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Vladimir Petkovic, dalla Coppa Italia con la Lazio ai Mondiali con l’Algeria

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La carriera da allenatore di Vladimir Petkovic è un affresco di resilienza e pragmatismo, con una capacità unica di plasmare squadre a sua immagine e somiglianza, a volte contro ogni pronostico.

Dalla storica vittoria della Coppa Italia con la Lazio nel derby eterno contro la Roma, a un'avventura inaspettata sulla panchina dell'Algeria che ha saputo condurre ai Mondiali del 2026, la sua traiettoria racconta la parabola di un allenatore che ha fatto della concretezza la propria cifra distintiva.

  • LE RADICI E IL SOPRANNOME: “IL DOTTORE” CHE LAVORAVA ALLA CARITAS

    Nato il 15 agosto 1963 a Sarajevo, oggi capitale della Bosnia-Erzegovina, all’epoca parte della Jugoslavia confederata, in una famiglia di insegnanti, Petkovic ha vissuto una giovinezza segnata da un profondo legame con il calcio e la sua terra d’origine. Centrocampista dalle buone doti tecniche, cresce in patria dove si afferma come calciatore militando nel Sarajevo, nel Rudar Ljubija e nel Koper.

    Nel 1987 per inseguire il sogno del calcio lascia la Jugoslavia per trasferirsi in Svizzera. Quello che nelle intenzioni dovrebbe essere un semplice trasferimento professionale si trasforma nella scelta destinata a cambiargli la vita: nel Paese elvetico, infatti, avrebbe costruito la propria carriera, ottenuto la cittadinanza e posto le basi per la sua futura affermazione come allenatore.

    Dopo aver militato con Coira, Sion, Martigny, Bellinzona, Locarno e Buochs, e aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1999, prima di dedicarsi completamente alla panchina, Vladimir svolge un lavoro che ha contribuito a forgiare la sua visione del mondo e la sua capacità di gestire le persone: per cinque anni fa il magazziniere alla Caritas di Giubiasco, in Svizzera. Questa esperienza, lontana dai riflettori del calcio professionistico, gli ha conferito una sensibilità e una comprensione delle dinamiche umane che molti ritengono siano alla base del suo approccio manageriale.

    Sempre nel Paese elvetico si guadagna il soprannome di "Il Dottore", non per una laurea in medicina, ma per la sua meticolosità, la sua calma analitica e la sua capacità di trovare soluzioni, quasi come un medico che diagnostica e cura.

    Un soprannome che sembra particolarmente azzeccato per un uomo poliglotta e cittadino d'Europa prima ancora che il termine diventasse di moda: Petković parla otto lingue - bosniaco, croato, tedesco, italiano, francese, inglese, spagnolo e russo - e possiede tre passaporti: bosniaco, croato e svizzero. Probabilmente è anche per questo che una volta diventato allenatore ha sempre dimostrato una grande adattabilità e una profonda attenzione ai dettagli, sia in campo che fuori.

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  • L'ARRIVO ALLA LAZIO

    Le sue prime esperienze in panchina lo vedono guidare in Svizzera Bellinzona (come giocatore-allenatore), Malcantone Agno, Lugano e ancora Bellinzona, Young Boys, quindi Samsunspor in Turchia e, subentrato in corsa, nel maggio 2012, il Sion, che riesce a salvare dalla retrocessione in Challenge League battendo nel playout salvezza l’Aarau (vittoria per 3-0 all’andata, sconfitta 1-0 in trasferta al ritorno).

    Quando pochi giorni dopo quell’impresa nel giugno 2012 il presidente biancoceleste Claudio Lotito e il Direttore sportivo Igli Tare annunciano l'ingaggio di Petkovic come successore di Edy Reja, gran parte dell'ambiente laziale accoglie la notizia con scetticismo.

    Eppure in sede di presentazione, nella sala stampa di Formello, il tecnico svizzero, dopo aver firmato un contratto biennale, rilascia subito delle dichiarazioni che lasciano il segno tra i tifosi della Lazio.

    “Ho lasciato mia moglie in Svizzera per non avere distrazioni - scherza -. Possiamo e dobbiamo puntare in alto, da me stesso e dai giocatori pretenderò sempre il 100%. Lavorare in questa società è un onore. Sono arrivato in una famiglia con una lunga tradizione, 112 anni. Essere qui per me è molto importante, un salto di qualità per la mia carriera. Non mi interessa cosa si dice sul mio staff e su di me. È importante combattere i pregiudizi”.

    A livello tattico dimostra di avere le idee chiare: “La mia Lazio dovrà sempre cercare di dominare gli avversari. È importante non scegliere un modulo a priori dipende dai giocatori e occorre sfruttare le loro caratteristiche punto più del sistema di gioco sono importanti i principi”.

