
Non si conosce il tabellino esatto, non si conosce con certezza nemmeno il nome di un marcatore, e sulle foto d’epoca esistenti... ci dobbiamo fidare. La storia del primo derby di Milano è realmente avvolta dalla nebbia dei tempi, e in un certo senso è inevitabile che sia così. Il 18 ottobre del 1908 non c’erano inviati speciali dei quotidiani al seguito, e ovviamente la radio e la televisione (analogiche, of course) non erano nemmeno concepite.
Una certezza però ce l’abbiamo: il primo Milan-Inter della storia non si giocò a San Siro. Bella forza, direte voi: lo stadio non esisteva ancora. Certo, ma la particolarità è che non si giocò nemmeno a Milano, e a dirla tutta nemmeno in Italia. Il primo derby della Madonnina si giocò a una cinquantina di km dal Duomo, appena di là del confine svizzero, a Chiasso.
Si trattava di tempi ancora più che pioneristici, eppure l’interesse per il calcio (o per il “folber”, come iniziavano a chiamarlo in Svizzera) era vivo più che mai: nella città di confine da tre anni veniva organizzata la “Coppa Chiasso”, un torneo a inviti che però, come avveniva sempre in quegli anni, godeva di enorme prestigio soprattutto per la possibilità di mettere a confronto squadre di più Paesi. Evidentemente le Coppe Europee erano molto di là da venire.
Coppa Chiasso che venne vinta nelle prime due edizioni (1906 e 1907) dal Milan, e che vide ai nastri di partenza - espressione un po’ vintage, ma per calarci meglio nella realtà – dell’edizione 1908 oltre ai rossoneri e ai padroni di casa del Chiasso anche l’Ausonia, storica società milanese che giocava nel campo accanto accanto a quello del Milan, nei pressi dell’attuale via Bronzetti, il Lugano, la Juventus (ma quella di Bellinzona!) e una società milanese fondata nel marzo precedente da 44 soci dissidenti dal Milan, che aveva chiuso al tesseramento di giocatori stranieri. Per rimarcare questa differenza, scelsero di chiamare la squadra F.C. Internazionale, adottando insieme al nero il colore blu: l’opposto del rosso nelle matite con cui ai tempi gli insegnanti correggevano i compiti dei propri alunni.
La particolarità della Coppa Chiasso fu che venne giocato tutto in un giorno: turno eliminatorio, una semifinale e una finale. E l’altra semifinale? Essendoci sei squadre, dal primo turno ne passarono tre e una venne sorteggiata direttamente per la finale: la fortuna baciò sulla fronte l’Inter, che aveva battuto 1-0 l’Ausonia, mentre il Milan, che aveva avuto la meglio sulla Juventus di Bellinzona nel primo turno, battè poi il Chiasso in semifinale. La finale del pomeriggio mise una di fronte all’altra il Milan e gli “scissionisti”, non ancora “cugini” dell’Inter. Anche se va detto che le cronache dell’epoca narrano di un viaggio in treno delle tre squadre milanesi svoltosi in grande armonia, con tanto di condivisione della merenda a base di pane e salame (le cronache non specificano chi portò cosa).
Ovviamente non si giocarono partite di 90’, bensì due tempi ridotti da 25’ per tutte le partite in programma. Qui ci viene in aiuto il sito ufficiale del FC Chiasso, che oltre a ricordare come l’incasso al Campo del Gas fu di 400 franchi svizzeri (non chiedeteci una stima al cambio né attuale, né dell’epoca), ci dà una delle poche certezze di quella partita, ovvero il risultato di 2-1 per il Milan, che vinse così la sua terza Coppa Chiasso.
Già, perché sui marcatori invece qualche dubbio in più c’è: per il Milan segnarono Lana e Forlano, per l’Inter... alcune fonti dicono Payer, altre attribuiscono la rete a tale Enrico du Chêne de Vère. Un nome da generale napoleonico più che da centrattacco dell’Inter, che tuttavia fa parte in ogni caso della storia milanese dato che il padre, francese trapiantato in città, fece fortuna inventando i cartelloni pubblicitari da esibire sui primi tram, il cui servizio era iniziato a Milano nel 1893 da piazza Duomo all’Arco della Pace. Più di cento anni dopo, non solo i tram sono diventati completamente coperti dalla pubblicità, ma il derby di Milano si è trasformato in una delle partite più attese e famose al mondo, un fascino duro a morire.
