
Per lasciare il segno in un club è necessario vincere qualche trofeo poiché, agli occhi dei tifosi, l'immagine di chi alza una coppa vale più di mille parole. Mohamed Kallon, in questo senso, è stato parecchio sfortunato: il suo addio all' Inter, nel 2004, coincide con l'inizio del ciclo vincente dei nerazzurri, avviato con Roberto Mancini in panchina e con la conquista di una Coppa Italia.
Eppure Kallon è ricordato con piacere ancora oggi dal popolo interista: forse per quel suo atteggiamento un po' istrionico (la scelta dei numeri di maglia 2 e 3 è emblematica) che faceva divertire e, in alcune circostanze, anche ammattire, specie le difese avversarie. Di goal ne ha segnati - non a grappoli - ma quello più importante non riguarda l'aver infilato un portiere, come avremo modo di apprendere nel corso del racconto.
La sua storia parte da lontano, dal 1995, quando l'Inter lo acquista alla tenera età di 15 anni: a Milano resta il tempo di fare le valigie per volare in Svizzera, al Lugano, con la formula del prestito. Due anni più tardi ecco il ritorno in Italia per giocare, sempre a titolo temporaneo, con Bologna, Genoa e Cagliari. Soprattutto in Sardegna, Kallon mette in mostra le sue doti da attaccante tecnico e veloce, che però non bastano per convincere Massimo Moratti a richiamarlo stabilmente in prima squadra.
Il presidente vuole essere sicuro prima di puntare su di lui e per questo lo cede in comproprietà, dapprima alla Reggina e poi al Vicenza: con i biancorossi segna un goal proprio contro l'Inter che decide di non festeggiare, alzando le mani in segno di rispetto per il club che lo ha portato in Italia. Forse è questo l'episodio che fa scattare qualcosa negli uomini mercato nerazzurri che, al termine della stagione, si assicurano l'intero cartellino sborsando otto miliardi e mezzo delle vecchie lire.

Kallon torna così all'Inter, stavolta per restarci in pianta stabile: il nuovo allenatore è Hector Cuper che lo promuove subito titolare in coppia con un certo Christian Vieri, con cui l'alchimia è alle stelle, testimoniata dalle loro doppiette che piegano il Perugia alla prima giornata della Serie A 2001/2002. Per il sierraleonese quella stagione si rivela una delle migliori in carriera a livello personale: alla fine saranno 15 le reti tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, oltre alla delusione per lo Scudetto sfumato all'ultima giornata sul campo della Lazio in quel famoso 5 maggio.
L'anno successivo lo spazio si riduce a dismisura: l'Inter si ferma sul più bello in Serie A e, soprattutto, in Champions League, dove il cammino si arresta nella semifinale tutta milanese contro i cugini del Milan. Ad estromettere i nerazzurri, la spietata regola dei goal segnati in trasferta; nel match di ritorno, sul risultato di 1-1, serve una rete per vincere e passare in finale: Kallon ha sul piede la palla della gloria ma, una mira leggermente larga e la coscia di Abbiati, gli negano la gioia a pochi minuti dal termine, facendo tirare un sospirone di sollievo ai milanisti.
Ma il peggio deve ancora venire e arriva, puntuale, nel novembre 2003 con la notizia della positività al nandrolone riscontrata dopo Udinese-Inter del 27 settembre: squalifica di otto mesi (poi ridotta a sei) e pietra tombale sulla sua esperienza nerazzurra. A soli 24 anni, per Kallon si ha la sensazione di una carriera in fase nettamente involutiva (confermata dalle stagioni anonime al Monaco), che lo porta a girare il mondo come un vero e proprio nomade del pallone: Arabia Saudita, Grecia, Emirati, Cina e India nel suo curriculum, ma è un'altra l'avventura che meglio di tutte descrive lo stile del personaggio.
Kallon FCNel 2009/2010 compie la scelta di vita di tornare in patria per vestire la maglia del Kallon Football Club: sì, avete letto bene, nessun errore di battitura. Club - precedentemente noto come Sierra Ficheries - acquistato nel 2002 per 30mila dollari, ha assunto questa denominazione per volere del suo nuovo presidente, per nulla spaventato all'idea di ricevere delle critiche da narcisismo: qui 'Mimmo' (come era soprannominato in Italia) gioca e si diverte, chiudendo la carriera nel 2016 senza troppi rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato.
Ora, a 43 anni, Kallon non ama la luce dei riflettori puntati su di sé, preferendo, piuttosto, offrire un aiuto concreto al movimento calcistico del suo Paese che negli ultimi anni ha scalato la classifica del ranking FIFA grazie a dei buoni risultati: 'Mimmo', infatti, è ct della Nazionale Under 17. Dopo aver ottenuto l'abilitazione come allenatore UEFA Pro, inoltre, aveva deciso di aiutare i bambini della Sierra Leone attraverso il calcio. L'ex attaccante ha anche aperto la 'Mohamed Kallon Children’s Foundation', un'accademia che accoglie centinaia di giovani con l'obiettivo di toglierli dalla strada. Inoltre, si era impegnato in attività imprenditoriali che spaziano in diversi settori, dalla musica all'editoria.. Rispettando il suo stile, naturalmente.