    “Ho seguito la squadra, negli ultimi anni ha fatto davvero bene - aggiunge il tecnico di origini bosniache -, io voglio continuare in questo senso, partecipando ha un progetto ambizioso. Dobbiamo puntare sempre più in alto, ma percorrendo un passo alla volta senza cercare di strafare. Nelle prossime settimane cercherò di capire dove sono arrivato e con chi dovrò lavorare”.

    Infine parole che accendono l’entusiasmo della piazza: “Non voglio fare tante promesse ma quelli con la Roma saranno derby spettacolari senza tatticismi: noi faremo di tutto per vincere e convincere”.

    Nel calciomercato estivo arrivano nella capitale, sponda biancoceleste, a costo zero il centrocampista brasiliano Ederson, appena svincolatosi dall'Olympique Lione, in prestito con diritto di riscatto della comproprietà dall’Udinese il centrocampista romano Antonio Candreva, dal Bordeaux per 3,5 milioni di euro il difensore centrale francese Michael Ciani. Più numerose sono le partenze: vengono ceduti il difensore Guglielmo Stendardo, che si accaserà all'Atalanta dopo la rescissione consensuale del contratto, il terzino Javier Garrido, che passerà al Norwich City con la formula del prestito con diritto di riscatto, e a settembre con la stessa formula l'attaccante Emiliano Alfaro all’ Al Wasl.

    Lasciano la Lazio anche il portiere Alessandro Berardi, ceduto al Verona in prestito, l'attaccante nigeriano Stephen Makinwa, svincolato, e il giovane Enrico Zampa, ceduto in prestito alla Salernitana.

    Nei primi mesi della stagione 2012 13 La Lazio diventa una delle sorprese del campionato di serie A, nonostante alcuni passi falsi in trasferta con il Napoli, la Fiorentina e il Catania. Miroslav Klose segna tanto e con continuità, Hernanes illumina il gioco in mezzo al campo, Candreva, arrivato in estate, spezza le partite con le sue accelerazioni l conclusioni dalla distanza. La vittoria per 3-2 in casa sul Milan è la prova di forza più bella e l’11 novembre 2012 arriva anche il primo derby.

    La Lazio supera 3-2 la Roma di Zeman in una partita folle è spettacolare su un terreno dell’Olimpico reso particolarmente pesante dalla pioggia. Partono meglio i giallorossi, che passano in vantaggio con Eric Lamela. I biancocelesti rispondono con furore, ribaltando il risultato con i gol di Candreva e Klose, ma Pjanic pareggia nella ripresa e firma il 2-2.

    Poi De Rossi perde la testa, stende Mauri con un pugno e si fa espellere: la Roma resta in 10 uomini e per lei è buio. La Lazio segna ancora con Mauri ma nel finale i giallorossi vanno vicini a quello che sarebbe stato un clamoroso 3-3, sprecando una ghiotta occasione con Osvaldo e Marquinhos che si ostacolano a vicenda.

    È una vittoria speciale e un primo segnale forte che Petkovic dà alla piazza biancoceleste: il tecnico di origini bosniache non era affatto uno sprovveduto, come qualcuno aveva pensato in estate, ma aveva compreso benissimo quale squadra andava ad allenare.

    Il prosieguo del girone di andata è una lunga striscia positiva, fatta di 5 vittorie e 2 pareggi: la Lazio ferma sullo 0-0 la Juventus a Torino, poi batte tra le altre di misura l’Inter con un gol di Klose nel finale.

    Al giro di boa i biancocelesti sono secondi a pari merito con il Napoli a quota 39 punti, 5 in meno della Juventus capolista, ma miglior bottino della squadra capitolina dai tempi del 2° Scudetto. Sembra l’inizio di qualcosa di grande. Ma gli infortuni ridimensionano le ambizioni della squadra di Petkovic, che, nonostante gli innesti invernali di Pereirinha e di Saha, nel girone di ritorno rallenta e dopo un 1-1 nel derby di ritorno dell’8 aprile 2013 (al vantaggio iniziale di Hernanes, risponde Totti su rigore nella ripresa) chiude con un 7° posto finale che la terrebbe fuori dalle Coppe europee.

    Positivo è il cammino in Europa League: vinto il playoff con gli sloveni del Mura e il girone J davanti al Tottenham, i capitolini avanzano fino ai quarti di finale, eliminando Borussia M’Gladbach e Stoccarda, ma venendo estromessi dai turchi del Fenerbahçe (sconfitta 2-0 a Istanbul e pareggio 1-1 a Roma).

