulibaly al Napoli, in cui sono diventati certezze, pilastri, beniamini. E adesso? L'annata appena ripresa, potrebbe essere l'ultima in azzurro.
Presunti mugugni, contratto in scadenza, big d'Europa che bussano: per brasiliano, spagnolo e senegalese la storia d'amore col club di De Laurentiis dopo gioie e delusioni è giunta al bivio e a fine agosto i nodi andranno risolti.
Allan, Callejon e Koulibaly del ciclo Napoli sono stati tra i principali artefici, con un sogno Scudetto infrantosi in riva all'Arno sotto la guida di Sarri e gli alti e bassi della gestione Ancelotti (per esterno e difensore anche Coppa Italia e Supercoppa vinte con Benitez). Con i tre sempre in prima linea, protagonisti sul campo e leader nello spogliatoio.
Per ognuno di essi lo scenario varia ma alla fine li ricongiunge sulla medesima strada: il futuro sotto il Vesuvio, è tutt'altro che cosa certa.
ALLAN MARQUES
Allan approda a Napoli nell'estate 2015 dall'Udinese, dove esplode definitivamente consacrandosi tra i centrocampisti più forti del campionato: 12 milioni, il cartellino di Britos e il prestito biennale di Duvan Zapata per far crollare il muro dei Pozzo e regalare il brasiliano a Sarri, che nel giro di pochi mesi ne fa una mezzala coi fiocchi.
Grinta, corsa, inserimento: Allan cresce ulteriormente e nel 4-3-3 dell'attuale tecnico della Juve fa brillare il centrodestra della mediana, diventando insostituibile per importanza e caratteristiche.
Tre anni super, poi l'arrivo di Ancelotti che lo porta a svolgere mansioni e un ruolo diversi: si passa a un centrocampo a 4, dove Allan deve fare il 'Gattuso' senza grosse possibilità di sganciarsi in fase offensiva. Di ciò ne risente, ma soprattutto gli viene affiancata gente come Hamsik, Zielinski o Fabian che non eccelle in interdizione e lo costringe a correre il doppio.
Il verdeoro non crolla, lotta su ogni pallone e rimane una pedina top, guadagnandosi le mire del PSG dopo una prova maestosa al 'Parco dei Principi' in Champions. A gennaio 2019 il possibile addio, ma Ancelotti e De Laurentiis rispediscono al mittente le avances transalpine.
Da lì però qualcosa sembra rompersi, un qualcosa tradotto in un calo di rendimento di Allan mai più tornato sui propri standard abituali. La testa sembra proiettata a quella Parigi diventata un miraggio e qualche acciacco lo parcheggia ai box: ecco nascere il rebus. Ancora presente, visto che nemmeno l'arrivo di Gattuso ridà impulso al matrimonio. Anzi.
Con Ringhio son scintille, il successore di Ancelotti è uno che non se le tiene e in diverse occasioni 'punisce' il brasiliano sostituendolo o addirittura non convocandolo. Fino a relegarlo in panchina in favore di uno degli ultimi arrivati Demme, 'stantuffo' che consente a Gattuso di ragionare su interni di qualità (due tra Fabian, Zielinski ed Elmas) affidando all'ex Lipsia il compito di rompere il gioco.
"Bisogna allenarsi in un certo modo. L'importante è che veda senso di responsabilità".
Il rapporto non proprio sereno alimenta incertezze sulla permanenza di Allan, la cui valutazione è inevitabilmente calata. A meno di ribaltoni nei prossimi 2 mesi, andranno tirate le somme.
GettyJOSE' CALLEJON
AAA, nuovo Callejon cercasi. Un appello praticamente impossibile da soddisfare, perchè il concetto è semplice: un altro calciatore che sia ciò che rappresenta Callejon per il Napoli, allo stato attuale, non esiste.
Scuola Real, zero polemiche, esempio di affidabilità, un 'martello' delle due fasi sulla fascia destra. Lo porta Benitez nel 2013, ne giova Sarri, convince Ancelotti: Callejon per gli azzurri è una specie di 'highlander', capace di rendere, segnare e far segnare senza mai tirare il fiato.
E' la fotografia dei sette anni dello spagnolo in Campania, dove si rivela imprescindibile in ogni modulo e idea di calcio: doppia cifra in cinque stagioni, mai meno di 47 presenze in sei, l'asse con Insigne reso letale dai suoi tagli dall'esterno a dentro l'area, spirito di sacrificio 'simil-terzino'. Una macchina perfetta o quasi, che adesso va valutata.
Tutti gli indizi portano al divorzio, colpa di un'intesa su un contratto in scadenza al 30 giugno (che verrà prorogato fino ad agosto causa stop-Covid) ad oggi lontana.
De Laurentiis - che lo scorso autunno aveva fatto scricchiolare il feeling - rimane fermo sulla sua posizione, Callejon è scettico sulla proposta del Napoli: distanze che influiscono anche sul rendimento dell'iberico, nella sua settima stagione napoletana al di sotto di ciò a cui ha abituato. Senza contare i 33 anni e la voglia di tornare in patria, idea non più troppo nascosta.
"A settembre, o forse era ottobre, non ricordo bene, ci siamo parlati e gli ho chiarito le nostre intenzioni, devo aver ritoccato il contratto di cento, duecentomila euro. Il manager di Callejon non ci ha più fatto sapere nulla. Basta. Lui le condizioni le conosce".
Una decisione definitiva verrà presa a breve, con le prossime settimane che potrebbero fornire sviluppi sulla 'telenovela'. Intanto parola al campo, dove nè Lozano nè Politano sembrano i sostituti o successori ideali dell'ex Real: ecco perchè, nonostante calo e dubbi, parliamo di una pedina ancora chiave.

KALIDOU KOULIBALY
Al suo arrivo nel 2014 dal Genk lo conoscono in pochi, forse nessuno. Gigante col numero 26, talento su cui lavorare, ma un potenziale enorme. Benitez ci crede e gli regala la chance di Napoli, Koulibaly ripaga tra qualche svarione e una crescita che alla fine si rivela 'no limits'.
Diventa uno dei difensori più forti al mondo, la sua valutazione schizza alle stelle e il ragazzo sa incastonare talento e qualità fisiche nei dettami tattici di chi lo ha reso grande: Rafa prima, Sarri poi.
Il picco più alto del Koulibaly di Napoli è senza dubbio il goal allo 'Stadium' (su corner di Callejon) che fa accarezzare il terzo Scudetto agli azzurri, poi mai arrivato: tutto condito da un rendimento, per gli avversari, 'imbarazzante' in senso buono.
Inevitabile che un profilo simile faccia gola, ma è anche inevitabile che De Laurentiis spari alto. Alto come l'offerta da 105 milioni rifiutata non troppo tempo fa.
"Se si presentassero il City, o lo United, o il Psg con 100 milioni, ci penserei ed è probabile che partirebbe, sempre se la volontà fosse quella di andarsene. Un’offerta di sessanta non la prendo nemmeno in considerazione".
Ad alimentare dubbi sulla storia tra il centrale e i partenopei è la stagione in corso, costellata di guai fisici ed errori: la Coppa d'Africa giocata la scorsa estate senza mai riposare gli toglie lucidità, le sirene di mercato e il brutto infortunio muscolare col Parma a dicembre fanno il resto.
Il 'lockdown' consente a Koulibaly di smaltire gli acciacchi e riprendersi lo scettro in difesa, ma su ciò che sarà il punto d'interrogativo resta. Per lui, Allan e Callejon il ciclo al Napoli potrebbe essersi esaurito, così come no: adesso il prato verde, poi tutti a tavolino.