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  • Vladimir Petkovic LazioGetty

    L’IMPRONTA INDELEBILE: IL DERBY DEL 26 MAGGIO 2013

    Ma se perde terreno in campionato ed è eliminata dall’Europa League, la squadra di Petkovic continua a correre in Coppa Italia. I biancocelesti raggiungono la finale superando nell’ordine il Siena (5-2 ai calci di rigore), il Catania (con un netto 3-0), e la Juventus campione d’Italia di Antonio Conte in semifinale (1-1 a Torino, con reti di Peluso e Mauri, poi 2-1 all’Olimpico, con gol di Álvaro González, detto “El Tata”, e Sergio Floccari in pieno recupero, mentre Vidal aveva realizzato il punto per i bianconeri).

    L’ultimo atto del torneo, il 26 maggio 2013, la oppone alla Roma, ora guidata da Aurelio Andreazzoli, in un derby di finale che non si era mai visto prima. Un’occasione unica per affermare la supremazia cittadina. Petkovic alla vigilia del match predica calma verso i suoi giocatori.

    "Ricordo la tensione dei giocatori che erano a Roma da tempo - racconterà a ‘La Gazzetta dello Sport’ in un’intervista del 2018 -. Io cercavo di calmarli. Non potevo immaginare... Oggi i giorni precedenti a quella partita li vivrei con molta più ansia. Pensavo fosse importante conquistare la Coppa perché in Italia vincere non è facile, e poi quel trofeo per la Lazio avrebbe avuto un sapore speciale”.

    Alla vigilia della partita il tecnico bosniaco-svizzero carica, tuttavia, la sua squadra: “Abbiamo l'opportunità di entrare nella storia vincendo un trofeo”, dichiara.

    Il 26 maggio 2013 Roma si ferma. All’Olimpico ci sono settantamila persone. La capitale è una città divisa in due. Una tensione quasi impossibile da descrivere. La partita rimane bloccata fino al 71'. Poi Candreva sfonda sulla destra, il pallone attraversa l'area e Senad Lulic arrivò per primo. Gol. 1-0. Fine della storia. O forse inizio della leggenda.

    Per i tifosi della Lazio quel gol non è semplicemente una rete. È un simbolo. Perché arriva contro la Roma, in una finale secca, con un trofeo in palio. La Lazio conquista la sesta Coppa Italia della sua storia, si qualifica in Europa League e Petkovic entra per sempre nel cuore del popolo biancoceleste.

    "L'euforia nei giorni successivi era incredibile e non è mai passata - racconterà l’ex Sion a ‘La Gazzetta dello Sport -. Non importa che io sia in Italia, in Svizzera o in vacanza in America. In qualsiasi parte del mondo io incontri tifosi laziali, tutti mi dicono: 'Grazie per il 26 maggio’".

    Quella vittoria non è stata solo un successo sportivo, ma un'affermazione identitaria per il popolo laziale, e Petkovic è diventato il suo l'artefice silenzioso ma determinante. Il suo rapporto con Lulic, il match winner che aveva già allenato allo Young Boys e al Bellinzona, era speciale: "Quel goal lo ha reso una leggenda, lo ha fatto immortale, e se lo merita. È un ragazzo d'oro, che mette il cuore in quel che fa. Gli sono molto affezionato".

    Qualche anno più tardi, ai microfoni de ‘Il Messaggero, Petkovic sosterrà: “A darci una spinta decisiva è stata sicuramente la grigliata con le famiglie il giorno prima a Formello, quando siamo tornati da Norcia. Una scelta che ci ha dato tranquillità e motivazioni".

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  • LA FINE DELL'AVVENTURA ITALIANA

    Nonostante il grande clamore del successo in Coppa Italia, l’avventura di Petkovic alla Lazio si concluderà in modo turbolento nella stagione successiva. La Lazio parte con rinnovate ambizioni, ma dopo aver perso malamente la Supercoppa Italia il 18 agosto, travolta 4-0 dalla Juventus.

    Il calciomercato estivo porta nella capitale tra gli altri Lucas Biglia, Etrit Berisha e Felipe Anderson ma il cammino della squadra in campionato sarà deludente, e anche il primo derby stagionale contro i giallorossi di Rudi García per 2-0 (reti di Balzaretti e Ljajic su rigore).

    In Europa invece la squadra capitolina arriva 2ª nel Gruppo J e avanza. Nel frattempo, però, Petkovic aveva già trovato un accordo per diventare Commissario tecnico della Svizzera dopo il Mondiale 2014.

    La notizia non piace a Lotito e provoca una frattura tra i due. Il 4 gennaio 2014 il patron capitolino, dopo che la Svizzera aveva annunciato il suo ingaggio come Commissario tecnico, non essendone lui stato preliminarmente informato, licenzia Petkovic e la sua avventura italiana termina con polemiche e carte bollate.

    L'uomo che aveva regalato alla Lazio il derby di Coppa Italia destinato a rimanere per sempre nella memoria collettiva dei tifosi, lascia Formello in pieno inverno, da una porta laterale. Se da una parte Lotito parla di “cessazione del vincolo fiduciario” nella nota diramata dal club, dall'altra Petković racconterà di aver “sofferto come uomo e professionista” e di aver ricevuto “coltellate” senza restituirle.

    Tra le due versioni rimase una ferita che il tempo non ha mai del tutto rimarginato, ma che non ha cancellato il ricordo di quella notte del 26 maggio 2013, quando il tecnico bosniaco-svizzero entrò per sempre nella storia biancoceleste.

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  • PETKOVIC CT DELLA SVIZZERA

    Dopo l'esperienza laziale, Petkovic intraprende un lungo e fruttuoso percorso alla guida della Nazionale svizzera, durato ben sette anni. Sotto la sua gestione, la Svizzera partecipa a due Campionati Europei (2016, 2020) e a un Mondiale (2018), raggiungendo traguardi importanti come i quarti di finale a Euro 2020, dove è eliminata ai rigori dalla Spagna dopo aver prevalso sulla Francia campione del Mondo.

    La sua capacità di valorizzare un gruppo multiculturale, come lui stesso ha sottolineato, è la chiave del successo: "La Nazionale riflette la Svizzera multiculturale - spiega in un’intervista a ‘World Soccer’ prima di Euro 2016 -. Nelle aziende, nelle scuole e nelle istituzioni ci sono molte persone con background immigrati, quindi perché non nella nazionale di calcio?".



  • LA PARENTESI FRANCESE E UNA NUOVA SFIDA

    Nel luglio 2021, Petkovic lascia la panchina della Svizzera dopo 78 gare da Ct. (record assoluto) per una breve e sfortunata parentesi al Bordeaux, nella Ligue 1 francese. Nonostante il bosniaco-svizzero firmi un triennale, la sua esperienza si concluderà con un esonero nel febbraio 2022.

    Ma la storia di Petkovic è fatta di nuove sfide. Nel marzo 2024 è così nominato Commissario tecnico dell'Algeria, con l'arduo compito di risollevare le sorti di una nazionale delusa dalle recenti uscite dalla Coppa d'Africa e di guidarla verso la qualificazione ai Mondiali del 2026. Un obiettivo ambizioso per una squadra prestigiosa del calcio africano ma assente dalla massima competizione dal 2014.

    Sotto la sua gestione, l'Algeria ritrova una certa stabilità e inizia un percorso di rinnovamento, affidandosi ad un mix di talenti emergenti come Mohamed Amoura e Amine Gouiri e di giocatori esperti come Riyad Mahrez. La qualificazione ai Mondiali del 2026 viene brillantemente ottenuta vincendo nettamente il Gruppo G africano con 8 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Petkovic, ancora una volta nella sua carriera in panchina, ha saputo infondere calma e determinazione. "La cosa più importante - ha dichiarato in un’intervista alla Caf, la Confederazione africana di calcio - non è guardare troppo al passato. Dobbiamo vivere nel presente, lavorare ogni giorno e migliorare passo dopo passo. Il passato è un'esperienza, non un peso. Dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo migliorare oggi”.

    Un aspetto interessante è stato il rapporto tra Petkovic e Riyad Mahrez, stella delle Volpi del deserto. Inizialmente, Petkovic non lo aveva convocato, generando qualche polemica. Tuttavia, un incontro tra i due ha chiarito poi la situazione, con il presidente della federazione algerina che ha assicurato: "Non c'è alcun problema con Mahrez e la situazione ha preso un'altra dimensione, ma non c'è alcun problema”. Il giocatore in scadenza con il Manchester City è stato anche elogiato da Petkvocic: "Mahrez ha messo a tacere molti critici - ha affermato il Ct. -. È abituato alla pressione; è un giocatore di alto livello".


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  • IL SOGNO MONDIALE CON L'ALGERIA

    Dal lavoro alla Caritas alla panchina di una Nazionale con ambizioni importanti, il percorso di Petkovic è un esempio di come la dedizione, la meticolosità e una profonda comprensione delle persone possano portare a risultati straordinari. Il "Dottore", l’uomo che battendo la Roma in finale mandò in estasi il tifo biancoceleste, oggi, al timone della sua Algeria, inserita nel Gruppo J con i campioni del Mondo dell’Argentina, l’Austria e la Giordania, vuole provare a stupire sul palcoscenico mondiale. La sua speranza, che coincide con quella di tutti i tifosi algerini, è di riuscire a scrivere un nuovo capitolo glorioso nella storia delle Volpi del deserto..